Trump ha lanciato un nuovo ultimatum all’Unione Europea sui dazi commerciali, fissando come scadenza il 4 luglio, giorno del 250° anniversario dell’indipendenza americana. Dopo una telefonata con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, The Donald ha minacciato tariffe “molto più alte” se Bruxelles non attuerà pienamente l’accordo raggiunto l’estate scorsa a Turnberry.
Da parte europea si parla di “buoni progressi” verso la riduzione dei dazi, ma i nodi politici restano e le divisioni tra Parlamento e Stati membri complicano il quadro.
L’ultimatum di Trump
Nel suo post su Truth Social di ieri, il capo della Casa Bianca ha ricordato di aver parlato con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e di averle concesso tempo fino al “250° compleanno del nostro Paese”.
“Ho aspettato pazientemente – ha scritto il tycoon – che l’Ue rispettasse la sua parte dello storico accordo commerciale che abbiamo concordato a Turnberry, in Scozia, il più grande accordo commerciale di sempre!”
“Una promessa – ha aggiunto – è stata fatta: l’Ue avrebbe attuato la sua parte dell’accordo e, come previsto, avrebbe tagliato i suoi dazi a ZERO! Ho accettato di darle tempo fino al compleanno del nostro Paese o, purtroppo, i loro dazi salteranno immediatamente a livelli molto più alti”.
Solo pochi giorni prima Trump aveva minacciato di alzare i dazi sulle auto europee dal 15% al 25%, accusando l’Europa di non rispettare i patti
La risposta di Ursula
Ursula von der Leyen ha risposto con un messaggio su X, confermando la telefonata e il comune impegno.
“Abbiamo discusso dell’accordo commerciale Ue-Usa. Restiamo pienamente impegnati, da entrambe le parti, per la sua attuazione. Si stanno facendo buoni progressi verso la riduzione dei dazi entro l’inizio di luglio”, ha scritto.
La leader europea ha anche sottolineato l’accordo su un altro fronte caldo: “Siamo completamente uniti sul fatto che l’Iran non deve mai avere un’arma nucleare”.
Trump ha usato parole simili, affermando che “un regime che uccide il suo stesso popolo non può controllare una bomba che può uccidere milioni di persone”.
Lo stato dell’accordo commerciale
L’accordo risale all’estate scorsa, raggiunto dopo un round di golf a Turnberry. Prevede che gli Stati Uniti applichino un dazio complessivo del 15% sulla maggior parte delle merci europee, in cambio di un abbattimento a zero dei dazi europei su molti beni industriali e agricoli americani.
L’Unione Europea ha approvato condizionalmente il testo in Parlamento a marzo, ma con salvaguardie chieste dai deputati, tra cui la possibilità di sospendere l’accordo se Trump imponesse nuovi dazi o minacciasse l’integrità territoriale dell’Ue.
Come sottolinea la BBC, i negoziati tra europarlamentari e governi nazionali non sono ancora chiusi, ma il capo negoziatore Bernd Lange ha parlato di “buoni progressi, anche se c’è ancora strada da fare”.
Il prossimo round è fissato per il 19 maggio a Strasburgo. Cipro, che detiene la presidenza di turno del Consiglio, ha espresso la volontà di mantenere “un momentum positivo”
Le frizioni interne all’Ue e le richieste di garanzie
Il nodo principale resta quello delle salvaguardie. Molti eurodeputati, ricorda Reuters, vogliono inserire clausole che condizionino i tagli ai dazi europei all’effettivo rispetto degli impegni da parte americana, con la possibilità di revocare le concessioni nel 2028 se necessario. I governi nazionali, invece, preferirebbero procedere più velocemente con il testo originale, senza ulteriori complicazioni.
Come scrive il Financial Times, l’approvazione parlamentare è stata ritardata anche dal malumore per la campagna di Trump sulla Groenlandia.
Euronews evidenzia che la minaccia di Trump di alzare i dazi sulle auto ha rafforzato la posizione di chi è scettico sull’accordo, temendo che il presidente americano possa chiedere ulteriori concessioni in futuro, magari attaccando anche le regole digitali e ambientali europee.
Le sentenze Usa che complicano lo scenario
La situazione è resa più incerta anche dalle vicende giudiziarie negli Stati Uniti. A febbraio la Corte Suprema ha limitato i poteri di Trump nell’imporre tariffe d’emergenza, spingendo l’amministrazione a introdurre un dazio temporaneo del 10%.
Giovedì scorso, un tribunale del commercio Usa ha stabilito che nemmeno questo 10% era giustificato dalla legge, aprendo la strada a nuove sfide legali, come sottolinea la BBC.
Tuttavia, i dazi settoriali sulle auto non sono stati toccati da questa sentenza e restano uno strumento a disposizione di Trump.
L’amministrazione sta comunque lavorando su altre indagini per giustificare possibili nuove misure su farmaceutici e semiconduttori.
Cosa potrebbe succedere ora
Al momento la minaccia del 25% sulle auto sembra rinviata, ma Trump ha lasciato intendere che, senza progressi concreti, i dazi potrebbero salire su più settori.
Dal lato europeo si respira un cauto ottimismo: von der Leyen parla di progressi verso l’obiettivo di luglio e la maggior parte dei diplomatici a Bruxelles ritiene che Trump, come spesso accade, usi le minacce come leva negoziale per poi mediare.







