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Del Vecchio rivoluzionario, Furstenberg svizzero, Folli incurvato (su Draghi), Confindustria schizofrenica

Arnese

Del Vecchio (Generali), Furstenberg (Banca Ifis), Draghi, Covid, Cloud e non solo. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Startmag

 

FORZA RAFFREDDORE

 

COME DARE I DATI?

 

SCHIZOFRENIE CONFINDUSTRIALI

 

EVVIVA I BONUS ALLA FRANCESE

 

LA PROPOSTA SELEZIONATA SARA’ MESSA A GARA. BOH, CI STO CAPENDO NULLA

 

FOLLI INCURVATO SU DRAGHI AL COLLE

 

FURSTENBERG LO SVIZZERO

 

DEL VECCHIO IL RIVOLUZIONARIO… GULP GULP

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ESTRATTO DELL’INTERVISTA DI FUBINI DEL CORRIERE DELLA SERA E LEONARDO DEL VECCHIO:

il fondatore di Luxottica, l’uomo che oggi detiene circa il 6,5% di Generali, il 19,4% di Mediobanca e il 2% di Unicredit, oltre al 27,2% di Covivio con i suoi 26 miliardi di patrimonio immobiliare europeo, studia anche il sistema finanziario italiano. Non è più la foresta pietrificata di un tempo ma — osservato dalla prospettiva di Del Vecchio — dopo la crisi dell’euro e la pandemia deve senz’altro accelerare sulla strada della crescita e della modernizzazione. Dice l’imprenditore: «Abbiamo bisogno di scelte rivoluzionarie che scardinino tutti i vincoli che vengono dal passato». Lui lascia intendere che sente anche su di sé la responsabilità di svolgere un ruolo in prima persona: «Tutte le forze positive del Paese devono contribuire a costruire questo nuovo mondo, rinunciando a comode rendite di posizione».

Del Vecchio non entra nel merito delle scelte di questa o quell’istituzione finanziaria, sia essa banca o assicurazione. Non rivolge in questa fase critiche specifiche ai vertici di Mediobanca o tantomeno delle Generali, che hanno presentato di recente un piano industriale essenzialmente in continuità con gli ultimi quattro anni. Ma quello che oggi è sicuramente il più grande imprenditore italiano, il solo ad aver imposto il proprio gruppo nei mercati mondiali con così tanta forza, mostra di avere una propria visione anche per il futuro del sistema finanziario italiano. «Dobbiamo iniziare ad abbattere i muri e a creare campioni prima nazionali e poi europei, per competere alla pari con i colossi internazionali. Serve un’ottica da imprenditori più che da finanzieri. I dividendi oggi spesso sono a scapito della crescita dimensionale delle aziende», afferma. E da questa osservazione, a suo avviso, non può sentirsi escluso neanche il settore bancario e assicurativo: «Il mondo della finanza nazionale purtroppo è quello più fragile e in ritardo, protetto fino ad ora da regolamenti e relazioni forti che non potranno più garantirne la sopravvivenza».

Viene probabilmente anche da questa convinzione la certezza che la finestra di opportunità dell’Italia per mettersi al passo della globalizzazione è aperta adesso, ma non per sempre. Non è per sempre che la Banca centrale europea manterrà a zero o negativi i tassi d’interesse e così solide le quotazioni di un debito pubblico al 153% del prodotto interno lordo. Ed è adesso che l’Italia attraversa sui mercati finanziari e fra gli osservatori internazionali una stagione di fiducia che può anche volgere al termine. Può farlo perché, se si guarda sotto la superficie, molti dei problemi storici del Paese e del suo sistema produttivo restano aperti.

Di fronte all’avanzare delle nuove frontiere dell’innovazione digitale, Del Vecchio avverte: «Per questo e per molte altre ragioni lo slogan “piccolo è bello” non è solamente falso, ma diffonde una tranquillità illusoria che frena ogni urgenza di cambiamento». Invece il patron di Luxottica, ormai al comando di un gruppo da oltre 80 miliardi di euro di valore di Borsa, pensa che in Italia non ci sia più spazio per la retorica elusiva e consolatoria. Al contrario, è il momento di scelte decise: «È tempo di prendere i nostri rischi — sostiene Del Vecchio — nella certezza che, in mancanza di questa evoluzione, saremo destinati ad estinguerci».

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