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Ecco i veri progetti di Kkr su Tim

Tim

Tim: le mire del fondo americano Kkr, le capriole dei sindacati e le analisi

 

I sindacati dicono no a una Tim “USA e getta”, giocando con le parole sulla manifestazione d’interesse del fondo americano Kkr sul gruppo Tim.

Le organizzazioni sindacali di settore (Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil) lunedì 29 novembre hanno organizzato una mezza giornata di mobilitazione, dalle 10 alle 13, in tutta Italia: a Roma davanti al Mise, il ministero dello Sviluppo economico retto da Giancarlo Giorgetti (Lega).

LE CAPRIOLE DEI SINDACATI SU KKR

Tesi piuttosto bizzarre, quelle delle organizzazioni dei lavoratori, visto che lo stesso fondo americano – tanto bistrattato dai sindacati di settore – è lo stesso fondo che è entrato nella società Fibercop, la nuova società in cui sono confluite la rete secondaria di Tim (dall’armadio in strada alle abitazioni dei clienti) e la rete in fibra sviluppata da FlashFiber, la joint-venture di Tim (80%) e Fastweb (20%): Kkr ha il 37,5% di Fibercop, effetto di un’operazione architettata e gestita dall’ex capo azienda di Tim, Luigi Gubitosi.

LE BIZZARRIE DI CGIL, CISL E UIL

La posizioni dei sindacati, peraltro, appaiono in contraddizione con quanto auspicato dagli stessi sindacati pochi giorni fa quando di fatto chiedevano di confermare Gubitosi: le organizzazioni di settore avevano rivolto infatti parole di apprezzamento (“mandarlo via sarebbe un salto nel buio”), mentre in consiglio di amministrazione di Tim i rappresentanti di Vivendi e di Assogestioni già pensavano di sfiduciare di fatto Gubitosi, che poi ha rimesso le deleghe proprio per il forcing del cda, compreso il membro espressione del socio Cdp, ossia Giovanni Gorno Tempini, presidente della Cassa depositi e prestiti (controllata dal ministero dell’Economia).

L’OPA PRELIMINARE DI KKR SU TIM

Gubitosi, comunque, come scritto dai giornali italiani nei giorni scorsi e oggi anche dal quotidiano francese Les Echos, gradiva la mossa del fondo americano Kkr (tra i consulenti anche l’italiano Diego Piacentini, già in Amazon Italia e poi commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale alla presidenza del Consiglio) su Tim attraverso una manifestazione di interesse per l’intero capitale sull’ex monopolista; una sorta “Opa preliminare”, come ha l’ha definita nei giorni scorsi il Sole 24 Ore.

SU REPUBBLICA L’ELOGIO DEI MANAGER KKR

Repubblica apprezza molto il fondo statunitense: “Kkr ha management di altissima sensibilità e competenza geopolitica. Il presidente, David Petraeus, è stato direttore della Cia e comandante in capo delle forze della colazione in Afghanistan, dove ha guidato anche il contingente italiano”, ha scritto sul supplemento Affari & Finanza l’economista bocconiano Carlo Alberto Carnevale Maffé, coautore di un libro appena uscito (“La cruna e il cammello. L’Italia alla prova del Recovery plan”) presentato nei giorni scorsi all’università di Sassari visto che il saggio ha la prefazione del presidente della Consob, Paolo Savona, criticato dal direttore del quotidiano La Stampa, Massimo Giannini (“Consob dormiente su Kkr e Tim”, ha criticato lo scorso fine settimana). Nel libro ci sono le testimonianze di opinion maker di livello internazionale, come lo stesso Piacentini di Kkr.

KKR IN SINTONIA CON UE E GOVERNO ITALIANO

Secondo il liberista Carnevale Maffé l’intero progetto di Kkr è “in sintonia con la visione del governo e della Commissione europea”, ha scritto su Repubblica. Qual è il progetto del fondo americano? “Il risultato più plausibile, dopo il delisting del titolo e la necessaria ristrutturazione societaria e organizzativa, sarà lo scorporo delle attività retail e degli asset brasiliani, la cui governance potrà essere a sua volta oggetto di scambio con Vivendi”, ha aggiunto l’economista bocconiano. Inoltre “la deintegrazione verticale di Tim, condizione esplicitamente richiesta da Bruxelles, consentirà di definire il perimetro infrastrutturale per la fusione con OpenFiber, con la creazione di un attore wholesale only, sul modello di Terna e Snam Rete Gas, con una significativa presenza di Cdp a garanzia della governance pubblica, affiancata da importanti quote di Kkr e Macquarie come investitori istituzionali di lungo periodo, ma aperta al mercato”.

LA QUADRATURA DEL CERCHIO SECONDO IL BOCCONIANO CARNEVALE MAFFE’

Secondo Carnevale Maffé, la “nuova società della rete riceverà in eredità un bel carico di debito e di personale in eccesso, i cui costi saranno trasferiti prima sul mercato wholesale e poi scaricati a valle sui prezzi a famiglie e imprese. E così tutti e tre gli obiettivi enunciati da Draghi a fronte della proposta di Kkr — occupazione, sicurezza, sviluppo delle infrastrutture — saranno salvaguardati. Tutto quasi casualmente perfetto”.

LA SERVICECO POTRA’ COMPETERE CON VODAFONE E FASTWEB

Con lo scorporo della rete, la parte restante di Tim cercherà di competere meglio e più di ora con gli altri attori del settore in Italia. Dice a Startmag un ex top manager di un gruppo americano che ha lavorato fra Stati Uniti e Asia: “Secondo me Kkr darà un vero impulso al vero deficit di Tim, ossia il segmento corporate e le offerte per le aziende, dove Vodafone e Fastweb in Italia hanno un appeal maggiore. Perché finora Tim si è concentrata per lo più nel segmento retail – anche la novità Timvision/Dazn di fatto rientra in questa impostazione – ma è un terreno su cui arriverà in massa sul fisso anche Iliad. Quindi meglio puntare su altro”.

I NUMERI SULLA SOCIETA’ DELLA RETE

Sulla futuribile società della rete ha scritto Giovanni Pons, già direttore di Business Insider Italia, su Repubblica: “Chi ha fatto i conti in passato ha stimato che inserendo nella parte Rete (NetCo) anche il business dei grandi clienti e quello verso le pubbliche amministrazioni, l’Ebitda passerebbe da 2 a 4 miliardi e questo valore permetterebbe di caricare almeno 20 miliardi di debiti (sui 23 circa attuali) e buona parte del personale dipendente”. In questo modo la ServiceCo (la società commerciale che vende i servizi telefonici agli utenti) “rimarrebbe molto leggera, con pochi debiti e pochi dipendenti e in grado di competere ad armi pari con gli altri concorrenti come Vodafone, WindTre, Iliad”.

IL BEL RITORNO PER KKR DALL’OPERAZIONE TIM

Comunque siccome i fondi non sono degli enti di beneficenza, Kkr pensa che avrà un ritorno adeguato. La stima è seguente: con il percorso prefigurato da Kkr (non al mercato, non al pubblico, finora), “si arriverebbe a una valutazione della NetCo calcolata a un multiplo tra 12 e 15 volte l’Ebitda, alla stregua di altre società infrastrutturali, arrivando così a un valore complessivo tra 48 e 60 miliardi (assumendone 4 di Ebitda) che, tolti 20 miliardi di debiti, porta a un valore patrimoniale netto compreso tra 28 e 40 miliardi”. Conclusione di Pons: “Considerando che il prezzo proposto da Kkr oggi è di 11 miliardi per il tutto, e che potrà esserci un rilancio, si può comunque capire come l’operazione, spiegata in questi termini, “gira”. Cioè consente a chi la effettua un margine di rivalutazione del capitale pari almeno a tre volte, quello classico dei fondi di private equity”.

LE MIRE DI KKR SUL PNRR VIA TIM

Un altro aspetto delle mire del fondo americano lo ha toccato Anna Gervasoni, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese presso la Liuc Università Cattaneo e presidente del comitato scientifico di ExSuf: “Premesso che i private equity lavorano senza preclusioni settoriali, a parte qualche operatore specializzato – ha osservato in una conversazione con Carlotta Scozzari, giornalista del gruppo Gedi – sicuramente da tempo hanno messo nel mirino le telecomunicazioni, in quanto settore giudicato molto promettente che può portare ad aggregazioni e convergenze nel digitale e col comparto dei media. È proprio in momenti di discontinuità come quello che stiamo vivendo che si registra una forte spinta al cambiamento, e in questo senso la pandemia ha accelerato tendenze già in atto. Da qui la necessità di accompagnare questa transizione con le risorse messe a disposizione del Pnrr italiano e, in generale, con i fondi del programma europeo Next Generation Eu. Ciò ha fatto convergere sul settore delle tlc un interesse sempre maggiore, testimoniato tra l’altro dalla nascita di numerose startup”.

I SERVIZI ITALIANI PRO KKR?

C’è infine un aspetto geopolitico da non sottovalutare, viste le preoccupazioni che da tempo i Servizi segreti italiani non nascondono anche nelle relazioni pubbliche: ossia la tutela nazionale e atlantica della rete e di società del gruppo Tim ritenute strategiche (come Telecom Italia Sparkle e Telsy). Significativo il commento del professor Fabio Bassan, ordinario di Diritto internazionale all’università Roma Tre, già consigliere al ministero delle Comunicazioni e molto apprezzato dagli ambienti più filo Usa dell’Intelligence, scritto su Formiche (la rivista edita da Paolo Messa, neo Executive Vice President di Leonardo per le relazioni geostrategiche con gli Stati Uniti d’America): “L’offerta di Kkr ha il merito di far uscire Tim da un’impasse strutturale. Nuova offerta (manifestazione d’interesse, allo Stato) a leva, e stavolta la strategia è scontata: per il soggetto che la propone e perché soluzioni diverse sembrano a questo punto difficilmente ipotizzabili. Tim d’altro canto è già pronta: parte della rete nazionale (Fibercop), la rete internazionale (Sparkle), la cybersecurity (Telsy), il Cloud (Noovle), Tim Brasil sono già società separate. Il resto segue rapidamente. L’alternativa è proseguire nella retorica del campione nazionale”.

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