Economia

Eni, Ferrovie, Ansaldo, Maire e Danieli. Chi teme di più in Italia per lo strattone di Trump all’Iran?

di

Iran

Quanto costerà all’Italia la decisione di Trump di rottamare l’accordo Usa-Iran sul nucleare? Ossia: quanto incideranno nei rapporti commerciali fra Roma e Teheran il ripristino delle sanzioni contro l’Iran per le nostre imprese?

Sono le domande che in queste ore si pongono i maggiori gruppi italiani. Ecco preoccupazioni, numeri e scenari delle relazioni economiche fra Italia e Iran.

LE PREOCCUPAZIONI DI MARCEGAGLIA

Fibrillazione tra i grandi gruppi europei: “La decisione unilaterale del presidente Trump” di ritirarsi dall’accordo sul nucleare iraniano “è un chiaro passo indietro e rischia di creare instabilità politica ed economica nella regione e oltre”, ha messo per iscritto Emma Marcegaglia, presidente di BusinessEurope (la Confindustria europea) oltre che presidente di Eni. “Al momento – secondo Marcegaglia – non è facile quantificare il possibile impatto economico sulle imprese europee. Abbiamo bisogno di chiarezza giuridica. Contiamo sul sostegno delle istituzioni dell’Ue e dei governi degli Stati membri alle imprese per aiutarle ad affrontare l’attuale incertezza e le sue conseguenze negative”.

LE PAROLE DI BOCCIA

Attese e preoccupazioni per le aziende italiane. Può “far male” alle nostre imprese, ha avvertito il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, la situazione che si profila in Iran con l’uscita degli Usa dall’accordo sul programma nucleare e nuove sanzioni. “E’ una situazione difficile e delicata per un Paese ad alta vocazione di export”, e “con gli accordi che abbiamo fatto in Iran”, ha detto Boccia, “non ci fa sicuramente bene questa situazione. Anzi può farci male”.

IL PESO DI TEHERAN

Teheran è il quarto produttore mondiale di petrolio (5% dell’output globale) e il terzo per riserve (10%). Gran parte del suo export si dirige verso Asia ed Europa, mentre gli Stati Uniti non figurano neanche fra i primi dieci importatori. Al quinto posto, dopo Cina, India, Corea e Turchia, c’è però l’Italia. Nonostante i leader europei si siano impegnati a rispettare l’accordo, le sanzioni potrebbero creare non pochi grattacapi al nostro Paese, ha sottolineato oggi il Sole 24 Ore: «A coloro che fanno affari con l’Iran sarà dato un po’ di tempo per fermare le operazioni nel Paese o ogni affare che coinvolge Teheran», ha avvertito la Casa Bianca, «alla fine di questo periodo, chi non si sarà adeguato, dovrà affrontare severe conseguenze».

L’ANALISI DI CARLO JEAN

Ha scritto su Start Magazine Carlo Jean, generale, esperto di lungo corso di geopolitica e intelligenze: “Le conseguenze economiche sull’Italia del ripristino delle sanzioni erano già state considerate nella legge di bilancio attuale. All’art. 32 essa prevede l’intervento di Invitalia per compensare il rischio politico degli investimenti in Iran. Essi riguardano soprattutto l’Eni e i 5 miliardi di euro di apertura di crediti a Teheran, miranti a ristabilire l’importante presenza italiana in quel paese”. Una decisione, quella di mobilitare la finanziaria pubblica Invitalia, presa dal governo dopo che la Cassa depositi e prestiti controllata dal Tesoro si era sfilata in questo senso facendo irritare l’esecutivo e il ministero dell’Economia.

L’INTERSCAMBIO ITALIA-IRAN

Ma quali sono i settori economici e industriali italiani più esposti negli scambi con l’Iran? Non solo petrolio, ma anche meccanica, engineering, componentistica e infrastrutture. Ad oggi l’interscambio (primi 9 mesi 2017) ha abbondantemente superato i 3 miliardi e appare in netta ripresa.

DOSSIER PETROLIO

Il settore economicamente più rilevante è ovviamente quello del petrolio, dove il soggetto coinvolto al massimo livello è l’Eni capeggiata dall’ad, Claudio Descalzi. Il Cane a sei zampe sbarcò in Iran nel 1957 e, da allora, ha messo a segno colpi importanti, ma le sanzioni hanno di fatto bloccato ogni sviluppo, ha ricordato ieri l’Ansa. Per tornare, Descalzi aspetta la revisione del sistema contrattuale e l’effettiva uscita del Paese dalle sanzioni.

GLI ALTRI SETTORI INTERESSATI

Tra gli altri settori di sicuro interesse, come è emerso nella missione dell’agosto 2015 guidata dall’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, spiccano le autostrade, l’alta velocità, l’ambiente, le rinnovabili, la meccanica, i materiali edili, l’automotive, il medicale, ma anche elicotteri, navi, servizi finanziari, gioielleria, pelletteria, food. Un occhio particolare è riservato alle infrastrutture, comparto di eccellenza italiana e in grande sviluppo in Iran.

LE MAGGIORI AZIENDE ITALIANE PRESENTI

La presenza italiana a Teheran annovera società come Ansaldo Energia, Ferrovie, Danieli, Fata, Maire, Immergas. Di gennaio di quest’anno inoltre è l’accordo quadro di finanziamento siglato – sotto l’egida del ministero dell’Economia – fra Invitalia Global Investment e due banche iraniane per 5 miliardi, per sbloccare vari progetti di investimento e partnership. Accordo che coinvolge le iraniane Bank of Industry and Mine e Middle East Bank, per progetti di costruzioni e manifatturieri, con l’uso di tecnologia, macchinari e servizi tecnici e ingegneristici italiani.

SCENARIO E INCERTEZZE

Secondo le stime della Sace nel 2019 – riportate oggi dalla Stampa – le esportazioni italiane in Iran avrebbero dovuto recuperare il picco raggiunto nel 2005, quando avevano sfiorato i 2,6 miliardi di euro. E ora?

GLI APPROFONDIMENTI DI START MAGAZINE SUL DOSSIER USA-IRAN:

L’ANALISI DI CARLO JEAN SUGLI EFFETTI ECONOMICI E GEOPOLITICI DELLA MOSSA DI TRUMP

CHE COSA SUCCEDERA’ AL PETROLIO DOPO LA DECISIONE DI TRUMP

TUTTI I PERCHE’ DELLA MOSSA DI TRUMP E LE REAZIONI

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