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Ecco perché il cda di Creval borbotta sull’Opa di Crédit Agricole

Crédit Agricole

Secondo il cda del Credito Valtellinese, l’Opa lanciata da Credit Agricole sul Credito Valtellinese “sottovaluta” il Creval. Si chiede in sostanza un ritocco dell’Opa? Fatti, numeri, commenti e scenari (mentre in politica c’è chi borbotta per l’offensiva francese nella finanza)

 

Il cda di Creval borbotta su Crédit Agricole affinché il gruppo bancario francese ritocchi il prezzo dell’Opa sul Credito Valtellinese?

L’Opa lanciata da Credit Agricole sul Credito Valtellinese ha “una valida valenza strategica nel progetto della potenziale fusione” ma al tempo stesso “sottovaluta” il Creval. A sottolinearlo oggi è l’amministratore delegato dell’istituto valtellinese, Luigi Lovaglio, secondo cui l’offerta, con un prezzo a 10,5 euro per azione, non valorizza la banca: “Riteniamo giusto che siano valorizzati gli elementi distintivi di Creval, siamo estremamente solidi e pensiamo che siano dei fattori oggettivi, quantificabili e che non sono stati adeguatamente presi in considerazione nell’offerta”.

I BENEFICI DI CREVAL PER IL CREDIT AGRICOLE

“Credit Agricole e gli altri” suoi “azionisti potrebbero potenzialmente beneficiare di un buffer di capitale complessivo di circa 700 milioni (anche prima dei benefici da conversione di dta), sottolinea il consiglio di amministrazione del Creval (Credito Valtellinese) nel riassumere diversi elementi di valore in ottica di M&A che la banca valtellinese “ritiene debbano essere adeguatamente valorizzati e considerati nell’opa”. Si tratterebbe di un cuscinetto di capitale che sarebbe “potenzialmente impiegabile nell’implementazione di iniziative strategiche del gruppo”.

COME SI ARRIVA AL BUFFER DI CREVAL

A tale buffer si arriva considerando l’eccesso di capitale su base stand-alone di oltre 400 milioni di euro” del Creval che può contare su “un indicatore patrimoniale significativamente superiore alla media del Cet 1 ratio fully loaded delle principali banche quotate italiane”, e “ulteriori 280 milioni di euro”, ” laddove fosse preso in considerazione come termine di confronto il Cet 1 ratio fully loaded target dichiarato da Credit Agricole nel proprio piano industriale 2019-2022 (pari all’11% al 2022)”.

IL VALORE DELL’AVVIAMENTO

E’ poi evidenziato che Credit Agricole potrebbe beneficiare di un “rilevante goodwill (avviamento, ndr) negativo derivante dalla possibile acquisizione di Creval. Il miliardo “già stimato in via preliminare” dalla Banque Verte “potrebbe ulteriormente incrementarsi per” l’effetto dell’iscrizione a bilancio delle dta” del Credito valtellinese “attualmente non iscritte e pari a circa 181 milioni di euro”.

CHE COSA DICONO GLI ADVISOR FINANZIARI SULL’OPA

Le fairness opinion degli advisor finanziari di Credit Agricole incaricati di valutare il valore del capitale della banca hanno individuato come prezzo minimo della società 12,95 euro per azione, sulla base di una metodologia analitica. Il prezzo massimo sarebbe invece di 22,7 euro ad azione. E’ quanto si legge nel documento dell’emittente. Il prezzo offerto da Credit Agricole è di 10,5 euro per azione.

CHI SONO I SOCI DI CREVAL NEGATIVI SULL’OPA DEL CREDIT AGRICOLE

Sono cinque i soci Creval tra gli investitori istituzionali che hanno reso note le loro posizioni negative sul prezzo offerto da Credit Agricole per comprare la banca con sede a Sondrio. Si tratta, dice Creval nel documento dell’emittente pubblicato in mattinata, di Alta Global, Hosking Partners, Kairos, Melqart e Petrus Advisers. Costoro, “come risulta da notizie di stampa”, hanno “pubblicamente manifestato le loro opinioni relativamente all’inadeguatezza del corrispettivo dell’offerta, evidenziando elementi quali la significativa patrimonializzazione di Creval, i benefici relativi alle Dta, il valore delle sinergie e i progressi nell’implementazione del Piano Industriale”, sottolinea il gruppo. Petrus Advisers in particolare ha pubblicato sul suo sito una lunga presentazione sull’inadeguatezza del prezzo di 10,5 euro offerto.
Creval, sottolinea il cda nella nota in cui boccia l’Opa di Credit Agricole, “presenta diversi elementi distintivi e di valore in ottica stand-alone”. In primo luogo “l’elevata posizione di capitale crea anche le condizioni per un potenziale rafforzamento della politica dei dividendi successivamente alla scadenza degli attuali limiti posti dalla Bce fino al 30 settembre 2021 con riferimento alla crisi pandemica.
Creval infatti “può contare su una dotazione patrimoniale da best in class nel contesto bancario italiano (Cet 1 ratio al 31 dicembre 2020 del 23,9% su base phased-in e pari a 19,6% su base fully loaded)”. Tale indicatore patrimoniale è “equivalente ad un eccesso di capitale di oltre 400 milioni di euro”.

I PREGI DI CREVAL SECONDO IL CDA CHE CRITICA L’OPA

Il consiglio evidenzia poi il “significativo miglioramento del profilo di rischio in anticipo rispetto al target fissato per il 2023 dal Piano Industriale”. Ma anche il “miglioramento dell’efficienza operativa con elevata riduzione degli oneri operativi nell’esercizio 2020, in anticipo rispetto ai target fissati dal piano industriale” e il “progressivo miglioramento dell’attività commerciale a supporto dell’obiettivo di una redditività sostenibile”. Dal board vengono messi anche in luce i potenziali benefici dalla rilevazione di Deferred Tax Assets (DTA) su base stand-alone. “Al 31 dicembre 2020 Creval presenta dta non iscritte in bilancio da perdite fiscali ed eccedenze Ace per circa 181 milioni euro. Le aspettative reddituali dovrebbero consentire la possibilità di iscrivere tali dta negli esercizi futuri, per un ammontare stimato in circa 30 milioni medi annui (nel periodo 2021-2026)”, viene riassunto nella nota.

Sempre per quanto riguarda i benefici fiscali derivanti dalla conversione in crediti di imposta di Dta nel contesto della possibile aggregazione tra le due banche, il consiglio ricorda che “nella legge di Bilancio 2021, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2020 (quindi successivamente all’annuncio dell’offerta del 23 novembre 2020), consentirebbe di convertire in crediti di imposta sia le Dta relative a perdite fiscali ed eccedenze Ace pregresse di Creval, pari a circa 249 milioni di euro al 31 dicembre 2020, che di Credit Agricole, pari a circa136 milioni al 31 dicembre 2020. Tale beneficio, significativamente superiore rispetto a quello conseguibile in ottica stand-alone dalle due banche, ammonterebbe, al netto della relativa commissione di conversione e del relativo effetto fiscale, a circa euro 321 milioni e sarebbe conseguibile – viene sintetizzato – pressoché nell’immediato o comunque nel breve termine”.

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