Economia

Eni, Enel, Poste Italiane, Leonardo-Finmeccanica. Ecco quanto le spa del Tesoro faranno felice Padoan

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Società in attesa di nuove direttive dell’azionista Tesoro. Vertici che scrutano le manovre per l’insediamento del prossimo esecutivo. Sono in una fase di sostanziale stallo le aziende partecipate o controllate dal ministero dell’Economia dopo l’esito delle elezioni politiche del 4 marzo e gli scenari sugli assetti governativi non ancora delineati. In attesa che il quadro si chiarisca le partecipate dello Stato si apprestano comunque a far felici le casse del ministero di via Venti Settembre. Ecco come e perché.

LE STIME DEL SOLE

Il ministero per l’Economia si prepara a incassare una cedola complessiva da circa 2,5 miliardi che verrà garantita dalla grandi società a partecipazione pubblica, quotate e non, per l’esercizio 2017. Un incasso sensibilmente superiore (più 25% circa) rispetto a quello totalizzato nel 2016 dallo Stato e poco inferiore a 2 miliardi di euro. E’ la stima effettuata oggi dal quotidiano Il Sole 24 Ore.

IL METODO

Al risultato, Il Sole arriva considerando dati già pubblicati e stime sulle grandi società che devono ancora approvarli (proprio tra oggi e domani), come Ferrovie Italiane guidate da Renato Mazzoncini e Cassa depositi e prestiti capitanata da Fabio Gallia. L’elaborazione del quotidiano confindustriale si riferisce solo alle società quotate e non di maggiori dimensioni: dunque Cdp, Enel, Eni, Enav, Poste, Leonardo e Ferrovie dello Stato.

LE ECCEZIONI

Tutte, a eccezione di Eni e Leonardo che hanno confermato una cedola uguale a quella dell’esercizio 2016, hanno annunciato o si apprestano ad annunciare una remunerazione per gli azionisti in crescita.

LE ATTESE

L’aspettativa più alta è legata ai risultati della Cdp, la cui remunerazione è legata – sottolinea il Sole – alla raccolta postale, al conto tesoreria gestito per il ministero dell’Economia, dal credito enti locali e vari settori, e alla gestione di partecipazioni (tra cui Snam, Terna, il 25,76% di Eni, il 35% di Poste, Fincantieri e il 12% di Saipem, Italgas).

LE STIME

Secondo le stime anche quest’anno la Cdp sarà in grado di garantire risultati in crescita (grazie all’efficientamento della raccolta oltre che al miglioramento delle condizioni del conto tesoreria gestito per il Mef): l’attesa è un aumento della cedola attorno al 30%, rispetto agli 847 milioni (su un monte dividendi di 986 milioni e utile della capogruppo pari a 1,6 miliardi) distribuiti lo scorso anno. L’utile netto dovrebbe attestarsi abbondantemente sopra i 2 miliardi: se verrà, come probabile, riconfermato il payout del 59% approvato nel 2016, la quota di spettanza dello Stato sarebbe ben sopra il miliardo di euro. Attesa anche per i risultati che saranno diffusi oggi da Fs: lo scorso anno la società ha annunciato un utile superiore a 700 milioni e una cedola in crescita del 66%, pari a 300 milioni.

DOSSIER CDP

Ma è proprio la Cassa depositi e prestiti – secondo un recente report di Mediobanca Securities – a essere interessata a novità dopo il voto del 4 marzo. Gli analisi della banca d’affari hanno infatti redatto uno studio sulle conseguenze delle elezioni politiche nell’economia e nella finanza, s’intravvede l’alta possibilità che le dodici società controllate dallo Stato, direttamente o attraverso la Cassa depositi e prestiti – da Eni a Enel, da Terna a Mps, da Poste a Fincantieri – subiscano un cambio di management, anche perché i vari vertici sono stati nominati o confermati durante i governi Renzi e Gentiloni. Questo perché sia il Movimento 5 Stelle sia la Lega sono state le due forze politiche più critiche sulle scelte degli ultimi esecutivi. Senza considerare gli auspici espressi alla fine della scorsa legislatura dalla commissione bicamerale di Vigilanza sulla Cdp (qui l’approfondimento di Start Magazine).

I CDA IN SCADENZA

Ecco una breve mappa dei consigli di amministrazione delle società partecipate dal Tesoro che sono in scadenza. Nel 2019 vanno rinnovati i consigli di Snam, Italgas e Fincantieri. E c’è anche un appuntamento imminente: il board di Saipem, controllata da Eni al 30,4% e dal 12,5% dalla Cdp, è in scadenza: l’assemblea con all’ordine del giorno il nuovo vertice è prevista per il 3 maggio. Quale governo deciderà l’eventuale riconferma dell’amministratore delegato Stefano Cao?, si chiedono alcuni analisti di Borsa. Per Mediobanca Securities, inoltre, c’è di più, come ha sottolineato il Corriere della Sera in un articolo di Fabrizio Massaro: il cambio di maggioranza potrebbe portare a un “nuovo management team” in Eni con la sostituzione del ceo Claudio Descalzi, circostanza vista come «negativa per il titolo».

GLI SCENARI

Se poi davvero i Cinquestelle riuscissero a formare un governo, per Mediobanca potrebbe essere a rischio anche la guida di Alessandro Profumo in Leonardo (la ex Finmeccanica) dopo neanche un anno, “a causa della loro linea politica favorevole al taglio delle spese militari italiane che, per Mediobanca, valgono il 5-10% dei ricavi di Leonardo”. Opinione diversa secondo la rivista del settore Airpress: “Lega e M5S rassicurano l’industria della difesa”, è il titolo della rubrica sul quotidiano Il Tempo curata da Airpress. D’altronde, come sottolineato di recente da Business Insider Italia, nella versione finale del programma M5S sulla Difesa non compaiono più critiche e tagli agli F-35 che erano esplicitamente previsti (e votati dalla base pentastellata sulla piattaforma Rousseau) nella prima versione del programma dei Cinque Stelle. Senza considerare i rilievi espressi dai Pentastellati nel loro manifesto elettorale su come alcuni gruppi partecipati dallo Stato si muovono (qui l’approfondimento di Start Magazine)

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