Economia

Ecco chi guadagna (e chi perde) con i tassi negativi sui conti correnti

di

Unicredit Sileoni

Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, mette in guardia dai rischi derivanti dalla idea di Mustier sui tassi negativi per i correntisti

Oggi ancora una volta (succede sempre più spesso) abbiamo letto il “Mustier pensiero”, stavolta in qualità di presidente dell’Ebf, in pratica l’Abi europea. L’argomento riguarda i tassi negativi della Bce sui depositi bancari i cui effetti, a suo parere, non dovrebbero esplicarsi solo sui bilanci delle banche, ma andrebbero estesi anche ai clienti, per i depositi superiori a 100.000 euro.

Questo limite rappresenterebbe solo una furbata per giustificare un provvedimento che di fatto non vorrebbe colpire le fasce più deboli, ma in realtà introdurrebbe un principio che metterebbe in difficoltà l’intero settore: clienti, imprese, territori e lavoratori bancari.

A trarne vantaggio, in Italia, ci sarebbero le Poste Italiane che potrebbero raccogliere possibili fughe dalle banche di clienti, depositi e soprattutto quegli istituti di credito europei che vantano il primato dei depositi della clientela. È probabile che l’iniziativa di Mustier serva a raggiungere questo obiettivo.

Premesso che la Bce non può imporre tassi alle banche commerciali, è però chiaro che un eventuale decisione della stessa Banca centrale europea introdurrebbe comunque un principio di moral suasion, rispetto al quale le banche italiane potrebbero difficilmente sottrarsi.

Tutto questo a un mese dal passaggio di testimone al vertice della Bce tra Mario Draghi e Christine Lagarde, francese anch’essa come Mustier. I tassi negativi sui depositi, sempre a parere suo, produrrebbero un impatto ancora più forte della politica monetaria sul sistema economico.

Questa ipotesi non farebbe che aumentare le difficoltà che oggi affronta il settore del credito con effetti difficilmente ipotizzabili. Dato che per le banche depositare la propria liquidita alla Bce non è un obbligo ma una scelta, sarebbe meglio che tale liquidità venisse invece investita, con maggiore convinzione, sui territori in favore di famiglie e imprese. Sarebbe ora auspicabile una presa di posizione da parte della classe politica, delle associazioni dei consumatori e delle banche italiane

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