Economia

Fondazioni bancarie, come sfonda il dibattito tra Sforza Fogliani (Assopolari) e Guzzetti (Acri)

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Sulle colonne del quotidiano Italia Oggi diretto da Pierluigi Magnaschi discussione tosta fra Corrado Sforza Fogliani (Assopopolari e Banca di Piacenza) e Giuseppe Guzzetti (Cariplo e Acri) su presente e futuro delle fondazioni bancarie

 

Botta e risposta tra Corrado Sforza Fogliani, presidente di Assopopolari e del comitato esecutivo della Banca di Piacenza, e Giuseppe Guzzetti, storico numero uno dell’Acri che proprio in questi giorni sta lasciando l’incarico dopo quasi 20 anni. A prendere il suo posto probabilmente sarà Francesco Profumo, numero uno della Compagnia di San Paolo.

“E’ venuto il momento di mettere mano alla riforma delle Fondazioni di origine bancaria” è il titolo dell’articolo di Sforza Fogliani che è apparso su Italia Oggi il 16 maggio scorso cui ha replicato il giorno dopo Guzzetti.

Allo scritto dell’ex governatore lombardo, in cui si evidenzia come le Fondazioni siano soggetti privati pur se vigilate da via XX Settembre, segue una controreplica puntuta di Sforza Fogliani. Ecco la sintesi dell’interessante dibattito innescato dal presidente di Assopopolari.

J’ACCUSE DI SFORZA FOGLIANI

Il presidente dell’associazione che riunisce le banche popolari pone una serie di questioni a partire da una basilare. ovvero se gli enti chiamati a gestire le sorti delle Fondazioni siano ancora rappresentativi delle comunità. A seguire un “secondo problema, più grave”. Sforza Fogliani evidenzia come le Fondazioni siano degli enti “sostanzialmente referenziali” i cui organi si eleggono e si controllano da soli e poi si chiede: è una scelta corretta? Si può confermare “all’infinito” tale status quo?

Peraltro, aggiunge, si tratta di un dilemma che non dovrebbe sfuggire a un governo quale quello gialloverde “che si vuole distinguere dai precedenti anche per una vera valorizzazione delle autonomie locali”. Forse, questo è il punto sottolineato da Sforza Fogliani, entra in ballo un “grossolano equivoco” secondo cui le Fondazioni non si possono toccare perché quando si provò a farlo la Corte Costituzionale bocciò ogni tentativo al riguardo.

COS’HA DETTO LA CONSULTA

La verità però è che – pur “consapevoli che non tutte le Fondazioni sono uguali” –  la dichiarazione di incostituzionalità della riforma riguardò un aspetto limitato. La Consulta – ricorda il banchiere piacentino nonché presidente del centro studi di Confedilizia – dichiarò incostituzionale la riforma solo per la mancata previsione nei nuovi organi di indirizzo di una rappresentanza qualificata di enti, pubblici o privati, comunque espressivi delle realtà locali.

Dunque non si trattò di una bocciatura generale e oggi, questo è l’auspicio di Sforza Fogliani, si potrebbe rivedere l’impianto generale delle Fondazioni “facendo salvo l’insegnamento della Consulta”. Tanto più che siamo in una fase in cui si “impone la revisione di istituzioni che amministrano soldi pubblici in modo referenziale e per di più destinandoli a vari scopi esclusivamente scelti” dalle Fondazioni e “senza alcun controllo di merito”.

LA REPLICA DI GUZZETTI

La risposta di Guzzetti parte da una critica al titolo, definito “inutilmente aggressivo”, E prosegue con lo stupore per “la superficialità di alcune affermazioni di Corrado Sforza Fogliani”. Tra di esse, spiega il numero uno di Cariplo e dell’Acri, svetta quella per cui il banchiere “ignora che le sentenze della Corte Costituzionale n. 300 e 301 del 2003 hanno sancito la natura privata delle Fondazioni di origine bancaria che sono dotate di piena autonomia statutaria  gestionale”. Si tratta dunque, rileva, di “soggetti privati sebbene vigilati dal Mef”.

Inoltre, sottolinea Guzzetti, il ministero dell’Economia non svolge un “routinario controllo di legittimità”. Anzi, a questa vigilanza istituzionale si aggiunge un controllo più informale “ma altrettanto efficace” realizzato dalla comunità locale. Il presidente delle Fondazioni è ancora più sorpreso dalla “scarsissima conoscenza” delle stesse dal momento che gli enti che designano i componenti degli organi di indirizzo delle Fondazioni si sono “profondamente modificati nel tempo”. Nel 2015, rammenta, le Fondazioni e via XX Settembre hanno sottoscritto un protocollo che rafforza il ruolo di vigilanza del Mef e introduce ulteriori elementi di trasparenza e il controllo della rappresentatività delle Fondazioni.

Tra gli elementi sfuggiti a Sforza Fogliani, secondo Guzzetti, anche il fatto che le Fondazioni sono state riconosciute degne di poter gestire – insieme al Governo e al Terzo settore – il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile così come “gli straordinari interventi di successo realizzati a livello locale, nazionale e nella cooperazione internazionale”. Insomma, al presidente di Assopopolari pare sfuggire totalmente “il valore dei corpi intermedi”. Peraltro, evidenzia, contrapporre pubblico e privato “come alternativi e non complementari significa ignorare secoli di storia del civismo italiano”.

A questo punto Guzzetti chiama in causa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che a suo parere “ha chiarito in maniera inequivocabile la questione nel messaggio inviato all’assemblea dell’Acri lo scorso giugno: “Le Fondazioni, corpi intermedi tra cittadini e istituzioni, con forte vocazione territoriale, attente al patrimonio di valori delle comunità locali, favoriscono il benessere delle comunità e contribuiscono allo sviluppo del Paese”.

LA CONTROREPLICA SFERZANTE DI SFORZA FOGLIANI

La controreplica di Sforza Fogliani è breve ma sferzante e puntuta. “Tralascio i toni che scuso per ragioni che lo scritto dell’avvocato rendono evidenti”, sottolinea il presidente di Assopopolari, ribadendo poi la sentenza della Consulta inerente alla parte di riforma contestata. Sforza Fogliani torna sul concetto di autoreferenzialità delle Fondazioni, che ritiene “ben nota a chiunque abbia a che fare con le stesse”, e torna a rappresentare come le Fondazioni non abbiano alcun “controllo elettorale”. “Guzzetti – conclude – parla di altro ma non parla di questo (e io non uso il termine ‘superficialità’) perché non può negarlo”.

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