Economia

Ecco come la Bce (sculacciata da Salvini) picchierà su Mps, Ubi, Banco Bpm e Unicredit

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mps

Brutte notizie in arrivo dalla Bce per la banche italiane come Mps, Carige, Banco Bpm, Ubi e Unicredit. Le richieste della Banca centrale europea per Mps sul dossier Npl in verità riguardano tutte le banche italiane, come adombrato già ieri dagli analisti di Mediobanca e come svelato oggi dal quotidiano il Sole 24 Ore. Ecco fatti, numeri, indiscrezioni, commenti e scenari

Torna a infiammarsi il fronte del credito in Italia. Con il caso Carige in pieno svolgimento dopo il decreto del governo, ora anche Monte dei Paschi di Siena finisce nuovamente sotto i riflettori.

Ma sono le attenzioni della Bce verso tutte le banche italiane in materia di Npl a preoccupare non solo il mondo del credito e gli analisti ma anche esponenti di spicco della politica, come il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che ha detto: “Il nuovo attacco della vigilanza Bce al sistema bancario italiano e a Mps dimostra ancora una volta che l’Unione Bancaria, voluta dalla Ue e votata dal Pd, non solo non ha reso più stabile il nostro sistema finanziario ma causa instabilità, colpendo i risparmi dei cittadini e un sistema bancario come quello italiano che aveva retto meglio di tutti alla grande crisi finanziaria del 2008″.

Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA STA SUCCEDENDO IN BORSA A MPS E NON SOLO

Ieri è stata una giornata particolarmente pesante a Piazza Affari per il titolo Mps, colpito venerdì scorso, a mercati chiusi, dall’allarme lanciato dalla Bce sulla capacità del gruppo bancario senese di rispettare gli obiettivi legati al piano di ristrutturazione. A preoccupare la Bce in particolare il livello di crediti deteriorati detenuti da Mps: ed è per questo che Francoforte ha chiesto alla banca di aumentare gradualmente i livelli di protezione sullo stock degli Npl che dovrebbe venir azzerato nel giro di sette anni. Una preoccupazione condivisa anche da Standard & Poor’s che invita ad accelerare nel processo di risanamento.

FOCUS SUL TITOLO MPS

In questo clima ieri mattina il titolo del gruppo non è riuscito a fare prezzo ed è stato sospeso per eccesso di ribasso. Al momento dello stop il titolo cedeva oltre il 7% a 1,40 euro. Situazione pesante che si è trascinata per tutto il giorno e in chiusura a Piazza Affari ieri il titolo ha fatto segnare un calo del 9,95% a 1,36 euro, rispetto a 1,51 euro di venerdì.

LE RICHIESTE DELLA BCE E LE STIME DEGLI ANALISTI

In pratica, la bozza arrivata a Siena da Francoforte raccomanda a Mps di svalutare completamente entro il 2026 non solo i nuovi flussi di crediti deteriorati, ma anche lo stock che ha già in pancia, con un impatto complessivo che gli analisti di Equita hanno stimato in 1,1 miliardi e quelli di Banca Akros in 8,7 miliardi. Per la Bce sul gruppo pesano anche gli “impatti diretti e indiretti dello spread Btp-Bund, soprattutto considerando la significativa esposizione di Mps al debito sovrano italiano”.

LA PRECISAZIONE DA PARTE DI FRANCOFORTE

La Bce, nelle lettere alle banche contenente la decisione sulle misure attese per il 2019, sta applicando l’approccio seguito finora e annunciato pubblicamente l’11 luglio 2018. E’ quanto trapela da una fonte vicina al dossier. Allora si specificava che “in base a questo approccio la Vigilanza si sarebbe impegnata ulteriormente con ciascuna banca nel definire le sue aspettative di Vigilanza” specifiche per ciascun istituto, “basate su parametri di riferimento di banche confrontabili e guidate dagli attuali livelli di Npl e dalle principali caratteristiche finanziarie”.

IL REPORT DI KEPLER

Questa mattina gli analisti di Kepler Cheuvreux ricordano che l’Addendum è applicato ai nuovi flussi Npe generati dal 1° aprile 2018. Gli orientamenti della Bce riguardano la copertura completa dei nuovi stock in due anni per gli Npe non garantiti e in sette anni per i prestiti garantiti, con la seguente tabella di marcia: nulla i primi due anni e poi il 40%, il 55%, il 70%, l’85% e il 100% negli anni successivi.

TUTTI GLI EFFETTI PER MPS, BANCO BPM, BPER E UNICREDIT

Quindi, come riporta Mf, gli effetti sui nuovi accantonamenti sarebbero, secondo Kepler: 25 miliardi di euro per Unicredit (-7 punti base sui coefficienti patrimoniali), 20 per Intesa (-7 punti base), 11 miliardi per Monte paschi di Siena (-17 punti base), 9 miliardi per Banco Bpm (-14 punti base), 5 miliardi per Bper (-16 punti base) e 4 miliardi per Ubi (-7 punti base). Questi numeri, sottolinea Kepler, “non tengono conto delle importanti cessioni di Npl in corso”, oltre al fatto che “la necessità di effettuare cessioni aggiuntive dovrebbe diminuire del 30% circa nel 2020”, “ma danno un senso alla portata dello sforzo finanziario necessario per raggiungere l’obiettivo di piena copertura sugli Npe” richiesto da Francoforte.

CHE COSA DICONO I REPORT DI MEDIOBANCA

Uno scenario che potrebbe non riguardare solo Siena, dunque, come sottolineato già ieri sera in altri report. “A quanto si puo’ capire”, spiega Mediobanca, sulle richieste di coperture dei crediti deteriorati “la Bce può utilizzare un approccio differente caso per caso”. Quel che preoccupa è ciò che ne deriva: “Riteniamo – concludono a Piazzetta Cuccia – che il mercato dovrà valutare se questo approccio caso per caso sia qualcosa che si applica solo a Mps o anche ad altre banche in Italia o fuori dall’Italia”. Per Equita, la richiesta fatta dalla Bce a Rocca Salimbeni “rappresenta un pericoloso precedente per le altre banche”.

I CONTI DI MEDIOBANCA

Gli analisti di Mediobanca stimano un conto da 15 miliardi di euro per il sistema bancario italiano dalla ‘stretta’ della Bce sui crediti deteriorati, nel caso in cui la richiesta fatta a Mps di azzerare il valore dei crediti dubbi entro il 2026 fosse stata rivolta anche al resto del sistema bancario. Una ipotesi che incontra pero’ lo scetticismo dei principali broker. “Parlando con i player dell’industria”, scrive Equita agli investitori, “è improbabile che affronteranno lo stesso tipo di trattamento”.

ECCO LE NOTIZIE DEL SOLE 24 ORE

E che la questione non riguarda solo Mps è oggi il Sole 24 Ore a sottolinearlo con un articolo che svela le mire della Bce. Ogni banca avrà una propria “deadline” temporale, che sarà funzione dello stato di salute e del peso degli Npl in portafoglio. “Ma per tutti gli istituti italiani (ed europei) l’aspettativa della Banca centrale europea è univoca: gli istituti sono chiamati ad aumentare le coperture fino a svalutare integralmente lo stock di crediti deteriorati in un arco pluriennale predefinito, orizzonte che mediamente si aggirerà attorno al 2026”, scrive il Sole 24 Ore.

FATTI, RUMORS E SCENARI

È questa infatti, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore da diverse fonti, l’indicazione che la Vigilanza bancaria ha inserito in ogni lettera Srep inviata a dicembre alle banche italiane. La richiesta di Francoforte sui crediti deteriorati emersa venerdì con il caso Mps, a cui la Vigilanza ha imposto di azzerare il peso degli Npl in portafoglio entro sette anni, non è insomma isolato.

Sul settore italiano del credito pesa il fardello più rilevante dei crediti deteriorati su scala europea: a novembre, il sistema bancario contava 37,5 miliardi di sofferenze nette, scrive il Sole 24 Ore: “Un ammontare di Npl che, a questo punto, in teoria dovrà essere gradualmente svalutato da qua ai prossimi anni insieme ad altri 60 miliardi di inadempienze probabili nette (pari a 86 miliardi lordi coperti al 30%)”.

CHE COSA DICONO LE BANCHE INTERESSATE

“Non sono attesi impatti significativi per quanto riguarda gli obiettivi e le proiezioni di natura economica e patrimoniali previsti per l’esercizio 2018 e per quelli gia’ resi noti nel piano industriale 2019-2020” dalle raccomandazioni della Bce sulla copertura degli stock di crediti deteriorati. Lo scrive Ubi Banca in una nota in cui sottolinea che “le raccomandazioni sono formulate tenendo conto delle specificita’ di ciascuna banca”.

Intesa Sanpaolo non ravvisa impatti significativi per quanto riguarda gli obiettivi e le previsioni di natura economica e patrimoniale gia’ resi noti al mercato per l’esercizio 2018 e per il Piano di Impresa 2018-2021. Lo si legge in una nota in merito alle comunicazioni inviate dalla Bce alle banche sul progressivo raggiungimento nei prossimi anni di un grado di copertura dello stock di crediti deteriorati in linea con quanto indicato nell’Addendum alle linee guida sui crediti deteriorati a decorrere dal primo aprile 2018.

LE CRITICHE DI SALVINI

“Il nuovo attacco della vigilanza Bce al sistema bancario italiano e a Mps dimostra ancora una volta che l’Unione Bancaria, voluta dalla Ue e votata dal Pd, non solo non ha reso più stabile il nostro sistema finanziario ma causa instabilità, colpendo i risparmi dei cittadini e un sistema bancario come quello italiano che aveva retto meglio di tutti alla grande crisi finanziaria del 2008″. E’ quanto afferma il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini parlando di “atteggiamento prevaricatore della Bce“.

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