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Nvidia

Ecco con chi Nvidia fa affari

Grazie al boom dei processori avanzati, Nvidia ha incassato oltre 22 miliardi di dollari nell'ultimo trimestre del 2023. Il punto di Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR.

Sono oltre 22 i miliardi di dollari che Nvidia ha incassato nell’ultimo trimestre del 2023, +265% rispetto allo stesso trimestre del 2022 e ben + 30% rispetto a tutto l’anno solare 2021. Il boom delle GPU che equipaggiano i data center dedicati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, non mostra alcun segno di cedimento, anzi le previsioni della società dicono che il trend è ancora in fase di accelerazione. Sono infatti 24 i miliardi attesi per il primo trimestre di quest’anno. I principali clienti, neanche a dirlo, sono Amazon, Apple, Meta e Alphabet ma non solo, il colosso di Santa Clara continua a stringere accordi con i maggiori fornitori di hardware di tutto il mondo, l’ultimo in ordine temporale con Cisco System.

Siamo nel mezzo di un nuovo ciclo di investimenti del valore di svariate centinaia di miliardi di dollari che forse non cambierà il mondo, ma di certo avrà un impatto non trascurabile sull’economia non solo americana nei prossimi trimestri, con un indotto che al momento è difficilmente quantificabile. E forse non è solo un caso che il listino giapponese Nikkei 225 chiuda a 39.098 proprio il giorno successivo ai dati di Nvidia, superando dopo ben 35 anni il massimo di 38.957 fatto segnare nel lontano 1989. Parlare di valutazioni di fronte a dinamiche di crescita di questa portata è abbastanza rischioso, inutile guardare alle medie storiche visto che ci troviamo di fronte ad un ciclo completamente nuovo.

I MERCATI FESTEGGIANO

Gli effetti di questo boom al momento sono evidenti su tutta la filiera dell’hardware e software legata all’AI, ma col tempo dovrebbero vedersi i benefici anche negli altri settori dove si prevedono miglioramenti consistenti della produttività grazie all’utilizzo delle applicazioni “intelligenti”, con molti punti di domanda però sulle ricadute occupazionali.

Ma questi sono temi legati al lungo periodo, guardando più a breve termine i mercati azionari festeggiano. La recessione, almeno negli Stati Uniti, sembra davvero poco probabile al momento e i tassi del Treasury decennale tornati sopra al 4,30% sembrano testimoniarlo. Il problema della grande dispersione settoriale delle performance, con la tecnologia sugli scudi, per il momento rimane, ma meglio comunque non concentrare troppo le scommesse, le prese di profitto possono essere improvvise e dolorose.

E LA FED?

La Fed potrebbe decidere di mantenere invariati i tassi per un periodo più prolungato del previsto se i dati macro e di inflazione non mostrassero segni di cedimento, ma il 4,5% sul decennale americano riteniamo possa essere comunque un livello interessante, se non altro come bilanciamento delle posizioni lunghe sull’azionario.

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