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Bce

Cosa dice e non dice la Bce sull’euro digitale

Euro digitale: i fini dichiarati e celati della Bce, cosa succede dal primo novembre, quali saranno gli effetti e cosa dicono (e non dicono) le banche.

A cosa servirà l’euro digitale? Anche a “rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa”. Parola della Bce.

Facile, sicuro, veloce con esecuzione all’istante, affidabilissimo, gratis, rispettoso della privacy, utilizzabile ovunque nell’area dell’euro – online e offline – tramite wallet, app, carta, cellulare e alla portata di chiunque risiede nell’area dell’euro e ha un conto presso un prestatore di servizi di pagamento, non necessariamente una banca. È così che il 18 ottobre la Banca centrale europea – secondo il punto del Sole 24 ore – ha presentato l’euro digitale, il contante in forma elettronica, a conclusione della fase istruttoria durata due anni dall’ottobre 2021 all’ottobre 2023.

LA DECISIONE DELLA BCE SULL’EURO DIGITALE

Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso nei giorni scorsi di “passare alla fase successiva del progetto sull’euro digitale: la fase di preparazione”, che partirà il 1 novembre e avrà una durata iniziale di due anni.

La decisione, spiega una nota, “fa seguito alla conclusione della fase istruttoria avviata dall’Eurosistema nell’ottobre 2021 per esplorare possibili modelli di progettazione e distribuzione per un euro digitale”. In base ai risultati ottenuti, la Bce ha quindi “concepito un euro digitale che sarebbe ampiamente accessibile a cittadini e imprese attraverso la distribuzione da parte di intermediari vigilati come le banche”.

L’euro digitale, prosegue il comunicato, “sarebbe configurato come una forma digitale di contante che potrebbe essere utilizzato per effettuare qualsiasi pagamento digitale in tutta l’area dell’euro”. L’euro digitale “sarebbe ampiamente accessibile, gratuito per le funzionalità di base e disponibile sia online che offline. Assicurerebbe il massimo livello di privacy e permetterebbe agli utenti di regolare all’istante i pagamenti in moneta della banca centrale” e inoltre “potrebbe essere utilizzato per i pagamenti da persona a persona, presso i punti vendita, nel commercio elettronico e nelle operazioni con le amministrazioni pubbliche”.

“Nessuno strumento di pagamento digitale offre tutte queste caratteristiche – conclude la Bce -. Un euro digitale colmerebbe questa lacuna”.

COME FUNZIONERÀ LA FASE DI PREPARAZIONE

La fase di preparazione dell’euro digitale “comporterà la messa a punto del manuale di norme per l’euro digitale e la selezione dei fornitori che potrebbero sviluppare la piattaforma e le infrastrutture necessarie”. Saranno condotti “test e sperimentazioni per realizzare un euro digitale che risponda alle esigenze sia dell’Eurosistema sia degli utenti, ad esempio in termini di facilità d’uso, privacy, inclusione finanziaria e impronta ambientale”.

Dopo due anni il consiglio direttivo della Bce “deciderà se passare alla fase successiva dei preparativi, creando le condizioni per una possibile emissione e introduzione di un euro digitale in futuro”. L’Eurotower sottolinea quindi che “l’avvio della fase di preparazione non implica una decisione in merito all’emissione di un euro digitale” e che “tale decisione sarà presa in considerazione dal consiglio direttivo soltanto una volta completato l’iter legislativo dell’Unione europea”.

IL COMMENTO DI LAGARDE

“Dobbiamo preparare la nostra moneta per il futuro – ha commentato la presidente Christine Lagarde -. Concepiamo un euro digitale come una forma digitale di contante che possa essere utilizzata gratuitamente per qualsiasi pagamento digitale e che risponda agli standard più elevati di riservatezza. Un euro digitale affiancherebbe il contante, che sarà sempre disponibile, in modo che nessuno rimanga indietro”.

La Bce ribadisce inoltre che “con un euro digitale la protezione dei dati sarebbe una priorità’, dato che “l’Eurosistema non sarebbe in grado di accedere ai dati personali degli utenti né di collegare le informazioni sui pagamenti ai singoli individui. Un euro digitale offrirebbe anche un livello di privacy paragonabile a quello del contante per i pagamenti offline”.

LE PAROLE DI PANETTA

“Alla luce della crescente preferenza dei cittadini per i pagamenti digitali, dovremmo tenerci pronti a emettere un euro digitale insieme al contante – ha spiegato da parte sua Fabio Panetta in quanto presidente della task force ad alto livello per un euro digitale -. Un euro digitale accrescerebbe l’efficienza dei pagamenti europei e contribuirebbe all’autonomia strategica dell’Europa”.

Gli utenti “potrebbero accedere ai servizi in euro digitale tramite l’app e l’interfaccia online dei propri fornitori di servizi di pagamento o attraverso un’app per l’euro digitale fornita dall’Eurosistema” e “anche coloro che non dispongono di un conto bancario o dispositivi digitali potrebbero pagare con euro digitali, ad esempio utilizzando una carta fornita da un organismo pubblico, come un ufficio postale”. Gli utenti “potrebbero anche convertire euro digitali in contante e viceversa utilizzando gli sportelli automatici”.

Nella visione dell’Eurosistema “un euro digitale sarebbe offerto gratuitamente agli individui per le funzionalità di base. Uno schema di ripartizione dei costi tra intermediari e commercianti incentiverebbe i primi a distribuire un euro digitale, come accade per altri strumenti di pagamento elettronico, e fornirebbe salvaguardie adeguate contro l’addebito di commissioni eccessive agli esercenti”.

Quanto al tetto massimo che ogni utente potrà detenere in euro digitale (che è altra cosa dall’ammontare del pagamento), la fase istruttoria non ha definito una soglia massima. Questa decisione sarà presa dal legislatore Ue alla vigilia del lancio dell’euro digitale. Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Bce responsabile del progetto dell’euro digitale e dal primo novembre governatore della Banca d’Italia, ha indicato un tetto a quota 3mila euro, che è un ammontare testato finora. “Ma questa resta un’ipotesi di lavoro”, ha sottolineato il Sole 24 ore.

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L’ANALISI DI ALESSANDRO GRAZIANI DEL SOLE 24 ORE SULL’EURO DIGITALE: ESTRATTO DAL SOLE 24 ORE DEL 19 OTTOBRE 2023

Dopo due anni di studio, altri due anni di implementazione del progetto di euro digitale da parte della Bce. Poi arriverà il momento della decisione se lanciare o meno il contante digitale come alternativa, e non in sostituzione, delle banconote cartacee. La decisione spetta alla politica e sarà il prossimo Parlamento europeo a prenderla definendo anche la normativa di riferimento, in particolare riguardo alla tutela della privacy dei dati dei cittadini che vorranno utilizzarlo. A parte questo non irrilevante dettaglio, il contante digitale avrà la stessa funzione del contante cartaceo: avrà limiti di utilizzo analoghi (l’ipotesi di partenza vede un tetto di 3.000 euro a testa per l’euro digitale) e servirà per i pagamenti che saranno effettuati tramite smartphone da un apposito conto corrente bancario.

A differenza delle carte di debito e credito, le transazioni avverranno però senza pagare alcuna commissione. Esattamente come quando i pagamenti vengono fatti con il contante tradizionale, che è comunque destinato a rimanere per sempre sia a tutela di chi ha poca dimestichezza (o fiducia) con le transazioni digitali sia di chi ha come priorità il mantenimento dell’anonimato assoluto per pagamenti che possono essere leciti (o illeciti).

Alle banche, che intravedono nel progetto una parziale disintermediazione della raccolta, e soprattutto alle società di carte di debito e credito, il progetto piace poco. Come dimostrano le risposte cortesi ma evasive alla consultazione indetta dalla Ue, in cui circa 100 istituzioni finanziarie hanno evidenziato è stressato più i rischi che le opportunità del progetto. Se questa è la situazione in Europa, negli Usa gli ostacoli al progetto di dollaro digitale sono ancora più evidenti tanto che, oltre alle inevitabili resistenze dei colossi finanziari di Wall Street, anche all’interno della stessa Federal Reserve non c’è affatto unanimità di vedute sull’avanzamento del progetto.

Per un Occidente che procede a rilento sul tema delle valute digitali di Stato (o più precisamente sulle Central Bank Digital Currencies), in Africa e soprattutto in Asia i progetti sono già realtà. Sia Cina che India, pur con differenti fasi di sviluppo, hanno già lanciato tra la popolazione lo Yuan digitale e la Rupia digitale che si stanno diffondendo (forse meno rapidamente di quanto previsto) con l’obiettivo dichiarato di contenere, malgrado i divieti, il dilagare delle criptovalute private. Perché lo Yuan digitale si diffonda serviranno anni, ma molti analisti intravedono la possibilità che la nuova valuta di Pechino – anche attraverso i colossi dell’e-commerce – venga in futuro adottata in Paesi esteri.

Il progetto di euro digitale, secondo i propositi di Bce, nasce per dare un’opportunità in più di pagamento ai cittadini europei, ma anche come elemento di difesa della sovranità monetaria che in futuro può essere messa a rischio dalla diffusione di valute digitali statali estere e in parte dalle criptovalute private. Ma anche da eventuali iniziative dei colossi del big tech che contano su miliardi di clienti in tutto il mondo. Facebook ci ha già provato con il progetto Libra, che doveva essere una valuta digitale privata dedicata ai suoi clienti, poi naufragato anche per la netta opposizione delle Autorità Usa. In futuro a provarci potrebbe essere il colosso mondiale dell’e-commerce Amazon.

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COSA DICONO E NON DICONO LE BANCHE SULL’EURO DIGITALE: ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI MICHELE ARNESE

All’interno dell’area euro, però, gli istituti di credito non hanno una posizione comune tanto che, come emerge da un report di Mediobanca, la Federazione Bancaria Europea non ha neanche presentato un documento comune per la consultazione indetta dalla Commissione Ue e che ha portato alle osservazioni di 101 soggetti tra banche, associazioni bancarie nazionali e società di pagamenti. “Dai feedback inviati alla Ue risulta che le banche italiane e spagnole, insieme alle società di pagamento dei due Paesi, supportano il progetto dell’euro digitale pur cercando di limitare i danni per il settore finanziario – ha affermato Andrea Filtri, co-head di Mediobanca Securities, secondo il Sole 24 ore – mentre le banche di Germania, Francia e Olanda sembrano ancora interrogarsi sulle ragioni di avere un euro digitale e sulle sue implicazioni”.

Come risulta dai 101 documenti inviati a Bruxelles, le banche evidenziano soprattutto la necessità di chiarimenti sul modello di compensazione in modo da remunerare gli investimenti che dovranno sostenere per il nuovo servizio da offrire. Inoltre si chiede di porre un limite alla disponibilità di contante digitale di cui ogni cittadino potrà disporre che sia più basso dei 3.000 euro ipotizzati da Francoforte.

Sulle differenze all’interno del mondo bancario spiega a Startmag un esperto del settore: “Le banche italiane e spagnole sono quelle che temono meno l’avvento dell’euro digitale perché in Italia e Spagna c’è meno mobilità dei depositi e perché c’è comunque una remunerazione, seppure bassa e bassissima dei conti correnti. Altrove in Europa, invece, a partire da Germania e Francia, c’è già una più alta mobilità dei depositi, ossia i depositanti tendono a cambiare banca più spesso rispetto a italiani e spagnoli, e sui conti correnti non c’è di solito remunerazione, neppure bassa”.

IL REPORT DI MEDIOBANCA SULL’EURO DIGITALE

Secondo un report non pubblico di Mediobanca dal titolo Digital currency -d€ feedback: banks in catenaccio tactics, “le banche – più che fare catenaccio – dovrebbero passare al contrattacco ovvero aprirsi su ciò che hanno da perdere ed essere proattive su ciò di cui hanno bisogno per essere promotrici più entusiaste del progetto”. Infatti, si legge ancora, “il successo dell’euro digitale dipende largamente dall’appeal finale del prodotto e dalla sua distribuzione (in cui le banche sono la chiave) e la Bce (il supervisore) è fortemente determinata ad arrivare al successo”.

Da Piazzetta Cuccia arrivano anche dei consigli: “È imprudente giocare ad indebolire i contenuti dell’euro digitale ed essere promotori riluttanti così come non crediamo che la collaborazione sia migliore in caso di coercizione”. Dunque, come agire? “Una valutazione equa del danno globale per le banche – si legge nel report – è l’elemento chiave che manca per aprire una trattativa giusta sul fatto che l’euro digitale renderebbe ciascuno contento e il progetto un successo”.

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FINI DIRETTI E INDIRETTI DELLA BCE CON L’EURO DIGITALE: ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI STEFANO FELTRI

In una globalizzazione anche finanziaria che si riorganizza intorno al principio della autonomia strategica, un euro digitale gestito dalla Bce garantirebbe all’Europa una sua indipendenza strutturale anche dagli Stati Uniti e dalle loro propaggini finanziarie.

Inoltre, la Bce vuole evitare che siano altri paesi – come la Cina – o soggetti privati poco vigilati e molto rischiosi nel mondo delle criptovalute a intercettare la nuova domanda di pagamenti digitali.

Certo, potrebbe anche avere due controindicazioni: permettere a una istituzione molto potente e relativamente poco controllata come la Bce di monitorare tutte le transazioni degli individui (ci sono mille rassicurazioni che questo non avverrà, ma anche qualche timore che resterà possibile) e potrebbe rendere obsoleto l’intero sistema bancario.

Con un euro digitale davvero di successo sarebbe meno necessario depositare i propri soldi in banca, pagare costose commissioni per accedere ai nostri risparmi e usarli attraverso carte di credito o altri strumenti di pagamento.

Se anche le persone normali, come le banche, avessero un conto direttamente presso la Bce, che non può fallire, pagherebbero molto meno e avrebbero molta più sicurezza.

Ma così le banche perderebbero la raccolta di risparmio che usano poi per erogare mutui e finanziamenti alle imprese. Per questo si discute di limiti al numero di euro digitali che le persone potrebbero detenere, per costringerle a usare comunque i depositi bancari (ma quando sarà chiaro che il conto corrente serve solo a garantire i profitti della banca, quanti vorranno davvero continuare a usarlo se ci sono alternative disponibili?).

Inoltre, e questo la Bce non lo sottolinea mai, un controllo diretto dell’euro digitale permetterebbe in caso di necessità di applicare tassi negativi direttamente sui depositi, per incentivare le persone a spendere e sostenere l’economia e i prezzi (casomai si ponesse di nuovo il problema della deflazione, una volta finita l’inflazione attuale).

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