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È proprio utile rottamare i Navigator?

Pensioni

I Navigator vengono messi da parte nel momento in cui il ministro Brunetta, sforna bandi di concorsi (con procedure semplificate) per assumere persone qualificate nelle amministrazioni pubbliche territoriali. L’analisi di Giuliano Cazzola

 

In cinquant’anni di vita pubblica non mi è mai capitato di imbattermi in una persona o in un gruppo che, una volta entrati in un ufficio della pubblica amministrazione, non abbiano trovato il modo – magari dopo anni – di rimanervi stabilmente, fino alla cessazione del servizio e alla quiescenza. Invece, giunto ormai ad un’età veneranda, l’Onnipotente ha voluto farmi assistere ad un caso eccezionale che, come vedremo, non esiterà a confermare la regola.

Ricordate i ‘’navigator’’? Poco meno di tremila laureati (spesso con dottorato di ricerca) che vennero assunti, nel 2019, in fretta e furia da Anpal Servizi spa e distribuiti nelle Regioni allo scopo di coadiuvare i Centri dell’Impiego (CPI) nel proporre in 18 mesi almeno tre posti di lavoro in successione ai percettori del reddito di cittadinanza, ritenuti occupabili e quindi non messi a carico dei Servizi sociali. Quei contratti, dopo la proroga di alcuni mesi, arrivano a scadenza alla fine dell’anno e non è previsto un loro rinnovo. Eppure si tratta di giovani: l’età media è pari a 35 anni; solo il 24% ha superato i 40 anni; il 41% si colloca tra i 30 e i 40 anni; il 35% ha meno di 30 anni. Il 54% è formato da donne. Queste risorse umane – che in fondo hanno compiuto delle esperienze e quanto meno si sono rese conto dei problemi e del funzionamento (almeno teorico) della macchina – vengono messe da parte, nel momento in cui il ministro Renato Brunetta, novello Diogene, sforna bandi di concorsi (con procedure semplificate) per assumere persone qualificate per aiutare le amministrazioni pubbliche territoriali, sulle quali sta per piovere l’esecuzione dei progetti del PNRR; mentre dal canto suo il ministro Andrea Orlando annuncia l’assunzione di ben 11mila operatori nei CPI (ammesso e non concesso non solo che li trovi, ma che esistano nella realtà). Poi si annuncia la Disneyland del Programma GOL che dovrebbe formare milioni di lavoratori/trici ‘’occupabili’’.

Ovviamente, può accadere che i tremila navigator riescano a riciclarsi nei CPI lungo la strada maestra dei concorsi pubblici. Ma, per quanto le nuove assunzioni siano rapide, dal 1° gennaio i Centri saranno privati della collaborazione dei navigator, in attesa che arrivino i ‘’nostri’’ a guardarsi attorno prima di capire dove sono finiti. Ma perché in un Paese che mantiene ancora i lavoratori adibiti (?) a mansioni socialmente utili, ingaggiati da alcuni decenni (a suo tempo ItaliaLavoro, l’agenzia de cuius di Anpal, provò di ricollocarli in altri impieghi, ma venne subissata di pernacchie). Per uno strano destino, sicuramente ‘’cinico’’ e ‘’baro’’, questi collaboratori coordinati e continuativi (è tale il loro rapporto di impiego) pagano il fio dei ‘’peccati originali’’ del RdC. Sono divenuti – loro malgrado – il ‘’casus belli’’ di un’operazione – come l’introduzione del reddito di cittadinanza – che mostrava la coda di paglia fin dall’inizio. E loro, i navigator, erano incaricati di reggerla.

Ricordiamo insieme il contesto. Il M5S vinse le elezioni e volle piantare subito la sua bandierina (mentre la Lega lavorava sulle pensioni). Ma lo fece con tanto entusiasmo giovanile da trasformare quell’istituto in un ‘’Paese dei balocchi’’: la povertà sarebbe stata vinta, soprattutto attraverso sollecite e ripetute misure di politica attiva, affidate a qualche migliaio di giovani che non ne sapevano nulla, a cui – in un raptus di fantasia – fu attribuita la definizione di ‘’navigator’’.

Fu chiamato dal profondo Sud degli Usa un signore che assicurava di disporre di una piattaforma informatica talmente perfezionata da poter mettere in rete persino i dati dei passeri e degli usignoli (salvo accorgersi poi che i dati devono essere conosciuti per poterli raccogliere). Poi venne il momento dei riti, della beatificazione della yellow card sotto teca e quant’altro. In sostanza, questi giovani furono ingaggiati e divennero i protagonisti di uno spettacolo surreale, dando luogo a tutti gli sfoghi dell’invidia sociale che era allora (solo?) il sentimento dominante del vivere quotidiano. Così il modo sgangherato con cui vennero fatti entrare in scena con il compito di svolgere missioni impossibili, ha collocato i ‘’navigator’’ nello stand da ‘’tre palle a un soldo’’ in cui ogni tanto finisce qualcuno (persona o ente) sulla base del passaparola. Poi, lo sappiamo, una volta che è stata affibbiata un’etichetta, nessuno si prende la briga di rimuoverla. A meno di inattesi colpi di scena, pertanto, la storia dei navigator finisce tra poche settimane. Qualcuno si è messo a valutare la loro esperienza, che è pur costata al contribuente?

Non risulta. Eppure chi intendesse farsi un’idea potrebbe leggere un report ‘’Navigator’’ redatto dall’A.N.NA, l’associazione fondata dai navigator stessi, e presentato al ministro Andrea Orlando. È un documento lucido e organico che ha illustrato quell’esperienza – proprio sul delicato aspetto delle politiche attive – prima e meglio che la Nota presentata dal paludato Comitato scientifico presieduto da Chiara Saraceno. L’A.N.NA si sofferma sul nodo-chiave che è stato alla base del fallimento del ‘’secondo pilastro’’ del RdC: le caratteristiche del bacino dei possibili utenti che, nella maggior parte dei casi, non sono occupati perché non sono occupabili, in quanto privi dei requisiti minimi ma indispensabili per fare parte di una comunità organizzata. È questo il ‘’salto nel buio’’ del RdC che il ddl di bilancio ha evitato di affrontare.

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