L’aumento della spesa per la difesa sarà oggetto di grande attenzione da parte dei mercati per il suo impatto sui bilanci pubblici e sulle diverse asset class.
Poiché il costo dell’indipendenza in materia di sicurezza in Occidente inizia a raggiungere l’ordine dei trilioni, gli investitori guardano con cautela alle ripercussioni sui disavanzi di bilancio e sulle future politiche sui tassi di interesse, concentrandosi sul valore futuro dei titoli di Stato.
Dopo un anno di guerre dei dazi, i rischi geopolitici sono tornati a crescere, poiché l’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, a febbraio, ha riportato rapidamente l’attenzione sulla difesa.
In questo contesto in evoluzione, la spesa militare degli alleati europei e del Canada (in base al monitoraggio della spesa per la difesa della Nato) ha superato le precedenti aspettative, con un incremento del 20% nel 2025. La pressione sulla spesa per la difesa è oggi uno dei primi dieci rischi fiscali individuati per le economie avanzate, ed è considerata un problema nel 24% dei Paesi.
SPESA RELATIVA NEI VARI PAESI
Gran parte dell’impatto previsto è specifico per ciascun Paese: le nazioni dell’Europa orientale, più vicine al confine con la Russia, stanno spendendo molto di più rispetto alle loro controparti più a ovest, in rapporto al PIL. Anche i Paesi con un’industria della difesa nazionale relativamente forte, come la Francia e il Regno Unito, tendono anch’essi a spendere di più.
Soprattutto, è difficile che l’espansione fiscale necessaria per assorbire l’aumento della spesa sarà transitoria in Europa, dove le spese per la difesa tendono a essere rigide. Per il momento, l’attivazione delle clausole di salvaguardia nazionali ha concesso un certo margine ai Paesi europei per aggirare i vincoli delle regole fiscali, ma resta il rischio di aumenti strutturali dei livelli di debito se la spesa non verrà compensata da altre politiche.
Negli Stati Uniti, finora le stime del costo della guerra in Iran si aggirano intorno ai 30 miliardi di dollari e continuano a salire, mentre l’ultima proposta di bilancio della difesa per il 2027 ammonta a 1.500 miliardi di dollari, un valore superiore al PIL della maggior parte delle economie europee.
IMPLICAZIONI PER I TASSI
Questo livello di spesa rappresenta un aumento rispetto alle proiezioni degli anni precedenti e accresce l’incertezza sui futuri livelli di disavanzo, che probabilmente non sono scontati nei tassi di interesse correnti.
L’aumento della spesa avrà ripercussioni sulle aspettative relative all’inflazione e ai tassi d’interesse, con gli investitori che tenderanno con ogni probabilità a distinguere tra i Paesi con disavanzi fiscali più alti e quelli con disavanzi più contenuti. Allo stesso modo, il recente shock petrolifero ha aggiunto un ulteriore ostacolo, anche se potrebbe essere considerato di breve durata e transitorio in uno scenario di accordo di pace.
Nel frattempo, il rischio di tassi più elevati per un periodo più lungo ha sostenuto premi più alti sui titoli di Stato, in particolare per i Paesi importatori di energia. Ciò ha messo in evidenza un ulteriore onere per i bilanci pubblici, proprio in una fase in cui l’espansione fiscale è necessaria per sostenere obiettivi più ambiziosi di spesa per la difesa.
IMPULSO AL MANIFATTURIERO
Uno dei beneficiari dell’aumento della spesa è stato il settore manifatturiero, che può sostenere la crescita futura del mercato del lavoro in Europa e ha portato a un rialzo dei titoli aerospaziali e della difesa dall’inizio del 2025. Le aree di crescita futura comprendono la cybersecurity, i minerali critici e le terre rare, oltre all’autosufficienza energetica.
Sono necessari processi di approvvigionamento più efficienti e rapidi – in particolare in Europa – e innovazioni per far fronte all’aumento della domanda e la modernizzazione dell’ecosistema della difesa.
Di conseguenza, l’innovazione tecnologica e il capitale privato saranno cruciali in aree come intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e reti di comunicazione di nuova generazione, che la Nato ha identificato come quelle con il maggior potenziale di trasformare la guerra del futuro, in cui la cybersecurity riveste un ruolo centrale.
I mercati stanno già scontando questo trend, con l’indice globale dei titoli di cybersecurity in rialzo del 36% dall’inizio dell’anno. Dall’altro lato, i rendimenti azionari globali nel comparto aerospaziale e della difesa sono stati contenuti dopo un 2025 molto positivo, in cui hanno registrato una performance superiore al 50%. Tuttavia, le previsioni di crescita degli utili restano favorevoli, nonostante le valutazioni più elevate.
Un altro settore che ne ha beneficiato è stato il comparto dei metalli delle terre rare, grazie al loro utilizzo nei sistemi di difesa avanzati, che ne ha fatto salire i prezzi.
Tuttavia, una maggiore dipendenza dall’approvvigionamento e dalle infrastrutture dei minerali critici amplia il concetto stesso di sicurezza e richiede una diversificazione della catena di fornitura per sostenere la crescita futura e le opportunità di investimento.






