Economia

Tutte le ultime telefonate burrascose tra Elliott e Vivendi in Tim

di

Bolloré

La contesa legale tra Vivendi ed Elliott, i nuovi componenti (anche Mediolanum e Anima) del fronte allestito dal fondo americano, il giudizio dei proxy advisor e la mossa di Vivendi per la quota Mediaset. Fatti, numeri e indiscrezioni nel punto di Michele Arnese su Tim

Non mancano le sorprese nella contesa in corso per il controllo dell’ex Telecom Italia fra Vivendi ed Elliott. Nel mentre la Cdp controllata dal Tesoro ha deciso di entrare nel capitale sociale di Tim, con dichiarazioni ufficiali peraltro differenti dalle spiegazioni poi fornite dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, i due fronti stanno seguendo le vie legali per definire le prossime tappe assembleari che porteranno all’elezione del nuovo consiglio di amministrazione della società: Tim e Vivendi, oggi, hanno depositato il ricorso d’urgenza contro l’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea. Ma andiamo con ordine.

GLI AZIONISTI IN CRESCITA

La Cassa depositi e prestiti, dopo la decisione controversa presa dal presidente Claudio Costamagna in accordo con le fondazioni bancarie azioniste di Cdp per cercare di sedurre anche i partiti vittoriosi il 4 marzo, è diventata il terzo azionista di Tim. Dietro la Cassa c’è Blackrock con diritti di voto sul 2,058% (la partecipazione complessiva è del 4,977% con un 2,724% riferito ad azioni oggetto di prestito titoli e lo 0,195% costituito da altre posizioni lunghe). Elliott di Paul Singer guida la carica dei fondi con circa il 9% e puntano ad aggregare quel 60% circa che nella mappa dell’azionariato di Tim è in mano agli investitori istituzionali.

LE MOSSE DI VIVENDI

Vivendi, il cui 23,9% potrebbe non essere sufficiente per determinare il voto in assemblea (dove storicamente partecipa tra il 50 e il 60% del capitale) in extrema ratio, per evitare il ribaltone nella governance (a cui porterebbe la revoca e sostituzione dei suoi rappresentanti nel board) percorrono la via del Tribunale.

GLI ALLEATI FRANCESI

Se si scorrono i principali soci d’Oltralpe nel libro soci di Tim si scopre, secondo i dati di Bloomberg, che insieme gli investitori istituzionali transalpini hanno quasi il 5%, dallo 0,44% di Financiere De L’echiquier allo 0,3% di Credit Agricole fino a Natixis ed exane (0,57%). Un pacchetto importante a cui si potrebbe sommare la quota della Cdp francese e che se allineato a Vivendi potrebbe portare il fronte anti Elliott vicino al 30%, scrive il Sole 24 Ore.

L’ATTIVISMO DI ELLIOTT

Ma Vivendi di Vincent Bolloré scruta con apprensione l’attivismo del fondo americano Eliott che dovrebbe contare sull’appoggio della Cdp (vicina al 5% e che ieri ha in maniera scontata incassato il via libera dal governo ai sensi della Golden power), su quello del colosso Usa BlackRock (proprietario di un altro 4,9%) e su quello di un pool di investitori italiani che complessivamente avrebbero circa il 5% del capitale. Tra questi – ha scritto oggi Repubblica – spiccano in particolare i fondi di Mediolanum, Eurizon e Anima, che avrebbero posizioni intorno all’1 per cento del capitale ciascuno. Anche per questo oggi Banca Akros in un report ha attestato che le probabilità che Elliott prenda il comando della società aumentano sempre di più.

COSA DICONO I PROXY ADVISOR

Un ruolo pro Elliott lo hanno avuto in questo senso, e lo avranno ancora nei prossimi giorni a ridosso dell’assise degli azionisti dell’ex Telecom Italia, i proxy advisor, i grandi consulenti dei fondi. Dopo Glass Lewis anche il proxy advisor Iss (Institutional Shareholder Services) ha suggerito agli azionisti dell’ex Telecom Italia di votare per la rimozione dei consiglieri di Vivendi e la loro sostituzione con quelli proposti da Elliott. Il fondo Usa (affiancato dagli advisor Georgeson, Vitale & Co, Triscornia e Bluebell Partners), secondo Iss, “ha dimostrato la necessità di un cambiamento nella società”.

IL BLIND TRUST DI VIVENDI

Nel frattempo Vivendi ha trasferito al blind trust Simon Fiduciaria, costituito dalla Ersel della famiglia torinese Giubergia, oltre il 19% di Mediaset. La decisione segue la delibera dell’Agcom, che aveva dato un anno di tempo per scegliere tra la partecipazione in Tim e quella nella società televisiva, anno che sarebbe scaduto il prossimo 18 aprile. L’anticipo nella comunicazione e la scelta di un gruppo italiano indica – ha scritto l’Ansa – una volontà conciliante da parte di Vivendi, che ha sottoscritto un advisory agreement con Ersel per disciplinare le modalità di gestione delle azioni, stabilendo che “i diritti amministrativi del pacchetto saranno esercitati dal gestore in modo discrezionale e autonomo”. La Simon Fiduciaria, che agirà come trust nella gestione della partecipazione, “nel recente passato ha lasciato una traccia – ha sottolineato Stefano Sansonetti del quotidiano La Notizia – nella lista dei finanziatori della Fondazione Open, con un “obolo” di 20 mila euro. Il tutto, al di là della cifra, non senza qualche polemica”.

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