Economia

Enel si elettrizza in Borsa con Open Fiber grazie a Macquarie

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La mossa di Macquarie sulla quota di Open Fiber detenuta da Enel. Le discussioni nel cda, i report degli analisti, l’effetto in Borsa sul titolo del gruppo di Starace in Borsa e gli scenari sul dossier rete unitaria.

 

L’ex numero uno di Enel, Fulvio Conti, contribuisce indirettamente a far elettrizzare in Borsa il titolo Enel?

E’ la domanda – molto ironica – che circola oggi tra alcuni operatori di Piazza Affari visto l’andamento del titolo del gruppo energetico in Borsa sulla scia delle indiscrezioni dell’offerta del fondo Macquarie sulla quota di Open Fiber detenuta dal gruppo capeggiato dall’amministratore delegato, Francesco Starace.

E questo perché tra gli advisor del fondo infrastrutturale australiano c’è fra gli altri l’ex Fulvio Conti, ex amministratore delegato di Enel.

Il fondo Macquarie, che ha presentato ad Enel una manifestazione di interesse non vincolante per la sua quota del 50% in Open FIber, valuterebbe – secondo indiscrezioni circolare in questi giorni – il 100% della società 7 miliardi, un valore molto alto secondo gli analisti che finora avevano ipotizzato una forchetta tra i 3 e i 6 miliardi di euro.

Per Enel – rimarca l’Ansa – significherebbe una grossa plusvalenza sull’investimento che alla fine del 2019 aveva un valore contabile di circa 400 milioni di euro e in Borsa il titolo corre in rialzo del 2,54% a 7,66 euro mentre Tim guadagna l’1,14% a 0,37 euro.

Secondo Equita, che aveva valutato Open Fiber 4,8 miliardi “alle valutazioni che – secondo Bloomberg – Macquarie avrebbe riconosciuto a Open Fiber nell’offerta non vincolante, il merger distruggerebbe valore per Tim (0,1 miliardo) mentre la potenziale rivalutazione del valore di FiberCop potrebbe comunque portare un 20% di upside al nostro target”.

Secondo le valutazioni di Equita (che aveva valutato Open Fiber 4,8 miliardi) la fusione con FiberCop, il veicolo in cui sarà conferita la rete secondaria di TIM e in cui entrerà KKR con il 40%, genererebbe sinergie importanti, vicine ai 2 miliardi e “farebbe emergere il valore dell`asset, oggi annegato nel gruppo e con un più alto rischio competitivo e quindi implicitamente prezzato come il resto del gruppo” ovvero con un multiplo di 5 volte il rapporto tra Equity Value/Ebitda mentre post aggregazione sarebbe di 10 volte.

Ci sono due ex top manager del gruppo Enel tra gli advisor del fondo australiano che mira alla quota di Enel detenuta in Open Fiber (controllata pariteticamente da Enel e Cassa depositi e prestiti).

Ha scritto oggi Il Sole 24 Ore: “Tra i consulenti degli australiani ci sarebbe Tommaso Pompei, ex-Ad di Wind e di Tiscali, ma anche artefice nel 2015 dell’avvio della realizzazione da parte di Enel della newco per la realizzazione della rete in fibra. Pompei ha lasciato Open Fiber alla fine del 2017 e sarebbe stato arruolato da Macquarie, che in Italia già si avvaleva della collaborazione di Fulvio Conti, a propria volta ex- Ad di Enel. Il campo dei consulenti, secondo i rumors, sarebbe completato sul lato finanziario da Macquarie Capital e, su quello legale, da Cleary Gottlieb. Proprio Macquarie era tra i soggetti interessati in gennaio al piano di rete unica lanciato da Telecom: poi su quel fronte, per la rete secondaria, è stato scelto Kkr. Quindi Macquarie ha bussato direttamente a Open Fiber”.

Nei giorni scorsi Enel ha confermato ufficialmente l’esistenza di un’offerta del fondo infrastrutturale australiano Macquarie per comprare il 50% di Open Fiber, notizia riportata il giorno prima da Repubblica: «Enel informa che il cda della società, nella seduta del 10 giugno 2020, ha ricevuto un’informativa in merito a un’offerta non vincolante presentata da parte di Macquarie Infrastructure Real Asset avente ad oggetto l’acquisizione, in tutto o in parte, del 50% del capitale di Open Fiber posseduto da Enel. In tale sede, il cda ha preso atto dell’informativa ricevuta, rimanendo in attesa di essere aggiornato circa i successivi sviluppi».

Va detto, come ha chiosato il Sole 24 Ore, che l’offerta di Macquarie giunge a un consiglio di amministrazione nuovo e molto più sensibile alla prospettiva di una fusione tra la rete di Tim e quella di Open Fiber.

Resta sullo sfondo il dossier sulla rete unitaria: ma non tutti sono concordi nel controllo da parte di Tim della futuribile società unica per la rete.

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