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Ecco perché il governo Meloni stoppa la francese Safran sull’ex Microtecnica

L'Italia ha esercitato il golden power, opponendosi così alla cessione a Safran dell'ex Microtecnica, società torinese specializzata in componenti aeronautici titolare delle attività in Italia del gruppo Collins Aerospace

 

Il governo Meloni esercita il golden power sull’ex Microtecnica nel mirino della multinazionale francese Safran.

Lo scorso luglio Safran, multinazionale dell’aviazione e della difesa controllata dal governo di Parigi, ha dichiarato di voler acquistare l’attività di controllo dei voli di Collins Aerospace, di proprietà del colosso americano Raytheon, in un accordo in contanti che valuta l’attività acquisita a un valore aziendale di 1,8 miliardi di dollari. L’acquisizione riguarderebbe 3.700 persone distribuite su otto siti in Italia, Francia, Regno Unito e Asia.

Parte dell’acquisto pianificato da Safran rientrano infatti alcune attività di Collins Aerospace tra cui il ramo dell’azienda di componenti aeronautici Microtecnica, fondata nel 1929 a Torino. L’ex Microtecnica è oggi un’azienda del gruppo Utc direzione Aerospace System (oggi Collins Aerospace) presente in tre siti in Italia di cui due nel torinese (Torino e Luserna) e uno a Brugherio che oggi tra i suoi clienti vanta anche il Pentagono.

L’affare, se andrà in porto, dovrebbe concludersi entro la seconda metà del 2024.

Ma Palazzo Chigi ha esercitato l’altolà alla società transalpina con l’adozione del golden power. Ovvero quell’insieme di poteri speciali cui l’esecutivo può fare ricorso per tutelare l’interesse nazionale nei settori e negli asset ritenuti strategici.

Una fonte del governo ha citato preoccupazione per i posti di lavoro e i contratti per il programma Eurofighter, segnala Reuters parlando dell’intervento con il golden power.

“A seguito di questa decisione, Safran rimane impegnata nella transazione e sta lavorando con tutte le parti per determinare i passi successivi appropriati. Ulteriori informazioni saranno fornite in modo appropriato”, ha dichiarato la società francese in un comunicato. “Il completamento di questa acquisizione resta inoltre soggetto all’ottenimento di altre approvazioni normative e condizioni di chiusura”, ha aggiunto.

Tutti i dettagli.

L’ACQUISIZIONE PIANIFICATA DA SAFRAN PER COLLINS AEROSPACE

Dovrebbe concludersi entro la seconda metà del 2024 l’accordo tra la francese Safran, colosso della difesa controllato dallo stato francese per il 30,24%, e la Collins Aerospace per l’acquisizione del ramo Actuation di quest’ultima. L’offerta è pari a un miliardo e 800 milioni di dollari.

“L’accordo, basato su un’offerta in contanti, sarebbe il più grande per Safran dall’acquisizione del produttore di sedili Zodiac nel 2018, e si rivolge a un mercato in rapida evoluzione per i controlli di cabina di pilotaggio e aerei”, osservava quest’estate il Financial Times.

COSA FA COLLINS AEROSPACE

Collins Aerospace è una filiale della Raytheon Technologies con sede negli Stati Uniti, ora conosciuta come RTX. Raytheon è uno dei cinque principali appaltatori americani del Pentagono, con attività che includono le attività di difesa e missilistiche e il produttore di motori Pratt & Whitney.

L’azienda Collins, con 3.700 dipendenti con sede principalmente in Francia, Gran Bretagna e Italia, fornisce sistemi di attuazione e controllo di volo per aerei ed elicotteri commerciali e militari e ha clienti come Lockheed Martin, il produttore statunitense di aerei da combattimento F-35.

LA STRATEGIA DELL’AZIENDA FRANCESE

“La transazione proposta rappresenta un’opportunità unica per sviluppare la nostra posizione nelle funzioni critiche di attuazione e controllo del volo”, aveva dichiarato il ceo di Safran Olivier Andries.

I controlli di volo primari sono parti “molto di nicchia e critiche”, che guidano la posizione di un aereo e aiutano un aereo ad atterrare, aveva precisato Andriès, aggiungendo che Safran voleva avere una posizione forte in tutti i componenti che sono “mission critical”.

LA STORIA DELL’EX MICROTECNICA DI TORINO

In tutto ciò rientrano le attività di Microtecnica srl, azienda fondata nel 1929 con sede a Torino, di proprietà di Collins Aerospace.

Da sempre riconosciuta come eccellenza nella meccanica di precisione, dagli anni ’70 concentra le attività su prodotti per aerospazio, si legge sul sito del Distretto aerospaziale Piemonte. A seguito di un’acquisizione, viene integrato il sito di Luserna San Giovanni, oggi specializzato in valvole motore e banchi di collaudo (1973). Nel 2001 Microtecnica s.r.l. include agli stabilimenti la Magnaghi Aerospace (Brugherio, nei pressi di Milano), centro di eccellenza per comandi di volo primari per aerei ed elicotteri. Microtecnica s.r.l. dal 1983 entra nel gruppo Hamilton Standard, dopodiché diventa parte di Goodrich nel 2011 ed infine di UTC Aerospace Systems nel 2012 (oggi Collins Aerospace).

PRINCIPALI PRODOTTI DEL BUSINESS AEROSPAZIALE

L’azienda torinese specializzata in progettazione, qualifica, produzione e supporto post vendita per sistemi di attuazione per comandi di volo primari e secondari, valvole motore, sistemi di controllo termico ed equipaggiamenti spaziali.

SEDI E DIPENDENTI

L’azienda è composta da circa 750 dipendenti sparsi tra Torino (450), Luserna San Giovanni (90) e Brugherio (120).

LA PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI

Ma dall’annuncio di Safran di quest’estate, i dipendenti hanno iniziato a sollevare timori circa il proprio futuro a seguito dell’acquisizione di Collisins Aerospace, preoccupazioni raccolte dai sindacati.

“Siamo preoccupati non tanto per l’eventuale cambio di proprietà — spiegava al Corriere Torino Lino Malerba di Fiom Cgil Torino — le due aziende sono molto solide e strutturate. Ma sappiamo bene che tanti ordini e commesse che abbiamo in cantiere arrivano dal settore militare, principalmente dal Pentagono, dalla Difesa Usa. Qualora dovesse subentrare un azionista controllato da un altro Stato, benché amico come quello francese, temiamo che questi lavori possa rientrare negli Stati Uniti”.

Pertanto Fiom Cgil aveva chiesto un incontro per chiarire la posizione di Raytheon sul futuro di Collins Aerospace Italia, così da conoscere le prospettive produttive e di progettazione, oltre alle ricadute occupazionali sul territorio. “Le strategie militari e geopolitiche volano  sopra le nostre teste, e purtroppo il nostro Paese è spesso spettatore, ma questo non significa che abbasseremo la guardia sull’occupazione e gli investimenti in Italia” aveva concluso Malerba.

LO STOP DEL GOVERNO ITALIANO

A distanza di mesi, è arrivata la mossa dell’esecutivo italiano.

Il 20 novembre Safran ha comunicato di essere stato informato della decisione del Governo italiano di esercitare il Golden Power, opponendosi così alla cessione a Safran di Microtecnica.

Secondo il decreto italiano, visionato dal Financial Times, un’indagine governativa “non consente di concludere in modo definitivo” che Safran “darebbe la necessaria priorità alle linee di produzione industriale di interesse per la difesa nazionale”.

Secondo il decreto, l’Italia si è consultata anche con la Germania prima della decisione, rileva ancora il Ft. Il governo tedesco ha espresso preoccupazione per il fatto che l’accordo potrebbe portare all’interruzione delle forniture di pezzi di ricambio e servizi per i programmi di caccia Eurofighter e Tornado, necessari “per garantire le esigenze operative della Nato”.

A questo proposito, si ricorda che al programma Eurofighter partecipano quattro Paesi: Italia, Germania, Spagna e Regno Unito. A gestirlo sul piano industriale è il Consorzio Eurofighter a cui partecipano Leonardo (con il 21%), Airbus Group e Bae Systems. Il gruppo della difesa italiano ha però una quota industriale nel programma del 36%, ricoprendo un ruolo chiave nella componentistica aeronautica e nell’elettronica di bordo, fornendo oltre il 60% dei sistemi elettronici a bordo del velivolo.

Di conseguenza, l’Italia ha concluso che l’accordo “rappresenta una minaccia eccezionale per gli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale”.

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