Economia

Tutti i subbugli politici contro Unicredit-Société Générale

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Unicredit

Si infittiscono dubbi, rilievi, critiche e allarmi sull’eventualità di una fusione-aggregazione tra Unicredit e la francese Société Générale rilanciata come indiscrezioni da articoli di stampa.

In queste ore dal mondo politico arrivano interrogativi e ammonimenti soprattutto dal versante di centrodestra e di intellettuali vicini alle posizioni della maggioranza di governo M5S-Lega.

Significativo, questa mattina, il tweet di Guido Crosetto, giù sottosegretario nei governi di centrodestra, ora esponente di Fratelli d’Italia nonché presidente di Aiad, l’associazione delle aziende italiane attive nel settore della difesa.

Ma anche ieri ci sono stati tweet preoccupati sull’eventualità di un’acquisizione di Unicredit da parte del gruppo bancario francese, come quelli dell’intellettuale e manager del gruppo Sator, Vladimiro Giacché, e dell’economista della Lega, Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato.

Gli ultimi rumors sono stati svelati il 24 agosto dal quotidiano Mf/Milano Finanza. Secondo il quotidiano del gruppo Class i colloqui tra le due banche per studiare l’integrazione o l’acquisizione non si sono fermati. Unicredit, ha aggiunto Mf, sarebbe affiancata da “consulenti di prim’ordine”, a partire da Bouton.

Bouton è stato presidente di SocGen, da cui si è dimesso nel 2009 in seguito allo scandalo Kerviel, dopo un decennio alla guida della banca francese.

Anche l’amministratore delegato di UniCredit, Jean Pierre Mustier, è un ex manager di Société Générale e la sua nomina nel 2016 aveva acceso le speculazioni sulla possibilità che i due istituti unissero le forze.

Non solo: a giugno il Financial Times ha scritto che Unicredit stava esplorando la possibilità di una fusione con la rivale francese, aggiungendo che la volatilità della situazione politica italiana aveva causato uno slittamento dei tempi dell’eventuale operazione.

In occasione della diffusione della trimestrale all’inizio di questo mese, Mustier ha detto che il piano della banca al 2019 è basato sulla crescita organica ma che il nuovo piano potrebbe considerare anche la crescita esterna: “L’Europa ha bisogno di banche paneuropee forti e noi intendiamo essere un vincitore paneuropeo”, ha dichiarato.

Ma Unicredit e Société Générale – contattate da Reuters – non hanno commentato le indiscrezioni e Reuters non ha avuto alcun commento da Rothschild.

Anche un esponente di spicco di Forza Italia, come l’economista Renato Brunetta, ministro nel governo Berlusconi, ha di recente stimmatizzato l’operazione. Non solo: ha individuato nelle proposte di Francia e Germania sul completamento dell’unione bancaria in Europa e sulle regole di gestione per gli Npl (crediti incagliati) un piano per favorire indirettamente le mire di Société Générale in Italia.

Ecco che cosa ha scritto Brunetta il 24 giugno scorso:

L’altra grossa trappola che l’asse franco-tedesco sta preparando all’Italia riguarda il completamento dell’Unione Bancaria, da attuarsi attraverso una maxi pulizia dei bilanci degli istituti di credito, soprattutto sulla parte relativa ai Non-performing loans (NPL). Anche in questo caso, l’accordo franco-tedesco è stato partorito nell’incontro di Mesemberg, dove Parigi e Berlino si sono accordati sulla necessità di introdurre l’obiettivo di ridurre i crediti deteriorati lordi al 5% e quelli netti al 2,5% dei prestiti totali detenuti in bilancio.

Se tale proposta passasse gli istituti italiani, che attualmente detengono NPL lordi per una quota pari all’11% e netti per una quota pari al 6%, dovrebbero fare uno sforzo enorme per rientrare nei parametri, con la quasi certezza che, per raggiungere l’obiettivo, si vedano costretti a ridurre l’ammontare dei prestiti a famiglie e imprese. Una scelta che verrebbe punita dai mercati finanziari attraverso un crollo dei corsi azionari, rendendo gli stessi istituti preda delle acquisizioni straniere. Che l’obiettivo della Francia sia quello di continuare nella sua campagna di conquista del risparmio italiano, già iniziato con le acquisizioni di Pioneer, rilevata da Amundi, e Banca Leonardo, rilevata da Credite Agricole, è cosa nota. Il prossimo obiettivo è quello grosso, la conquista totale di Unicredit, da far confluire in Société Générale“.

Per questo c’è chi ora, anche sulla scia di un articolo del Sussidiario, chiede al governo di intervenire:

Ma come governo e Parlamento possono occuparsi della vicenda?

 

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