Economia

Ecco il bottino di Austria, Danimarca, Olanda e Svezia con i rebate lievitati

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Olanda

Il caso rebate: tutti i numeri sulle riduzioni ottenute nel corso del vertice europeo da Austria, Danimarca, Olanda e Svezia nei contributi da versare all’Ue

 

“Sono stati accontentati i Frugali con succulenti rebate, i rimborsi introdotti per la prima volta su richiesta del Regno Unito ai tempi di Margaret Thatcher, che con la Brexit molti leader Ue avrebbero voluto cancellare. In alcuni casi sono stati raddoppiati. Alla Danimarca sono andati 322 milioni annui di rimborsi (rispetto ai 222 milioni della proposta di sabato); all’Olanda 1,921 miliardi (da 1,576 miliardi) ; all’Austria 565 milioni (da 287), e alla Svezia 1,069 miliardi (da 823 milioni)”.

E’ quanto ha sottolineato l’Ansa ieri dando conto dell’esito del vertice europeo con l’accordo sul Recovery Fund.

Ma che cosa sono i rebate?

“I rebates erano originariamente i rimborsi nei contributi versati al bilancio comunitario concessi a metà degli anni 80 al Regno Unito di Margaret Thatcher (giudicati eccessivi in rapporto ai sussidi poi ricevuti da Londra) e redistribuiti inizialmente tra tutti gli altri Stati membri, poi con correttivi che hanno via via portato a beneficiare a loro volta di rimborsi la Germania e, appunto, i quattro “frugali”, ha ricordato oggi il Sole 24 Ore.

La difesa di questi sconti è forse la prima ragione costitutiva dell’alleanza a quattro fra Austria, Danimarca, Olanda e Svezia, ha aggiunto il Sole: “Nella lettera firmata a nome di tutti dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz a febbraio – una sorta di manifesto –, si indicava come principale priorità il mantenimento dei contributi finora pagati: «Per decenni – era la denuncia – Bruxelles ha riconosciuto che alcuni Paesi pagavano una quota sproporzionata di contributi. Ma la Commissione europea propone di metter fine a questo sistema di rimborsi. Il che significa che i nostri quattro Paesi e la Germania finirebbero per finanziare il 75% dei contributi netti al budget Ue. Noi insistiamo per correttivi permanenti»”.

Eppure in un documento del 2018 la Commissione sottolineava che Brexit offriva l’opportunità di rimettere ordine nel complicato sistema dei “rebates”, gli sconti nei contributi al bilancio comunitario: «La Commissione – era l’impegno – propone di eliminare tutti i rebates e di ridurre dal 20 al 10% l’importo che gli Stati membri trattengono quando raccolgono dazi doganali. Entrambe le misure semplificheranno e renderanno più equo il budget», ha ricordato ieri il quotidiano La Verità.

Ma quanto hanno ottenuto con i rebate i cosiddetti Paesi Frugali, anche se forse è bene denominarli Avari o Egoisti?

Il sostanzioso sconto per i prossimi sette anni – ha calcolato il Sole 24 Ore – “è di 565 milioni all’anno di riduzione lorda per l’Austria (circa il doppio della prima proposta messa sul tavolo dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel sabato), 1,92 miliardi per l’Olanda (da 1,57), 1,06 miliardi per la Svezia (da 823) e 377 per la Danimarca (da 222). Il che, moltiplicato per sette anni, equivale a più di 27 miliardi. Invariato il rimborso garantito alla Germania, pari a 3,67 miliardi all’anno”.

Non solo: l’Olanda ha ottenuto anche altro, ha rimarcato il Sole 24 Ore: “Nelle conclusioni del Consiglio europeo relative alle risorse proprie del prossimo bilancio comunitario, si legge che «a partire dal 1º gennaio 2021 gli Stati membri» tratterranno «a titolo di spese di riscossione, il 25% degli importi da essi riscossi». Le risorse proprie tradizionali sono essenzialmente i dazi doganali sulle importazioni di merci provenienti da Paesi extracomunitari, su cui finora gli Stati trattenevano un 20% che, come ricordato prima, la Commissione voleva ridurre al 10 per cento”.

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