Economia

Recovery Fund: risorse, paletti e vigilanza

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Il Revovery Fund nelle analisi di Federico Fubini e Giuseppe Liturri

Come funzionerà? Che tempi di saranno? Quante risorse si avranno? Che paletti bisognerà rispettare?

Ecco alcune domande alle quali oggi gli analisti cercano di rispondere dopo l’accordo europeo sul Recovery Fund.

L’ANALISI DI FUBINI

“Tutta l’operazione del Recovery Fund in fondo può essere letta come il tentativo di Francia, Germania e anche dell’Olanda di salvare l’Italia — troppo grande per poter fallire senza minacciare l’euro — risparmiandole l’umiliazione politicamente destabilizzante della Troika”. E’ quello che ha scritto oggi l’editorialista del Corriere della Sera, Federico Fubini, sintetizzando l’accordo europeo sul Recovery Fund.

Beninteso, ha aggiunto Fubini, “ciò non significa che al governo di Roma sarà lasciata fare qualunque cosa. In primo luogo ci saranno richieste precise sui tempi, strettissimi. Al punto A18 delle conclusioni si afferma che i governi dovranno «preparare i piani di ripresa e resilienza specificando il programma di riforme e di investimenti per il 2021-2023»”.

“Questi documenti devono arrivare a Bruxelles entro metà ottobre: centinaia di pagine di progetti precisi, con costi, tempi, rendimenti, impatto, anche perché (punto A15) il 70% dei trasferimenti diretti «vanno impegnati negli anni 2021 e 2022»”, ha scritto Fubini.

I PALETTI DA RISPETTARE

I paletti da rispettare sono precisi, ricorda il Corsera: “Al punto A19 delle conclusioni del vertice si precisa che questi devono «coerenti» con le priorità europee (ambiente e digitale) e con le raccomandazioni che la Commissione invia ai Paesi, perché gli investimenti devono «rafforzare il potenziale di crescita e di creazione di posti di lavoro». Ora, le raccomandazioni rivolte all’Italia quest’anno sono specifiche: «Migliorare l’efficienza del sistema giudiziario e il funzionamento della pubblica amministrazione». Nel resto d’Europa si capisce che la riforma del sistema giudiziario in Italia si scontra con profonde resistenze sociali e di gruppi d’interesse. Ma rinviarla o farla solo di facciata taglierebbe il Paese fuori dal Recovery Plan”.

I PIANI DI RIFORMA

Fubini ricorda poi che i “piani di riforma e investimento così come la loro esecuzione per tappe (i cosiddetti obiettivi e le «milestones», le «pietre miliari»), che permettono di ricevere gli esborsi, saranno controllati dalla Commissione. La quale però chiederà conferma a un comitato formato dai vertici del Tesoro dei 27 governi che, se insoddisfatti delle misure o dei programmi di un certo Paese, possono bloccare i versamenti del Recovery Plan con il semplice voto contrario di 13 su 27 Paesi (purché questi rappresentino almeno il 35% della popolazione europea)”.

LA VIGILANZA

In sostanza ci sarà “una vigilanza diretta degli altri governi sull’esecuzione di ogni passaggio”, scrive Fubini: “Un sistema del genere rende l’influenza della Germania significativa perché, date le dimensioni e il peso politico del Paese, per Berlino organizzare una minoranza di blocco (se vuole) sarebbe relativamente facile”.

IL FRENO DI EMERGENZA

C’è poi la controversa questione del cosiddetto “freno di emergenza”. Scrive Fubini: “Rutte ha poi ottenuto che un governo, se insoddisfatto dei piani e delle riforme approvate da un altro, possa chiedere di sospendergli versamenti per tre mesi e di discutere «in modo esauriente» del caso al successivo Consiglio europeo. Il leader del Paese oggetto dei sospetti subirebbe così una sorta di messa in stato di accusa di fronte agli altri leader nazionali. Non si tratta di un diritto di veto, perché spetta sempre alla Commissione decidere. Ma è un «freno di emergenza» che rischia di avvelenare i rapporti fra governi, con attacchi reciproci. Di certo il Recovery Fund è un’occasione per rimettere in piedi l’Italia che non si ripresenterà. Ed è un cambio di stagione nel modo creare e condividere la sovranità in Europa, con debito comune per redistribuire risorse e tasse comuni per finanziarlo. Purché in Italia si colga che il cambio di stagione deve arrivare — subito — anche qui”.

L’ANALISI DI LITURRI

Ma come saranno ripartiti i fondi? “La quota inizialmente spettante all’Italia nel Rrf (Recovery Resilience Fund) era il 20,4% (pari quindi a 68,4 miliardi di 334 miliardi a prezzi correnti) e si stima quindi abbia subito un lieve incremento. I residui 77,5 miliardi di sussidi sono invece destinati ad essere ripartiti secondo i criteri propri di ciascuna misura del bilancio a cui sono stati aggiunti – ha scritto l’analista Giuseppe Liturri sul quotidiano La Verità – Poiché questo bilancio ci vede contribuenti netti, qui i conti sono più complessi. Infatti l’Italia contribuisce in proporzione al proprio Reddito Nazionale Lordo (13% circa dopo l’uscita del Regno Unito, in precedenza era 11,2%) e beneficia di aiuti in misura inferiore. È quindi ragionevole stimare che, nel migliore dei casi, altri 10 miliardi si aggiungano ai 69 del Rrf”.

PRESTITI E RIPARTIZIONI

Per quanto riguarda i prestiti, stimati pari a 121 miliardi (da iniziali 84) “la grancassa della propaganda non ha esitato a darli come cifre già nelle nostre tasche, con ciò sottovalutando due aspetti”, ha scritto Liturri: “Il primo: l’aumento deriva dall’aumento del limite massimo disponibile per ciascuno Stato pari al 6,8% del Gni (Reddito Nazionale Lordo), dall’iniziale 4,7% della proposta del Presidente Charles Michel. Avendo l’Italia un Gni di 1.780 miliardi, ecco spiegato l’aumento dei prestiti potenzialmente disponibili”.

LE CONCLUSIONI

Ma ciò che in molti trascurano di aggiungere è che se tutti gli Stati membri chiedessero prestiti nell’ambito del Rrf fino al limite massimo disponibile, sarebbero necessari ben 920 miliardi di prestiti (il 6,8% del Gni della UE a 27), altro che i 360 miliardi previsti dall’accordo del 21 luglio, ha concluso La Verità: “Quindi la disponibilità dei 121 miliardi per l’Italia si basa sul presupposto, francamente ottimistico, che molti Paesi non attingano al prestito e l’Italia riesca a prendersi quasi il 34% del plafond disponibile. Sognare è legittimo, ma poi ci sveglia in modo brusco”.

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