Economia

Dsp, ecco la proposta (extra Ue) di Giorgia Meloni per l’Italia

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Ue

“Si possono creare nuovi Diritti speciali di prelievo (Dsp)”, ha scritto in una lettera al Corriere della Sera Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Che cosa i Dsp? Parla Lombardi, l’economista citato da Meloni

“Il dibattito su dove trovare quelle risorse è quotidiano ma nonostante ciò rimangono strade inspiegabilmente inesplorate. Perché non esiste solo l’Unione Europea tra le possibili istituzioni che potrebbero rendersi utili”.

Lo ha scritto la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, in una lettera al Corriere della sera.

“Tra l’altro – sottolinea Meloni  – la Ue si sta dimostrando ancora una volta vittima degli egoismi di taluni. Le decisioni tardano ad arrivare, non sappiamo per quanto tempo la Bce garantirà il suo supporto, non conosciamo ancora come il recovery fund sarà approvato dalla Ue, ancora di meno sappiamo sulle condizioni di restituzione di un eventuale prestito da parte del Mes (visto che finora si e’ ipotizzato solo di assenza di condizionalità per l’accesso al Mes, ma mai di che cosa accadrebbe a uno Stato che non rispettasse tempi e modi di restituzione del prestito)”.

Dunque, Meloni invita a guardare altrove: “L’Italia – osserva – è una grande Nazione che oltre a essere membro fondatore delle istituzioni europee, è parte del più ampio sistema multilaterale centrato, nel campo della cooperazione macroeconomica internazionale, sul Fondo monetario internazionale”.

In quella sede, sostiene Meloni, si “possono creare nuovi Diritti speciali di prelievo (Dsp), sarebbe a dire attività di riserva internazionali introdotte nel 1969 per generare liquidità internazionale. Non sono un prestito del Fmi, di quelli che attiva la Troika”, assicura Meloni.

“Si possono, poi, verificare meccanismi per amplificare ulteriormente la portata finanziaria di questa emissione – scrive la leader di Fratelli d’Italia – L’economista Domenico Lombardi e l’ex segretario al Tesoro britannico Jim O’Neill hanno proposto uno schema per valorizzare tali allocazioni che, per l’Italia, consentirebbe facilmente di attivare una leva di 1 a 5 per incrementare le risorse disponibili fino a 200 miliardi”.

Ma che cosa prevede la proposta sviluppata dall’economista Lombardi (ex Banca d’Italia ed ex Fmi) insieme a Jim O’Neill, presidente di Chatham House ed ex segretario al Tesoro britannico?

“Prevede – risponde Lombardi a Start Magazine – che il Fmi emetta 1250 miliardi di euro in DSP, come suggerito dal Financial Times. L’ammontare, elevato rispetto alle precedenti emissioni, è invece perfettamente in linea con i volumi con cui operano attualmente le banche centrali. L’Italia ne beneficerebbe in proporzione alla sua quota e riceverebbe ben 40 miliardi, senza condizioni né costi”. “Noi, poi – aggiunge l’economista – proponiamo di utilizzarli a ‘garanzia’ per un veicolo nazionale che ne attrarrebbe almeno altri 200, catalizzando le allocazioni ricevute da altri paesi, per esempio, gli Stati Uniti. Della potenza di fuoco del veicolo, non un centesimo sarebbe tolto al contribuente, trattandosi interamente di nuove risorse”, ha detto Lombardi, che di questi temi ha scritto con i maggiori esperti mondiali: oltre a Jim O’Neill anche sui Dsp con Harold James, considerato il maggior storico finanziario vivente (insegna a Princeton).

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DI SEGUITO UN AMPIO ESTRATTO DELLA LETTERA DI MELONI AL CORRIERE DELLA SERA

Non esiste solo l’Unione Europea tra le possibili istituzioni che potrebbero rendersi utili.

Tra l’altro la Ue si sta dimostrando ancora una volta vittima degli egoismi di taluni. Le decisioni tardano ad arrivare, non sappiamo per quanto tempo la Bce garantirà il suo supporto, non conosciamo ancora come il recovery fund sarà approvato dalla Ue, ancora di meno sappiamo sulle condizioni di restituzione di un eventuale prestito da parte del Mes (visto che finora si è ipotizzato solo di assenza di condizionalità per l’accesso al Mes, ma mai di che cosa accadrebbe a uno Stato che non rispettasse tempi e modi di restituzione del prestito).

Siamo dunque alla mercé dell’asse franco tedesco? Non necessariamente.

L’Italia è una grande Nazione che oltre a essere membro fondatore delle istituzioni europee, è parte del più ampio sistema multilaterale centrato, nel campo della cooperazione macroeconomica internazionale, sul Fondo monetario internazionale.

Attraverso il Fmi, i suoi 189 Stati membri possono creare nuovi Diritti speciali di prelievo (Dsp), sarebbe a dire attività di riserva internazionali introdotte nel 1969 per generare liquidità internazionale. Non sono un prestito del Fmi, di quelli che attiva la Troika.

L’emissione di Dsp non costa nulla, non è soggetta ad alcuna condizionalità e ciascuno Stato membro ne beneficia in ragione della propria quota nel capitale dell’istituzione. Nell’arco degli anni il Fmi ha emesso circa 250 miliardi di euro in Dsp, la maggior parte dei quali per fronteggiare gli effetti della crisi finanziaria internazionale del 2007-2009.

Di recente, il «Financial Times» ha proposto l’emissione di nuovi Dsp per 1.250 miliardi di euro. L’Italia ne beneficerebbe per circa 40 miliardi, in virtù del suo 3% di quota: una cifra persino superiore a quella dell’eventuale prestito Mes (ma in questo caso veramente senza condizionalità e soprattutto senza doverli restituire).

L’emissione di Dsp richiede l’assenso dell’85% dei voti detenuti dagli Stati membri. Solo gli Stati Uniti, con il loro 17%, hanno diritto di veto su tale decisione. Ovviamente occorre attivarsi politicamente, soprattutto con gli Usa, ma sarebbe una ipotesi almeno da esplorare.

Si possono, poi, verificare meccanismi per amplificare ulteriormente la portata finanziaria di questa emissione. L’economista Domenico Lombardi e l’ex segretario al Tesoro britannico Jim O’Neill hanno proposto uno schema per valorizzare tali allocazioni che, per l’Italia, consentirebbe facilmente di attivare una leva di 1 a 5 per incrementare le risorse disponibili fino a 200 miliardi.

Perché quindi non verificare la proposta del «Financial Times» e lo schema Lombardi-O’Neill, magari congiuntamente ai Bond Patriottici proposti da Tremonti? Ci consentirebbe di trattare in ambito europeo con maggiore serenità e quindi con più forza.

Per questo se in Italia ci fosse un governo con una visione strategica, il nostro premier sarebbe già volato a Washington per parlare dei Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale, consapevole che le sorti di una grande Nazione come l’Italia non possono dipendere solo da quanto vorranno decidere Francia e Germania in ambito Ue.

Ma per operazioni come questa, forse, servirebbe un governo politico, con un chiaro mandato popolare e con la consapevolezza della forza che ha l’Italia nello scenario mondiale.

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