Beretta Holding prende di mira il produttore di armi americano Sturm Ruger.
Il colosso italiano – leader mondiale nella produzione di armi da fuoco, che include la storica Fabbrica d’Armi Pietro Beretta di Gardone Val Trompia, fondata nel 1526 – è salito al 9,95% del capitale di Sturm Ruger, diventandone il primo azionista. Ma non finisce qui: Beretta ha presentato una propria lista di candidati al consiglio di amministrazione in vista dell’assemblea del 29 maggio, mentre la società americana ha adottato misure difensive contro possibili scalate.
La partita si inserisce in un momento delicato per Sturm Ruger: la società ha dovuto affrontare un rallentamento delle vendite e un forte calo degli utili, che ha fatto scendere il prezzo delle sue azioni di oltre il 60% rispetto al massimo del 2021, segnalava il Financial Times il mese scorso.
Essendo uno dei due principali produttori di armi da fuoco quotati in Borsa, insieme a Smith & Wesson, le difficoltà attraversate da Ruger si scontrano direttamente con i risultati registrati da Beretta.
Tutti i dettagli.
SCONTRO PER IL CONTROLLO DI STURM RUGER
È battaglia a Wall Street per il controllo di Sturm Ruger, il più grande produttore di armi da fuoco degli Stati Uniti, dopo che il gruppo italiano Beretta Holding con sede in Lussemburgo ha deciso di fare valere la sua quota del 9,95%, con la quale è diventato il primo azionista.
In vista dell’assemblea generale che prevista il prossimo il 29 maggio, Beretta ha presentato una lista di quattro consiglieri su un cda composto da nove membri, con l’obiettivo di ottenere maggiore controllo sul principale rivale statunitense Smith & Wesson.
I CANDIDATI PROPOSTI AL CDA
I candidati proposti da Beretta Holding includono William Franklin Detwiler, managing partner di Fernbrook Capital Management; Mark DeYoung, fondatore ed ex ceo di Vista Outdoor; Frederick DiSanto, ceo di Ancora Holdings; e Michael Christodolou, fondatore di Inwood Capital Management.
LA POSIZIONE DI PIETRO GUSSALLI BERETTA
“Abbiamo investito in Sturm Ruger, diventandone il primo azionista con il 9,95%, perché pensiamo sia una società con asset significativi negli Stati Uniti – ha dichiarato Pietro Gussalli Beretta (nella foto), presidente e amministratore delegato di Beretta Holding a Il Sole 24 Ore. Il nostro intento è sempre stato di cercare un dialogo con il consiglio di amministrazione per discutere di strategie industriali e di partnership per far crescere la società ed il valore del titolo e non ho mai parlato di take over. Purtroppo – ha aggiunto il presidente – gli attuali consiglieri stanno anteponendo i propri interessi personali a quelli di tutti gli azionisti e speriamo che possano essere eletti i nostri consiglieri, i quali porterebbero un nuovo approccio all’interno del Cda che privilegi solo l’interesse della società e di tutti gli stakeholder”.
L’ANTEFATTO
Come ricostruisce il Ft, lo scorso ottobre Ruger ha adottato un piano di difesa anti-scalata, noto come poison pill, che prevede la diluizione della partecipazione dell’investitore nel caso venga superata una soglia prestabilita del 10%, per bloccare un’acquisizione ostile dopo che Beretta aveva rivelato di detenere una quota del 9% nel suo rivale. Ruger aveva dichiarato all’epoca che avrebbe incontrato Beretta con l’intenzione di “approfondire le collaborazioni operative e strategiche che avevano in mente”. Da allora, Beretta ha aumentato la sua partecipazione a poco meno del 10%.
ACQUE AGITATE PER IL PRODUTTORE DI ARMI AMERICANO
Nel frattempoe Ruger ha dovuto affrontare un rallentamento delle vendite e un forte calo degli utili. Le sue azioni sono scese di oltre il 60% rispetto al massimo del 2021, ma si sono parzialmente riprese di recente da quando Beretta ha quotato la sua partecipazione. La capitalizzazione di mercato di Ruger si attesta a circa 581 milioni di dollari che rappresenta il valore della società.
L’ESPANSIONE DI BERETTA HOLDING
Da parte sua il Gruppo Beretta fa costantemente shopping di concorrenti. Nel 2022, Beretta ha acquisito il produttore di munizioni svizzero RUAG Ammotec. Ad oggi il gruppo impiega complessivamente 6.500 persone. Nel 2024 ha registrato un fatturato di 1,5 miliardi di euro. Al timone c’è Pietro Gussalli Beretta, erede di quindicesima generazione del fondatore Bartolomeo Beretta.







