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Faremo la banca pubblica per gli investimenti con la Cdp. Parola di Luigi Di Maio

Cdp Recovery

Il governo varerà la banca pubblica degli investimenti – indicata nel programma di M5S e Lega – con la Cassa depositi e prestiti.

E’ quanto ha detto esplicitamente per la prima volta un esponente dell’esecutivo.

A indicare la Cdp controllata dal ministero dell’Economia è stato oggi il vicepremier Luigi Di Maio.

“Il nostro obiettivo è rompere quel tabù che lo Stato non può aiutare le aziende. Lo Stato deve aiutare le aziende a internazionalizzarsi e penso che la banca nazionale per gli investimenti la faremo con Cdp”, ha detto il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, a margine della missione in Egitto, al Cairo.

L’ipotesi di una banca pubblica per gli investimenti emanazione di Cdp ha fatto discutere addetti ai lavori e commentatori.

Addirittura nelle scorse settimane c’è chi ha parlato di una sorta di bonus previsto per il nuovo numero uno di Cdp voluto dal governo legato proprio a questa prospettiva.

Ferruccio de Bortoli, il 22 luglio, ha scritto: Fabrizio Palermo? “Non crediamo che la sua retribuzione sia legata alla realizzazione del programma di governo. Ci mancherebbe altro! Il «contratto» fra Cinque Stelle e Lega prevede per la Cassa un più ampio, seppur vago, ruolo di banca pubblica, quale non è essendo fuori dal perimetro statale. E Cdp non è nemmeno una banca. Speriamo, non solo per lui, che non abbia firmato cambiali in bianco con i suoi datori di lavoro politico”.

Da che cosa nasceva il sospetto di de Bortoli? Da un rticolo del Corriere della Sera scritto due giorni prima dal cronista finanziario Fabrizio Massaro: “Palermo, che è già in Cassa depositi con il ruolo chiave di direttore finanziario, è stato scelto in realtà per il suo profilo tecnico, di esperto. Tuttavia sarà inevitabilmente anche una figura di rilievo politico, avendo dato garanzie di esecuzione del «contratto di governo» Lega-M5S”.

“«Anche a lui è stato chiesto di condividere il nostro programma», svela un esponente Cinquestelle. «Da questo dipende perfino parte della sua retribuzione»: i bonus variabili saranno parametrati al raggiungimento degli obiettivi indicati in quel programma, a cominciare dalla creazione della «Banca pubblica degli investimenti» che nelle intenzioni del governo deve partire già entro quest’anno”, aveva scritto il Corriere della Sera senza ricevere rettifiche o smentite.

Le indiscrezioni pubblicate settimane prima da Start Magazine, hanno trovato ulteriore conferma nell’articolo recente del Corriere Economia, il dorso del lunedì del Corriere della Sera. In un pezzo-profilo del nuovo capo azienda di Cdp sono indicati alcune direttrici che seguirà Palermo, già direttore finanziario della Cassa quando era presieduta da Claudio Costamagna e guidata dall’ad, Fabio Gallia.
Il Corriere Economia ha scritto che Palermo gestirà “la possibile nascita della banca pubblica voluta dai 5 Stelle. Operazione difficile: comporterebbe la vigilanza della Bce, richiede capitale. Potrà essere una struttura a lato di Cassa, sul modello della francese Bpi, ma nulla è definito”.

Il modello francese della Bpi è stato evocato di recente da uno degli esponenti di spicco dei Pentastellati: “Dobbiamo finanziare infrastrutture, e Cassa Depositi e Prestiti è un’ottima leva per fare anche questo tipo di interventi. Oltre al fatto che sarà fondamentale per dare una banca sui territori alle imprese, soprattutto per aiutarle sull’export. Non stiamo inventando nulla: abbiamo preso la Bpi France e abbiamo cercato di vedere il loro modello”, ha detto, davanti all’assemblea di Confindustria Emilia Romagna, Stefano Buffagni, sottosegretario allo Sviluppo economico del M5S e fra gli artefici delle nomine in Cdp.

La Bpi France, fondata nel 2013 su iniziativa di Hollande e Macron, è una banca a tutti gli effetti, sportelli diffusi sul territorio, investimenti disseminati in Francia e all’estero. Svolge varie funzioni: supporto all’investimento, agenzia di innovazione, fondo sovrano e agenzia di credito finalizzata all’export. Si tratta di una banca pubblica al 100%, controllata al 50% dallo Stato attraverso l’Agenzia governativa Epic, e al 50% dalla Caisse des Depots, altra società a controllo pubblico.

La legge francese la definisce «un gruppo pubblico che punta al finanziamento e allo sviluppo delle aziende, agendo in accordo con le politiche pubbliche definite sia dallo Stato che dalle autorità regionali». Con un occhio di riguardo per le start up.

Strutturalmente è divisa in tre parti: una banca vera e propria (Bpifrance Financement), una società che gestisce le partecipazioni (Bpifrance Partecipations) e un’agenzia di credito per l’export (Bpifrance Assurance Export).

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