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Ecco i settori che sono andati meglio (e peggio) nel 2020. Report Ref

Settori

L’analisi dell’economista Fedele De Novelli, curatore del report Congiuntura Ref

Nel corso dell’ultimo anno le misure di distanziamento sociale hanno limitato e riorientato i consumi, determinando così in tutti i Paesi l’intensità della crisi del Covid-19.

I consumi di servizi sono stati penalizzati, mentre la gran parte degli acquisti di manufatti non ne è stata influenzata, anche grazie al boom delle vendite on-line. La sedentarietà degli stili di vita ha ridotto le spese per l’abbigliamento, ma ha fatto esplodere quelle per l’elettronica e i beni per l’abitazione. Molte imprese industriali nel periodo del lockdown avevano decumulato scorte per ridurre il fabbisogno di liquidità a fronte del crollo dei fatturati e degli incassi.

Dato il forte recupero dei consumi di beni nei mesi successivi, l’industria mondiale è andata rapidamente incontro a problemi di approvvigionamento di intermedi; in alcuni casi la mancanza di input ha costretto a interrompere la produzione, e i prezzi delle materie prime hanno toccato nuovi record e sono in aumento. Tuttavia, bisogna fare molta attenzione prima di estrapolare questo scenario alla seconda metà dell’anno.

Difatti, la ripresa della domanda di beni è stata anche sostenuta dal dirottamento di risorse che sarebbero state normalmente destinate ai consumi di servizi da parte delle famiglie. Inoltre, questo “eccesso” di domanda di beni è avvenuto anticipando acquisti di sostituzione che avrebbero avuto luogo in futuro. Quindi è alto il rischio che tale domanda di beni cada fra qualche mese.

Nel secondo semestre non si può neanche escludere una contrazione dell’attività industriale, per lo meno in alcuni settori. La ripresa attesa a seguito delle campagne vaccinali sta difatti per riorientare la domanda dai beni ai servizi. Soprattutto in vista dell’estate, se le famiglie potranno riprendere a viaggiare, il cambiamento nella composizione sarà repentino.

Infine, una delle eredità di questa crisi è rappresentata dall’impoverimento di quella fascia di lavoratori che non saranno riusciti a rientrare nel mercato del lavoro e che già avevano salari inferiori alla media prima della crisi. L’ampliamento dell’area del disagio sociale potrebbe indurre una quota dei consumatori a un downgrade delle tipologie di prodotti acquistati. Vendite on line e formati distributivi più economici caratterizzeranno ancora i mutamenti degli stili di consumo.

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