Economia

Decreto dignità, ecco le due bozze (che Di Maio ha accantonato)

di

foodora

Il “Decreto Dignità”, così è stato battezzato il provvedimento elaborato dall’entourage del ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio, è soprattutto il tentativo di regolamentare i nuovi precari. In particolare i rider del food delivery, il simbolo dei lavoratori della Gig Economy, di cui Di Maio ha incontrato le rappresentanze.

Nell’ambito di una discussione a tratti aspra, il neo ministro ha avuto uno scambio polemico con i manager delle piattaforme (Foodora su tutte) proprio mentre in questi giorni sta prendendo forma il decreto. Circolano almeno un paio di bozze del provvedimento, in verità non troppo differenti nella sostanza.

(ECCO LA PRIMA BOZZA DEL DECRETO DIGNITÀ MESSO A PUNTO DAL MINISTRO LUIGI DI MAIO)

I CONTENUTI DEL DECRETO DIGNITÀ

Il decreto, in entrambe le sue versioni, conta sette articoli. Nel primo si stabilisce che “chiunque si obblighi mediante retribuzione a collaborare nell’impresa prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale, alle dipendenze e secondo le direttivo dell’imprenditore” è da considerarsi lavoratore subordinato. Qui il termine subordinato va inteso come contrapposto ad autonomo, e che questa definizione si applichi anche ai rider esplicitato dall’articolo 7. La subordinazione porta con sé una serie di tutele: il trattamento economico minimo (articolo 2), il divieto di retribuzione a cottimo (articolo 3), l’indennità di disponibilità (che si applica anche in caso di malattia o maternità), e il diritto alle ferie (articolo 5).

Su questi punti si articola buona parte delle polemiche. Il timore delle aziende, di essere “costrette” ad assumere i rider, si è concretizzato nelle dichiarazioni di Gianluca Cocco, ad di Foodora, che criticando il decreto ha paventato il rischio per le piatteforme di dover lasciare l’Italia.

(ECCO LA PRIMA BOZZA DEL DECRETO DIGNITÀ MESSO A PUNTO DAL MINISTRO LUIGI DI MAIO)

GLI ALGORITMI

L’articolo 4 della bozza del Decreto Dignità riguarda invece gli algoritmi, ovvero quei sistemi di calcolo che organizzano il lavoro dei rider (per esempio suggerendo consegne da effettuare, assegnando i turni o i luoghi di esecuzione dei servizi). Tali algoritmi, si legge nel ddl “possono entrare in vigore solo dopo un periodo di esperimento fissato dai contratti collettivi nazionali”. Inoltre si vuole introdurre l’obbligo per i datori di lavoro di informare i lavoratori e le sigle sindacali “sulle modalità di formazione ed elaborazione dell’eventuale rating reputazionale (ovvero le recensioni dei rider, ndr) e sugli effetti che tale valutazione ha sul rapporto di lavoro”.

IL DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE

Si introduce poi il “diritto alla disconnessione”, che vieta al datore di lavoro di inviare al lavoratore comunicazioni – comprese richieste di prestazioni – per almeno 11 ore ogni 24.

LE DIFFERENZE E “L’ABROGRAZIONE” DEL JOBS ACT

Ci sono poi alcune lievi – ma non troppo – differenze fra le due bozze di decreto che circolano. La più significativa riguarda l’articolo 1, quello che di fatto equipara i rider (ma non solo) ai prestatori di lavoro subordinato. Nella seconda bozza, all’articolo è stato aggiunto un comma, il 4, che abroga l’articolo 2 della legge 81 del 2015. Il Jobs Act. In sostanza la bozza di Dl Dignità made in Di Maio, di fatto, sbianchetta un pezzo di Jobs Act, per ribadire – o meglio precisare – concetti molto simili. L’articolo 2 della legge renziana stabiliva infatti un’estensione del concetto di lavoro subordinato a quei rapporti “che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”. Una definizione che si può comodamente applicare ai rider. Il DL Dignità, pur proponendo l’abrogazione, introduce un comma che di fatto precisa le stesse cose. Ovvero che è lavoratore subordinato anche chi presta “attività chiesta e remunerata direttamente da un terzo e resa personalmente nei suoi confronti qualora il datore di lavoro, anche per il tramite di programmi informatici o applicazioni digitali e a scopo di lucro, realizzi un’intermediazione tra lavoratore e terzo. La natura subordinata resta ferma anche nell’ipotesi in cui il lavoratore renda la prestazione impiegando beni e strumenti nella propria disponibilità”.

La novità di ieri sera, come raccontato da Start Magazine in questo articolo, è che le bozze del decreto che regolamentavano il lavoro dei fattori sono state accantonate per far partire un tavolo di concertazione.

(ECCO COME E PERCHE’ DI MAIO HA CESTINATO LE DUE BOZZE. CRONACA E RETROSCENA DELL’INCONTRO DI IERI AL MINISTERO CON LE INCOGNITE SUL TAVOLO DI CONCERTAZIONE. L’ARTICOLO DI MICHELE ARNESE)

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati