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Effetto Covid sui conti pubblici francesi. Report Le Monde

Macron Nucleare

Lo stato delle finanze pubbliche in Francia e le prospettive secondo il ministro Le Maire nell’approfondimento del quotidiano Le Monde


La spesa pubblica – riporta Le Monde – crescerà della metà entro il 2027, prevede il ministero dell’Economia nel suo programma di stabilità.

Churchill prometteva “sangue e lacrime”. Dopo più di un anno di crisi sanitaria legata alla Covid-19 e una recessione storica, Bruno Le Maire preferisce parlare di “sforzi importanti” e “scelte” da fare per controllare la spesa pubblica e rilanciare il paese.

“Ci diamo cinque anni per risanare le finanze pubbliche dopo la crisi”, ha detto il ministro dell’Economia, delle finanze e del rilancio giovedì 8 aprile, presentando il programma di stabilità, l’esercizio di bilancio inviato alla Commissione europea attraverso il quale la Francia traccia ogni anno a metà aprile il suo percorso di stabilità delle finanze pubbliche.

Un quinquennio, dunque, per rilanciare la “serietà” di bilancio di cui l’esecutivo e la maggioranza avevano fatto il loro mantra all’inizio del mandato di Emmanuel Macron. Questo basta per dare una colorazione molto politica a questo programma di stabilità, a meno di un anno dalle elezioni presidenziali e quando la Francia dovrà assumere la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea il 1° gennaio 2022. Bercy invierà quindi le previsioni fino al 2027 a Bruxelles nei prossimi giorni – e giovedì al Consiglio Superiore delle Finanze Pubbliche, l’organismo collegato alla Corte dei Conti, che ha il compito di dare un parere su questi calcoli.

NUOVI STRUMENTI DI INQUADRAMENTO

Cosa pensare di un tale orizzonte, nel momento in cui i francesi iniziano il loro terzo confinamento e il governo concentra i suoi sforzi sulla gestione della crisi sanitaria? “È un obiettivo ambizioso ma credibile”, vogliamo credere a Bercy. Pur specificando che il programma di stabilità si basa “su una situazione in cui la crisi sanitaria sarebbe dietro di noi nell’estate del 2021″. Senza prevedere, quindi, lo scenario nero di una nuova variante refrattaria ai vaccini.

In dettaglio, mentre il deficit pubblico è precipitato nel 2020, al 9,2% del prodotto interno lordo (Pil), e dovrebbe ancora raggiungere il 9% quest’anno a causa del riconfinamento, l’obiettivo dichiarato del programma di stabilità è di tornare sotto il 3% nel 2027. Questo è il livello di deficit che permetterebbe di stabilizzare il debito nel 2025 e di scendere a partire dal 2026, sostiene il Ministero dell’Economia.

Per raggiungere questo obiettivo, la spesa pubblica dovrà essere ridotta ad un ritmo sostenuto. La spesa pubblica aumenterà solo di una media dello 0,7% all’anno in termini di volume (escluse le misure di sostegno e di stimolo) fino al 2027, che è il controllo più forte degli ultimi venti anni. Il rallentamento sarebbe altrettanto significativo rispetto al tasso di crescita all’inizio del quinquennio, escludendo la crisi del Covid-19 (+1% all’anno).

Dopo un aumento del 6,9% nel 2020 e un ulteriore 2,7% nel 2021, la spesa pubblica scenderebbe addirittura del 3,3% nel 2022, per poi ristagnare l’anno successivo. La spesa stessa, esplosa al 61,3% del Pil nel 2020 (esclusi i crediti d’imposta), verrebbe gradualmente ridotta a poco più del 53% nel 2027. Per quanto riguarda il debito pubblico, che ha raggiunto il 115,7% del Pil nel 2020, esso raggiungerà un picco di poco più del 118% nel 2025 prima di scendere leggermente. Tutto questo con una crescita, già rivista al ribasso al 5% per il 2021, che raggiungerà il 4% nel 2022 e poi si aggirerà intorno all’1,5% del PIL nei cinque anni successivi.

Come si può mantenere una tale traiettoria? Prima di tutto, grazie ai nuovi strumenti del quadro di bilancio, assicura Bercy, che vuole fissare all’esecutivo una regola di spesa pluriennale valida su cinque anni. Questa è la via sostenuta da Bruno Le Maire da diverse settimane, e formalizzata in una proposta di legge organica che Laurent Saint-Martin, il relatore (La République en marche) del bilancio, ed Eric Woerth, il presidente (Les Républicains) della commissione finanze dell’Assemblea nazionale, intendono presentare a breve. Le Maire è favorevole all’assunzione di un valore costituzionale.

RIFORME STRUTTURALI

Ma il controllo delle finanze pubbliche deve anche, ancora e sempre, passare da riforme strutturali, da prendere una volta che l’economia si sarà ripresa, sottolinea il signor Le Maire. In prima linea: la riforma delle pensioni, che l’ex membro del partito Les Républicains (LR) vuole rilanciare. D’altra parte, Bercy ci ricorda che non si tratta di riprodurre gli errori fatti dopo la crisi finanziaria del 2008, quando i prelievi obbligatori sono stati massicciamente aumentati per ridurre i deficit, a scapito della ripresa. “Ci rifiutiamo di accettare l’austerità”, ha insistito il signor Le Maire giovedì, rifiutando l’idea di una “riduzione brutale della spesa” ed escludendo qualsiasi aumento delle tasse – anche per i più ricchi o per le imprese, contrariamente a quanto stanno considerando il Regno Unito o gli Stati Uniti. “Usciremo dalla crisi con una situazione di bilancio molto deteriorata. Stabilizzare il debito non è solo per il gusto di farlo, è anche per essere in grado di affrontare nuove crisi in futuro”, ha detto un consigliere del governo.

Sarà sufficiente per raggiungere gli obiettivi che Bruno Le Maire si è posto in termini di contenimento delle spese? “Sarà necessario fare una scelta politica: certe politiche pubbliche non hanno dimostrato la loro efficacia”, dice una fonte di Bercy. Questa scelta nelle spese da tagliare o da mantenere dovrà essere “fatta serenamente dai francesi al momento delle elezioni presidenziali”, aveva del resto dichiarato il ministro dell’economia, domenica 4 aprile, nel programma “Le Grand Jury-RTL-Le Figaro-LCI”.

Ufficialmente, le priorità dell’esecutivo restano quelle di continuare a proteggere i settori che stanno ancora soffrendo la crisi (eventi, ristorazione, compagnie aeree…) e di amplificare la ripresa con il piano di recupero. Ma dal punto di vista di Bercy, l’approccio “tutto quello che serve” è finito. “La nostra risposta dovrà essere la più limitata possibile”, ha detto Olivier Dussopt, ministro dei conti pubblici.

Il conto della crisi dovuta a Covid-19 per l’anno 2021 è ora stimato in 55 miliardi di euro – comprese le misure di emergenza relative al terzo contenimento e le spese sanitarie -, di cui circa 40 miliardi di euro a carico dello Stato.

 

(Estratto dalla rassegna stampa estera a cura di Epr Comunicazione)

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