Economia

Ecco come Abi, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Bpm e non solo stanno gestendo l’emergenza Coronavirus

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Come si stanno muovendo le banche (a partire dalle maggiori come Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Bpm e non solo). L’accordo con i sindacati. E la sortita controversa di Castelli (M5S). Perché gli sportelli bancari sono aperti e lo sciopero è fuorilegge. L’approfondimento di Fernando Soto

Perché gli sportelli bancari sono aperti? La domanda, cruciale, attanaglia non solo gli addetti ai lavori, ma anche l’intero Paese.

Ci si chiede, insomma, se sia prudente, in piena emergenza Coronavirus, tenere aperta una rete di oltre 25.000 filiali in tutta Italia. C’è un pericolo e riguarda sia tutti i dipendenti bancari che lavorano nelle agenzie sia la clientela.

Qualcuno evoca lo sciopero, ma ignora i rischi di eventuali sanzioni penali oltre al fatto che il governo potrebbe precettare la categoria. Sta di fatto che la chiusura è quello che lunedì tutti i sindacati del settore bancario (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) hanno chiesto all’Abi.

SERVIZIO PUBBLICO ESSENZIALE

Tuttavia, una serrata generale è difficile da praticare. Ciò perché quello offerto dalle banche sul mercato è un cosiddetto servizio pubblico essenziale ovvero uno di quei servizi sul quale prevale l’interesse generale e, pertanto, la scelta della chiusura nazionale è decisa dal governo e non dalle aziende né dalle associazioni di categoria.

LA LEGGE

La legge che disciplina la faccenda è la 146 del 1990 e, all’articolo 1, elenca appunto le attività per le quali l’interesse pubblico prevale sulle scelte dei privati e sono quelle volte «a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione».

IL DPCM DEL 9 MARZO

Non a caso lo stesso governo, con il dpcm del 9 marzo, quando ha messo l’Italia in quarantena, ha stabilito di lasciare aperti, oltre agli sportelli bancari, anche uffici postali e delle assicurazioni, gli alimentari. E non solo. Insomma, servirebbe un atto normativo dello stesso governo per chiudere uno di questi settori.

IL CASO POSTE

C’è parecchia preoccupazione, anche perché due dipendenti delle Poste sono morti proprio a causa del Coronavirus. «Una pessima notizia. Siamo vicini alle famiglie dei due lavoratori delle Poste che hanno pagato con la vita il loro impegno. Serve massima responsabilità. Si può lavorare solo se si garantisce la sicurezza delle persone» ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

L’ACCORDO

Vista la complessità della questione, Abi e sindacati lunedì notte hanno sottoscritto un ottimo accordo volto a garantire la massima tutela dei dipendenti bancari e pure di tutta la clientela. C’è da dire che l’intesa siglata da Abi e dai segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin integra e amplia quanto previsto dal protocollo sottoscritto dal governo con i sindacati confederali e Confindustria sabato scorso.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

«Fermo restando il rispetto delle prassi di profilassi governative – spiega oggi Cristina Casadei sul Sole 24 Ore – è stata condivisa la limitazione dell’attività bancaria di sportello alla sola assistenza alla clientela, limitando ai soli canali remoti lo svolgimento dell’attività commerciale. Sono stati fissati importanti paletti a tutela dei bancari su accesso fornitori, pulizia e sanificazione, precauzioni igieniche sanitarie, dispositivi di protezione individuale, servizi e contatto con il pubblico, organizzazione aziendale, sorveglianza sanitaria. Infine, è stata prevista la partecipazione nella gestione e nell’analisi congiunta di questa fase emergenziale al tavolo nazionale anche di un rappresentante dei lavoratori perla sicurezza per organizzazione sindacale».

COME SI ORGANIZZANO LE BANCHE

E ciascuna banca – in primis le banche maggiori come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca, Mps, Banco Bpm, Bper e non solo – sta attuando misure specifiche, anche la chiusura di una parte delle agenzie, talora a giorni alterni, altre volte per mezza giornata introducendo rigide turnazioni con gruppi fissi di personale. Di fatto oltre il 50% degli sportelli è chiuso proprio per il pressing continuo e asfissiante dei sindacai bancari che hanno costretto le aziende a prendere questi provvedimenti. E più della metà dei dipendenti che operano nelle direzioni generali sta lavorando da casa in modalità smart working. Servirebbe, in ogni caso, molta responsabilità da parte di tutti per evitare affluenze di massa e lunghe code, soprattutto di anziani.

LA LETTERA DELLE SEGRETERIE LOMBARDE DEI SINDACATI

«Constatiamo infatti che, nonostante l’emergenza, i servizi richiesti agli sportelli degli istituti bancari e alle agenzie delle entrate della Lombardia, per la maggior parte dei casi, non sono assolutamente legati ad indifferibili esigenze. Questo espone la salute dei cittadini e dei lavoratori a gravi rischi e raffigura, da parte della clientela, comportamenti sanzionabili in quanto non rispettosi delle indicazioni contenute nei provvedimenti del Governo. A titolo esemplificativo riscontriamo flussi di clientela, spesso ultrasessantacinquenne, che si reca agli sportelli bancari per mere operazioni quali la semplice richiesta dell’elenco movimentazione del conto corrente. Inoltre, abbiamo riscontrato che talune aziende del settore stanno chiedendo ai lavoratori e alle lavoratrici di fissare appuntamenti in filiale, con pressioni volte al perseguimento degli obiettivi commerciali. Dette attività avvengono spesso, a distanza di quasi due settimane dall’emanazione del dpcm 1 marzo2020 che ne prevedrebbe l’obbligo, in locali dove non sono messe a disposizione degli utenti soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani», si legge in una lettera delle segreterie di Milano e Lombardia di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin inviata a tutti i prefetti della regione la scorsa settimana.

SCIOPERO IMPRATICABILE

La strada dello sciopero, come accennato, è impraticabile. Non solo c’è il rischio di sanzioni penali, ma va tenuta in considerazione la possibilità, tutt’altro che marginale, di un precetto per la categoria da parte del governo. Per la chiusura esistono due opzioni: o interviene il prefetto, laddove emergessero, sul territorio, pericoli per la collettività; oppure l’Abi potrebbe valutarla con le associate, ma in ogni caso come decisione di carattere “locale” per le province più a rischio mantenendo comunque degli sportelli per assicurare il servizio minimo.

LIMITARE ACCESSO ALLE FILIALI

Intanto, l’Abi e i sindacati hanno invitato tutti i clienti a limitare alle sole operazioni urgenti l’accesso alle filiali, ricordando che molte operazioni possono essere effettuate al Bancomat, via telefono o sfruttando tutte le possibilità offerte dai canali digitali. Sull’Eco di Bergamo di oggi, il coordinatore regionale della First Cisl, Andrea Battistini, elogia le misure di prevenzione adottate da Intesa Sanpaolo: «Si va in filiale solo con appuntamento». Si tratta di un buon deterrente per i clienti che, costretti a telefonare in banca, riceveranno l’assistenza via telefono dai dipendenti degli istituti e, salvo urgenze, resteranno a casa. Curioso, però, che ad esaltare l’iniziativa di Intesa sia un ex coordinatore First Cisl in Ubi Banca ovvero Battistini che, tra l’altro, ambirebbe a scalzare Riccardo Colombani dalla poltrona di segretario generale della stessa First. Una corsa al vertice che inizia schierandosi in favore di Intesa, proprio mentre è in corso l’offerta pubblica di scambio sulla banca di cui è dipendente. Poi c’è l’ex viceministro dell’Economia, Laura Castelli (M5S), che spinge famiglie e imprese a bussare allo sportello.

LA SORTITA IMPRUDENTE DI CASTELLI

«Andate presso le vostre banche e chiedete di usare questo strumento» ha scritto l’esponente dei Cinque stelle sul suo profilo Facebook riferendosi a quanto previsto dal decreto “CuraItalia” per quanto riguarda la «garanzia, semplificata e senza valutazioni, per l’erogazione immediata di finanziamenti a 18 mesi di importo fisso fino a 3mila euro per persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni assoggettati la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza Covid-19», spiega Castelli. Sicuri che qualche informazione e buona parte della cosiddetta istruttoria non sia possibile farla a distanza?

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