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I lockdown? Disastri economici e pochi benefici sanitari

Pnrr

Numeri, confronti e approfondimenti su pandemia e lockdown. L’analisi di Giuseppe Liturri

 

Le misure restrittive di alcune attività economiche e delle libertà personali sono efficaci ai fini del contenimento dei contagi, della pressione sul sistema sanitario e delle vittime? E se sì, quanto?

Ed una complessiva analisi dei costi sostenuti dalla collettività sul primo fronte porta a concludere che i benefici ottenuti sul secondo fronte siano effettivamente superiori?

A seminare qualche dubbio nelle granitiche certezze ha cominciato, ormai un mese fa, il prestigioso quotidiano Wall Street Journal che, in due editoriali, titolava: “I lockdown non sono valsi la pena” e “Lezioni da un lungo anno di Covid”. Nel primo si sosteneva che i lockdown hanno avuto modesti effetti sul contenimento dell’epidemia ed enormi disastrosi effetti sull’economia e sulla vita delle persone. “Nessun governo ha ancora prodotto un’analisi costi-benefici per giustificare i provvedimenti restrittivi, perché sanno quale risultato mostrerebbe”, così concludeva l’autore Philippe Lemoine. Nell’altro editoriale, non firmato e perciò direttamente attribuibile alla direzione editoriale del giornale, si affermava che “il lockdown ha reso il dolore della pandemia di gran lunga peggiore del necessario” e si concludeva che il “lockdown è una battaglia ideologica i cui eccessi pagheremo per generazioni”, facendo riferimento ai danni relativi alle attività produttive chiuse, all’accumularsi di altre patologie non curate ed alla sostanziale chiusura di tutte le attività scolastiche.

Venerdì 9 è arrivato perfino il Corriere della Sera, che fino a quel momento aveva sprecato fiumi di inchiostro nel fare da cassa di risonanza al mantra delle chiusure senza se e senza ma, facendo un confronto tra i dati della Lombardia e quelli della comunità autonoma di Madrid. Da una parte coprifuoco e zone rosse, dall’altra tutto aperto fino alle 23, pur con limitazioni alla mobilità tra alcuni Comuni, e dati di vittime e contagi addirittura leggermente più bassi in Spagna rispetto all’Italia.

Ma questi confronti internazionali si prestano a mille distinguo, perché le variabili in gioco che condizionano l’esito finale sono molto numerose. Demografia, caratteristiche del sistema sanitario, tipologia di attività produttive coinvolte dal lockdown. Insomma è difficile avere un perfetto “controfattuale” – come gli esperti identificano una situazione comparabile con quella da esaminare per coglierne le differenze – ed è facile compiere l’errore di ritenere un evento l’effetto di un altro solo perché si è manifestato successivamente. Il classico “post hoc ergo propter hoc”.

Tale rischio è inferiore se ci rifà alla ricerca pubblicata lo scorso 2 aprile dal quotidiano El Pais. In quell’articolo si parla del “miracolo economico” e della dura battaglia condotta dalla signora Isabel Diaz Ayuso, Presidente della Comunità autonoma di Madrid, per non distruggere l’economia e, al contempo, non pregiudicare la salute. Pur mantenendo in piedi rigide misure relative allo spostamento al di fuori della Comunità e di alcuni Comuni con indici di contagio particolarmente elevati, alberghi, ristoranti ed altre attività ricreative e culturali non hanno subito alcuna restrizione, se non il limite orario delle 23. E la Ayuso è diventata l’idolo di albergatori e ristoratori. I suoi sostenitori evidenziano i frutti del suo impegno a mantenere un equilibrio tra economia e salute: più posti di lavoro, albergatori e consumatori felici e una boccata di ossigeno nel mezzo della catastrofe generale.

Ma vi è di più. I limiti a muoversi al di fuori della Comunità autonoma – entità amministrativa piuttosto ampia che comprende Province e Comuni – hanno portato i residenti a riversare la loro capacità di spesa tutta all’interno del perimetro regionale. Così anziché viaggiare verso mete esotiche o verso Londra, i madrileni hanno affollato terrazze e locali soprattutto durante la settimana santa.

L’isolamento è redditizio” ha titolato El Pais. I consumi con carte di credito sono aumentati tra dicembre e febbraio di quasi il 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati della banca BBVA. Mentre il resto della Spagna è rimasto fermo ad un incremento del 5%. Un’indagine più ampia dell’istituto nazionale di statistica vede il commercio al dettaglio in febbraio nella Comunità di Madrid in calo del 1,5% rispetto allo stesso mese del 2020. Un miracolo rispetto alla media nazionale del -9,4% e di gran lunga il migliore rispetto a tutte le altre Comunità autonome spagnole.

Tutto questo nonostante Madrid abbia sofferto del sostanziale arresto dell’attività dell’aeroporto Barajas, che pesa per il 10% del Pil regionale, e dello stop all’attività congressistica, in cui Madrid è la terza città al mondo, con evidenti contraccolpi sulla disoccupazione. Ma, grazie alle misure della Ayuso, la regione di Madrid presenta, dopo le Baleari, il miglior dato per la diminuzione della cassa integrazione.

Tutto ciò ha determinato un’ecatombe dal punto di vista sanitario? Pare proprio di no. L’andamento dei casi al 16 aprile nella Comunità di Madrid è largamente sovrapponibile a quello delle altre regioni, con i nuovi casi negli ultimi 14 giorni attestati a 372 per 100.000 abitanti, certamente superiore alla media nazionale pari a circa 213 casi, ma certamente gestibile e simile a quella di altre regioni come la Navarra ed i Paesi Baschi.

Giusto per avere un termine di paragone, in Puglia, zona rossa dal 12 marzo con negozi non alimentari chiusi, il dato equivalente si attestava al 13 aprile a 543 casi, con le province di Bari, Foggia e Taranto tra 600 e 700 (dati fondazione Gimbe). Per non parlare delle vittime: ormai da inizio marzo, in Italia basta un giorno per registrare quelle che la Spagna conta in un’intera settimana. Da giorni, in Puglia si registrano più vittime dell’intera Spagna.

Numeri che dovrebbero far riflettere, soprattutto i politici, da cui sarebbe legittimo attendersi proprio una sapiente attività di analisi di tutti i dati relativi all’efficacia delle misure da loro adottate ed un saggio contemperamento di costi e benefici relativi a tutti gli effetti, nessuno escluso, delle loro scelte.

Qualcuno, soprattutto in Puglia, dovrebbe spiegare perché, dopo quattro settimane di distruzione del commercio al dettaglio e della ristorazione e con scuole semideserte, si registrano più del doppio di contagi della regione madrilena, che ha tutto aperto fino alle 23?

Li abbiamo votati proprio per questo, altrimenti basterebbe lasciare il governo del Paese ad un comitato tecnico scientifico con i loro algoritmi. Anzi, basterebbero solo questi ultimi.

(versione aggiornata e ampliata di un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità)

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