Economia

Ecco chi e come vuole fregare l’Italia in Europa

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Tutti i rischi che si celano dietro il rimpallo tra Consiglio Ue ed Eurogruppo su Mes e non solo. L’analisi di Giuseppe Liturri

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. A poche settimane da un altro deludente vertice europeo, che si era diviso su pochi spiccioli per trovare l’accordo sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027, ci risiamo. Ed è anche peggio di allora.

Questo appare il commento più appropriato su quanto accaduto tra martedì e giovedì scorso tra Eurogruppo e Consiglio Europeo. Martedì i ministri delle Finanze si erano soffermati a lungo sui dettagli di un’eventuale adesione al MES degli Stati aderenti. Il comunicato finale parlava di “lavoro allo stadio avanzato proprio perché trattasi di strumento già disponibile. C’è ampio consenso su uno strumento di sostegno per questa crisi basato sulla linea a condizioni rafforzate (ECCL) già esistente. Così da fornire una ulteriore linea di difesa da utilizzare come assicurazione per proteggerci dalla crisi in atto… Lo strumento sarebbe disponibile per tutti gli Stati aderenti ma l’utilizzo è lasciato alla richiesta individuale degli stessi… L’entità dovrebbe essere intorno al 2% del PIL dello Stato richiedente. Mentre c’è ampio consenso su questi elementi, c’è ancora molto lavoro da fare sui dettagli. Questo lavoro è conforme al mandato ricevuto dai Leader… restiamo in attesa di loro istruzioni e ci teniamo pronti a mettere in atto le loro decisioni in breve tempo”.

Nella lettera a Charles Michel, Mario Centeno puntualizzava: “C’è ampio consenso sul fatto che i notevoli mezzi del MES dovrebbero contribuire alla nostra risposta contro la crisi e posso riferire che siamo pronti ad usare il MES, in modo coerente con la natura simmetrica ed esterna della crisi. C’è ampio consenso per rendere disponibile una forma di salvaguardia a sostegno della crisi, nell’ambito del Trattato che regola il MES, basandosi sul quadro della linea di credito ECCL”. E concludeva: “c’è ampio consenso nel rendere i termini e le condizioni coerenti con la natura della sfida che stiamo fronteggiando…ed il MES servirà per sostenere i costi sanitari ed economici della crisi, per poi tornare nel più lungo termine su un sentiero di bilancio sostenibile… il sostegno del MES è solo il primo passo. L’Eurogruppo continuerà a lavorare per ogni soluzione idonea a fronteggiare la crisi, compreso lo sviluppo di nuovi strumenti”.

Ieri sera, la conferenza stampa inizialmente prevista per le 19 è cominciata dopo le 22,30 ed il successivo comunicato finale sul punto recita: “Prendiamo atto dei progressi compiuti dall’Eurogruppo. In questa fase, lo invitiamo a presentarci proposte entro due settimane. Tali proposte dovrebbero tener conto del carattere senza precedenti dello shock causato dalla Covid-19 in tutti i nostri paesi e la nostra risposta sarà intensificata, ove necessario, intraprendendo ulteriori azioni in modo inclusivo, alla luce degli sviluppi, al fine di dare una risposta globale”.

Come si rileva, è scomparsa del tutto la parola MES (ESM) dopo che l’Eurogruppo martedì l’aveva citata ben 8 volte nella sua lettera.

Ma la sostanza non cambia. Il MES continua ad essere l’unica risposta, peraltro di modesta entità e politicamente tossica, sul tavolo dei leader europei.

Inoltre, invitare i ministri delle Finanze a continuare a lavorare su “proposte entro due settimane” quando, solo due giorni prima, questi ultimi avevano dettagliatamente illustrato il loro lavoro sul MES ai Leader, attendendo che loro sbrogliassero alcuni nodi rimasti sul tavolo, è una manifestazione palese di totale stallo decisionale e di totale mancanza di condivisione sull’utilizzo di questo strumento.

Per l’Italia significa una clamorosa bocciatura del lavoro del ministro Roberto Gualtieri che, dapprima è rimasto aggrappato alla linea del Piave del MES senza condizionalità (uno sgorbio legalmente impossibile) e poi ha avallato il comunicato finale dell’Eurogruppo in cui il MES era al centro della scena. Per poi ritrovarsi il suo capo del governo a contestarne, tardivamente, l’inserimento nel comunicato del Consiglio europeo. Come se cambiasse qualcosa. Allora, vien da chiedersi sulla base di quale mandato martedì Gualtieri abbia trattato sul MES, se Conte era asseritamente così contrario?

In ogni caso, la risposta è stata quella di “calciare il barattolo all’indietro” ai ministri delle Finanze che, a questo punto, hanno 14 giorni per trovare un artificio legale e finanziario e per rendere digeribile a tutti ciò che appare politicamente insostenibile per i due blocchi contrapposti (tedesco e Club Med): la condivisione di un pacchetto significativo di aiuti finanziari agli Stati che non faccia parte del debito pubblico di un singolo Stato, ma che sia condiviso da tutti gli Stati dell’Eurozona. Insomma il debito per questa crisi non può rimanere a carico dei singoli Stati. Alcuni non ce la farebbero. Dovrebbe andare per il momento sui libri della BCE, ma poi? Alla scadenza cosa accadrebbe?

Ovviamente nessuna traccia dei coronabond, sui quali continua ad esserci un grande equivoco. Perché essi potenzialmente già esistono e sono quelli emessi dal MES e prestati da questa istituzione a delle specifiche condizioni.

Ma qual è il mandato che i ministri delle Finanze ricevono dai Leader? Non è affatto chiaro. Lavorare sui dettagli del MES? Come è possibile che i Leader, investiti del problema proprio dai loro ministri, rilancino la palla indietro? Comunque il MES è là, perché Angela Merkel è stata categorica al termine del vertice: “Sul tavolo c’è il MES, il nostro strumento preferito”. Subito seguita dal fedele Mark Rutte, premier olandese, che ha ribadito che qualsiasi utilizzo delle risorse delle MES deve essere accompagnato da una “condizionalità completa”. Rutte ha aggiunto che qualsiasi progetto di eurobond o debito condiviso “è contro i principi fondamentali dell’Unione Monetaria”.

Sull’altro fronte, il premier portoghese Antonio Costa ha definito “disgustose e senza senso” le affermazioni del ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra che addebitava al fallimento nelle riforme strutturali l’attuale situazione di difficoltà dei Paesi del sud.

Allora quali sono le prospettive?

La crisi da Covid-19 ha fatto velocemente e drammaticamente emergere l’enorme linea di rottura esistente nell’eurozona. Condivisione del rischio finanziario o ognuno fa per sé?

Queste due settimane dovrebbero servire all’Eurogruppo a partorire il topolino che servirà a tenere in piedi un matrimonio che sta andando a rotoli. Pur nella difficoltà di disegnare scenari plausibili, è ipotizzabile che si ingegnerizzi qualche diavoleria finanziaria che coinvolga la BEI e il MES senza passare, almeno apparentemente dalle forche caudine delle condizionalità degli articoli 13 e 14 del Trattato sul MES.

Salvo accorgerci tra qualche anno di aver firmato la resa del Paese per un piatto di lenticchie.

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