Economia

Ecco come la Francia vuole far pappare Unicredit da Société Générale. Il paper di Brunetta

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Position paper di Renato Brunetta (Forza Italia) sulla posizione che il governo italiano deve assumere sul tema della governance economica europea al prossimo Consiglio Europeo del 28-29 giugno. Con un occhio alle banche, come Unicredit…

Germania e Francia stanno predisponendo due trappole gigantesche ai danni dell’Italia, da far scattare al prossimo Consiglio Europeo del 28-29 giugno, allorché si discuterà del tema della riforma della governance economica dell’Unione Europea.

La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron stanno preparando con molta cura questo vertice da mesi, attraverso diversi incontri bilaterali ai quali ha partecipato tutto il gotha dell’economia e della politica dei due paesi, con l’intento di trovare una posizione comune da portare avanti per ottenere il controllo delle finanze pubbliche dell’Unione Europea.

L’accordo è stato raggiunto nei giorni scorsi al castello di Mesemberg, con il presidente francese che è sceso in aiuto della cancelliera tedesca, alle prese con delicati problemi politici interni, alla quale ha strappato il “sì” alla proposta francese di creare un bilancio comune europeo con un ministro unico delle finanze. Macron ha ottenuto il nulla osta tedesco anche sulla proposta, lanciata dalla francese Christine Lagarde, attuale direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, di trasformare l’European Stability Mechanism (il famoso “fondo salva stati”) in un vero e proprio Fondo Monetario Europeo, basato proprio sul modello del FMI, avente l’obiettivo di intervenire, proprio come l’istituzione di Washington, nei paesi che si trovano in dissesto finanziario.

Tale fondo funzionerebbe grazie ad un meccanismo “concessionale”, basato sul paradigma “soldi in cambio di riforme”, che è proprio quello utilizzato dal Fondo Monetario nei suoi interventi internazionali. Non, quindi, un fondo perequativo, tipico degli Stati federali e agognato dai padri fondatori dell’Europa, che trasferisce, attraverso una formula predefinita e automaticamente, le risorse dagli stati più ricchi dell’Unione a quelli più poveri, ma un meccanismo ricattatorio, con il quale i paesi che detengono la maggioranza nel fondo hanno il potere di decidere le riforme che i paesi più indebitati devono fare.

Da questo punto di vista, Francia e Germania propongono di superare il criterio dell’unanimità decisionale per convergere verso l’utilizzo della maggioranza qualificata. Considerando che il potere di voto all’interno dell’ESM e del futuro FME dipende dal peso delle quote detenute, che sono poi in proporzione al PIL degli Stati, se la riforma passasse, l’asse franco-tedesco disporrebbe di una percentuale di voto pari a circa il 47%. Con la presumibile aggiunta di qualche altro paese satellite della Germania, come l’Olanda, la maggioranza assoluta verrebbe facilmente raggiunta. In ogni caso, anche con l’adozione di una maggioranza qualificata, i due paesi disporrebbero di un potere di veto impossibile da superare.

A quel punto, un paese in difficoltà verrebbe de facto commissariato e, per ottenere i soldi necessari ad uscire dalla situazione di crisi, dovrebbe arrendersi ad effettuare tutto quanto gli viene imposto dalla governance del fondo, cioè dalla Francia e dalla Germania. Ancora più nello specifico, Angela Merkel concepisce il FME come una istituzione in grado di gestire i “default pilotati” degli stati sovrani con un debito pubblico insostenibile, procedendo, come è stato fatto per l’esperimento greco, a rinegoziare il debito a fronte di riforme draconiane, comprendenti il taglio delle pensioni e dei salari pubblici, e la privatizzazione degli asset statali, che verrebbero a quel punto acquistati dai paesi più ricchi.

L’altra grossa trappola che l’asse franco-tedesco sta preparando all’Italia riguarda il completamento dell’Unione Bancaria, da attuarsi attraverso una maxi pulizia dei bilanci degli istituti di credito, soprattutto sulla parte relativa ai Non-performing loans (NPL). Anche in questo caso, l’accordo franco-tedesco è stato partorito nell’incontro di Mesemberg, dove Parigi e Berlino si sono accordati sulla necessità di introdurre l’obiettivo di ridurre i crediti deteriorati lordi al 5% e quelli netti al 2,5% dei prestiti totali detenuti in bilancio.

Se tale proposta passasse gli istituti italiani, che attualmente detengono NPL lordi per una quota pari all’11% e netti per una quota pari al 6%, dovrebbero fare uno sforzo enorme per rientrare nei parametri, con la quasi certezza che, per raggiungere l’obiettivo, si vedano costretti a ridurre l’ammontare dei prestiti a famiglie e imprese. Una scelta che verrebbe punita dai mercati finanziari attraverso un crollo dei corsi azionari, rendendo gli stessi istituti preda delle acquisizioni straniere. Che l’obiettivo della Francia sia quello di continuare nella sua campagna di conquista del risparmio italiano, già iniziato con le acquisizioni di Pioneer, rilevata da Amundi, e Banca Leonardo, rilevata da Credite Agricole, è cosa nota. Il prossimo obiettivo è quello grosso, la conquista totale di Unicredit, da far confluire in Société Générale.

Da questo punto di vista, la Francia ha avuto la bravura di inserire Danielè Nouy alla guida della vigilanza della Banca Centrale Europea. In pieno conflitto di interessi, la Nouy è stata la più strenua proponente della riforma degli NPL, in una ottica restrittiva, arrivando a scontrarsi con il governatore Mario Draghi e con il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, che ha rivendicato la competenza del potere legislativo su questo tema.

Per il momento, il fronte italiano ha vinto la sua battaglia, ma le cose cambieranno inesorabilmente a partire dall’anno prossimo, quando i mandati di Tajani e Draghi scadranno. A quel punto, la Francia, che attualmente non detiene ruoli importanti all’interno dell’Unione, è pronta a lanciare l’assalto a queste due poltrone. A quel punto, troverebbe ben pochi ostacoli per far passare la riforma delle sofferenze bancarie, in una ottica a lei profittevole. Per il sistema bancario italiano sarebbe una catastrofe.

Stranamente, nelle proposte franco-tedesche non figura nessun accenno alla questione dei titoli illiquidi, detenuti per il 75% dalle banche francesi e tedesche. L’Italia, su questo tema, non ha mai avanzato una proposta. In sintesi, se passasse il modello di unione bancaria proposta da Macron e Merkel, la condivisione del rischio ci sarebbe solo per questi due paesi. Quelli più deboli non sarebbero affatto garantiti, anzi, il risparmio dei loro cittadini sarebbe facilmente preda dei colossi franco-tedeschi.

C’è, infine, un terzo rischio, più sottile da cogliere ma altrettanto pericoloso per il nostro paese. Il 24 maggio scorso la Commissione Europea ha pubblicato la proposta di regolamento COM 2018/339 di disciplina dei cosiddetti “sovereign bond-backed Securities” (“SBBS”). La Proposta mira ad introdurre nel contesto normativo europeo nuovi strumenti finanziari, gli SBBS appunto, risultanti dalla cartolarizzazione, a mezzo di veicoli di investimento privati costituiti ad hoc, di un paniere predefinito di obbligazioni sovrane europee emesse in Euro.

Questi strumenti, nell’intento della Commissione, verranno strutturati secondo lo schema dell’emissione in diverse tranches, tipicamente senior, mezzanine e junior, a seconda del rischio associato e dei rendimenti previsti, di modo che le perdite derivanti dall’eventuale default degli strumenti sottostanti andrebbero per prime assorbite dalle emissioni subordinate (junior e mezzanine) e, solo in un secondo momento, dalle emissioni senior.

Fin troppo facile capire come i titoli di debito tedeschi e francesi, considerati meno rischiosi, finirebbero nelle tranche senior, mentre quelli italiani, finirebbero nelle tranche più rischiose con rendimenti superiori. Con gli SBBS, si crea così un mercato di strumenti finanziari a due velocità, una sorta di escamotages per replicare l’idea della moneta a due velocità sulla quale Francia e Germania hanno investito da tempo.

Per tutti questi motivi, consiglio il ministro dell’economia Tria a procedere con molta attenzione durante le prossime riunioni dell’Ecofin e, soprattutto, del Consiglio Europeo, suggerendo di non prendere immediatamente alcuna posizione nei confronti delle proposte che Angela Merkel ed Emmanuel Macron spingeranno a più non posso in quel vertice.

E’ fin troppo evidente che l’asse franco-tedesco proporrà all’Italia l’esca della concessione di qualche decimale di deficit in più per la prossima legge di Bilancio, in cambio dell’assenso italiano alle loro proposte. Una polpetta avvelenata che farebbe perdere all’Italia la sovranità sulle proprie politiche economiche. Se il governo Lega-Movimento Cinque Stelle ha davvero a cuore il mantenimento della sovranità nazionale, è arrivato il momento di dimostrarlo coi fatti.

In una Unione Europea che presenta ancora enormi asimmetrie tra gli Stati Membri e con un livello di integrazione economica ancora basso o del tutto inesistente, come in materia di difesa dei confini e di politica estera, il governo Conte dovrebbe dire chiaramente che, fino a quando non si saranno fatti passi avanti sulle politiche di integrazione sul versante della gestione dei confini europei e delle politiche di immigrazione, il processo di riforma della governance europea non può andare avanti.

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