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Decreto Mef su criptovalute, cosa va (e cosa non va)

Nadef

Obiettivi ed effetti del decreto del ministero dell’Economia sui giganti delle criptovalute. Il commento di Chiara Oldani, professore di Politica economica all’Università degli studi della Tuscia

 

E’ stato firmato dal Ministro dell’Economia, Daniele Franco, il decreto per definire l’obbligo di iscrizione degli operatori e intermediari in cripto-valute nel registro dell’Organismo degli agenti e mediatori (OAM).

Assimilati a money transfer e alle società di mediazione creditizia, i giganti delle crypto che operano su siti web italiani o in lingua italiana dovranno registrare le transazioni, i saldi, i dati degli investitori.

Il decreto impone l’obbligo di identificazione e adeguata verifica del cliente e del titolare effettivo, l’obbligo di conservazione dei dati, di astensione e segnalazione nei casi di riciclaggio.

La norma italiana è ben più restrittiva di quella in vigore in Europa e rischia di essere sostanzialmente inefficace, proprio per via dell’arbitraggio regolamentare.

Obiettivo della norma è quello di regolare il Far West delle crypto, recuperare gettito e limitare il riciclaggio di denaro, quest’ultimo il maggiore problema a livello mondiale.

Ad oggi il gettito della tassazione delle cripto in Italia è molto basso, per via del fatto che gli investitori devono autodenunciare i propri profitti nella dichiarazione dei redditi, se detengono valute digitali per un controvalore che supera i €50.000 per almeno 7 giorni nell’anno solare.

Si ottengono pochi spiccioli. Eppure il settore crypto movimenta un controvalore che supera i 3.000 miliardi di dollari, non digitali, quelli della Fed!

Le autorità di controllo del mercato finanziario, in testa la Consob, da tempo sollevano il problema della tutela del mercato, della stabilità; le crypto sono scambiate fuori dai mercati, con transazioni tra privati registrate sulla blockchain e nessuno tutela i risparmiatori.

Serve però una soluzione globale, che definisca i costi della regolazione e i benefici per gli utenti.

In occasione del G20 italiano del 2021 questo tema non era neanche nell’agenda tecnica, il Finance Track, a conferma che la paura di perdere business supera ampiamente la necessità di tutelare i risparmiatori da parte di grandi paesi, come gli Stati Uniti e l’Unione Europea così come i piccoli.

Nella politica economica e finanziaria mondiale la storia si ripete. Negli anni ’90 e ’00 nessuna autorità finanziaria ha preso posizione netta per controllare la crescita incontrollata dei contratti derivati, responsabili di aver fatto sbriciolare tutto il sistema finanziario globale nel 2007.

Preparate il vostro paracadute, è solo questione di tempo!

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