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Consumo Suolo Emilia Romagna

Ecco i veri i dati sul consumo di suolo in Emilia-Romagna

L’Emilia-Romagna è la quarta regione per consumo di suolo e rispetto al 2020 si classifica terza tra le regioni che hanno registrato un incremento maggiore così come Ravenna è seconda, a livello comunale, dietro solo a Roma. Tutti i dettagli

 

“Là dove c’era l’erba ora c’è una città” cantava Celentano nel 1966. Figuriamoci quasi 60 anni dopo. E, infatti, oltre alle casse di espansione fa discutere la quantità di consumo di suolo, ovvero la cementificazione, dell’Emilia-Romagna, considerata da molti esperti una delle principali cause del disastro provocato dalle alluvioni di questi giorni.

IL CONSUMO DI SUOLO IN TERRITORI A RISCHIO

“L’Emilia-Romagna è una delle regioni in Italia in cui sono più alti i valori di consumo di suolo anche nei territori a livello alto di pericolosità idraulica”. A dirlo in un’intervista dell’agenzia Agi è Francesca Giordano, ricercatrice dell’Ispra.

“Si costruisce ancora in zona pericolose andando a esporre le popolazioni a un rischio. Ci sono edifici, forse condonati nel tempo, che si trovano a essere a ridosso degli argini dei fiumi. L’impermeabilizzazione del suolo – spiega Giordano – rende il territorio meno in grado di assorbire l’acqua”.

TUTTI I NUMERI DELLA CEMENTIFICAZIONE DELL’EMILIA-ROMAGNA

Nella classifica all’interno del rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, edizione 2022, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), l’Emilia-Romagna è la quarta regione per consumo di suolo, dietro a Lombardia (12,12%), Veneto (11,90%) e Campania (10,49%). Il suo valore supera infatti la media nazionale ed è compreso tra il 7 e il 9%.

Inoltre, è terza tra le regioni che hanno registrato un incremento maggiore di consumo di suolo netto in ettari rispetto al 2020. Se al primo posto c’è la Lombardia con 883 ettari in più, seguono il Veneto (+684 ettari), l’Emilia-Romagna (+658), il Piemonte (+630) e la Puglia (+499).

La regione travolta dalle alluvioni riporta un valore sopra la media nazionale (+0,30%) anche riguardo all’aumento di superficie artificiale rispetto al 2021. In quell’anno, l’Emilia-Romagna aveva consumato 200.320 ettari, ovvero l’8,90% del territorio.

I NUMERI DELLA CEMENTIFICAZIONE DELLE PROVINCE DELL’EMILIA-ROMAGNA

A livello provinciale, l’Ispra riferisce che analizzando la distribuzione territoriale del consumo di suolo, è evidente come, al di là delle maggiori aree metropolitane, le province della pianura Emiliana-Lombardo-Veneta presentino densità del consumo di suolo generalmente sopra la media nazionale, con poche eccezioni.

Bologna è la città emiliana che nel 2021 ha registrato il maggiore consumo di suolo, con 32.981 ettari. Seguono Modena (29.587 ettari), Parma (26.320 ettari), Reggio nell’Emilia (25.413 ettari), Piacenza (19.719 ettari), Ravenna (18.890 ettari), Ferrara (18.720 ettari), Forlì-Cesena (17.274 ettari) e, infine, Rimini (11.417 ettari). Sia capoluogo che tutte le province registrano il segno più rispetto al 2020.

I NUMERI DELLA CEMENTIFICAZIONE DEI COMUNI

Se consideriamo poi il livello di cementificazione di tutti i comuni italiani, Ravenna, con 68 ettari consumo di suolo in più rispetto al 2020, è preceduta solo da Roma. Gran parte del consumo, afferma l’Ispra, è dovuto ai cantieri del nuovo tracciato del metanodotto, nelle campagne ad ovest della città. Ma tra gli altri comuni con più consumo viene citato anche Reggio nell’Emilia, con circa 35 ettari in più.

Mentre a livello regionale, nel 2021, tra i comuni con maggiore consumo di suolo ci sono due delle più note località balneari: Cattolica (61,4%) e Riccione (51,2%).

COSA DICE LA LEGGE

Ma la cementificazione è una questione che interessa tutto il nostro Paese e nel 2021 si è registrato il più alto consumo di suolo degli ultimi 10 anni. In attesa, però, che venga stabilita una regolamentazione nazionale, il Corriere della sera ricorda che l’Emilia-Romagna è una delle poche regioni che sul consumo di suolo si è dotata di una propria legge regionale.

“La legge – afferma il quotidiano – risale al 2017 e dice che l’incremento annuale di superfice cementificata deve restare in ogni Comune al di sotto del 3%. Come sempre, però, ci sono delle eccezioni. Restano fuori dal calcolo le opere pubbliche, gli insediamenti strategici di rilievo regionale, gli ampliamenti delle attività produttive esistenti, i nuovi insediamenti residenziali collegati a interventi di rigenerazione urbana”.

Eccezioni che “giustificano” l’abuso di cemento.

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