Economia

Ecco come Unicredit sbotta contro l’Ops di Intesa su Ubi

di

Unicredit alitalia

Che cosa si legge nella documentazione che Unicredit ha presentato all’Antitrust nell’ambito dell’istruttoria avviata da Agcm sull’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca

 

Bordate di Unicredit contro l’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca.

Le bordate si rintracciano nella documentazione che il gruppo bancario capeggiato dall’amministratore delegato, Jean-Pierre Mustier, ha consegnato all’Antitrust nell’ambito dell’istruttoria avviata dal Garante del mercato e della concorrenza sull’Offerta pubblica di acquisto lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca.

L’integrazione tra Intesa e Ubi Banca è “suscettibile di impattare negativamente sulla concorrenza sotto diversi aspetti”. E’ questa infatti la posizione di Unicredit sull’Ops di Intesa, sintetizzata dalla risultanze istruttorie dell’Antitrust. S

econdo Unicredit l’operazione può creare “una posizione dominante in numerosi mercati, suscettibile in particolare di danneggiare la clientela retail e quella pmi”.

Inoltre, non essendo Ubi una banca in difficoltà, Intesa “eliminerebbe un competitor che esercita una notevole pressione concorrenziale sul mercato”.

“In questo senso – si legge nel documento Antitrust . si tratterebbe di un’operazione eccezionale volta all’acquisizione da parte del primo operatore di mercato dell’operatore cd. maverick, con concrete possibilità di crescita, al fine di limitare la concorrenza”.

“L’operazione – secondo Unicredit – comporterebbe lo stravolgimento del mercato con lo smembramento di Ubi, al fine di impedire la creazione di un terzo polo bancario, ovvero la possibilità di crescita di un terzo operatore”.

Ma non sono le tesi di Unicredit a preoccupare di più Intesa. Infatti sono proprio i documenti preparatori della fase finale dell’istruttoria di Agcm sull’Ops a far impensierire di fatto il gruppo capeggiato dall’ad, Carlo Messina, sul sì molto incerto del Garante all’Offerta.

L’Ops lanciata da Intesa su Ubi rischia infatti di non superare le forche caudine dell’Antitrust. In un documento dell’autorità, che avrebbe dovuto restare riservato ma che è filtrato prima sul Messaggero e sull’Ansa, si legge che “l’operazione allo stato degli atti non è suscettibile di essere autorizzata”.

Fra le principali ragioni della posizione, che è però non rappresenta una decisione ed è contenuta nelle risultanze istruttorie inviate alle parti coinvolte in vista di una seconda fase di audizioni, ci sono i dubbi dell’Antitrust sull’accordo fra Intesa e Bper che ha accompagnato il lancio dell’ops e che era stato pensato proprio per evitare problemi con eccessive concentrazioni di mercato, come tra l’altro si potevano evincere dalla lettura della delibera con cui l’Agcm ha avviato l’istruttoria (qui l’approfondimento di Start).

Secondo l’autorità garante della concorrenza, le informazioni fornite dalla banca guidata da Carlo Messina non rendono “in alcun modo possibile enucleare il ramo di azienda Ubi oggetto di cessione a Bper, senza che permanessero significative incertezze in merito al suo perimetro”.

Al tempo stesso Intesa aveva chiesto di poter presentare, entro il 10 giugno, spiegazioni aggiuntive su questo punto: l’istanza però è stata rigettata secondo l’Agi e l’Antitrust ha dato alle parti tempo fino al 15 per fornire nuova documentazione in vista del nuovo round di audizioni che prenderà via il 18.

In particolare, secondo quanto risulta all’agenzia stampa Agi diretta da Mario Sechi, gli sportelli da cedere potrebbero essere rivisti per rispettare le soglie in ogni provincia. In seguito si entrerà nella fase decisoria, che dovrebbe concludersi nella seconda meta’ di luglio.

Oltre all’accordo con Bper, che potenzialmente potrebbe risolvere problemi di concentrazione in Lombardia e Piemonte, secondo l’autorità ci sarebbero rischi per la concorrenza anche in altri mercati, dove potrebbe essere ridotta “in maniera sostanziale e durevole” per “l’elevata concentrazione” e la “distanza significativa dal secondo operatore di ciascuna area e in considerazione della capacita’ ‘disciplinante’ di Ubi nei confronti delle maggiori banche”.

 

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