Economia

Figuraccia di Bruxelles su Tercas, ecco la sentenza della Corte Ue

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Ingenti danni al sistema bancario italiano a causa della decisione della Commissione Ue su Tercas-Popolare di Bari ora annullata dalla Corte di Giustizia europea. L’analisi di Giuseppe Liturri

 

“Un errore di diritto commesso da tale istituzione (la Commissione)”.

Un clamoroso errore di diritto, aggiungiamo noi. È quanto risulta dalla lettura del comunicato stampa della Corte di Giustizia della UE che ha deciso di respingere l’impugnazione proposta dalla Commissione contro la sentenza del 2019 che l’aveva già vista soccombere davanti al Tribunale UE.

Non paga della lezione ricevuta in quell’occasione, la Commissione ha insistito con l’appello ed ha preso un’altra sonora batosta.

Il ripianamento delle perdite ad opera del Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi (FITD) non era affatto un aiuto di Stato. Il FITD è un ente di diritto privato, quindi non è né un organismo statale né un’impresa pubblica ed il suo intervento non è affatto imputabile allo Stato italiano.

I rilievi della Commissione vengono respinti in toto:

  • La Commissione non ha presentato sufficienti indizi per permettere di imputare quell’intervento del FITD allo Stato. L’influenza delle autorità pubbliche sul FITD è del tutto irrilevante.
  • L’assenza di un vincolo di capitale tra Stato e FITD è di sicura rilevanza per escludere la possibilità di imputazione allo Stato dell’intervento del FITD.

Per effetto della decisione della Commissione del dicembre 2015, ora definitivamente giudicata “un errore di diritto”, Banca Tercas, nel frattempo passata sotto il controllo della Banca Popolare di Bari, fu costretta a rimborsare al FITD l’intervento di circa 300 milioni. Ed il FITD fu costretto ad inventarsi un altro schema (il cosiddetto “braccio volontario”) per fare nuovamente affluire quelle somme in Tercas.

Nel frattempo passarono mesi preziosi che impedirono alla BPB una rapida integrazione delle attività di Tercas che, unite ad altre difficoltà e vulnerabilità della banca barese, costituirono l’inizio della fine per l’istituto guidato da Marco Jacobini.

L’importanza della sconfitta della Commissione non è tanto relativa ai danni causati alla Banca Popolare di Bari nella specifica vicenda, quanto alla totale incertezza in cui gettò l’intero sistema bancario lungo tutto il 2015, quando il ministro dell’economia del governo Renzi, Piercarlo Padoan, non riuscì ad imporre alla Commissione la stessa soluzione, cioè l’intervento del FITD, a favore di quattro banche (Etruria, Cassa di Chieti, Ferrara e Banca Marche) in difficoltà. A novembre le banche furono sottoposte a liquidazione coatta amministrativa con sacrificio di azionisti ed obbligazionisti subordinati, in un anticipo di bail-in, che entrò poi in vigore a gennaio 2016. Provocando così un’ondata di panico che nel semestre successivo fece precipitare del 60% la capitalizzazione di borsa del comparto bancario. Qui tutti i dettagli.

I danni provocati all’Italia (egregiamente spiegati in questo articolo) da quella assurda decisione della Commissione si misurano in decine di miliardi e già nel marzo 2019, dopo la prima sentenza del Tribunale, una mozione a firma dei senatori Alberto Bagnai e Daniele Pesco impegnava il governo (all’epoca Conte 1) a fare la conta dei danni e presentare la fattura a Bruxelles.

Ora si può procedere, vero?

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