Economia

Che cosa succede a importazioni ed esportazioni

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L’analisi dell’economista Fedele De Novellis, responsabile di Congiuntura Ref

 

Anche gli scambi con l’estero hanno registrato un crollo fra marzo e aprile, riflettendo la caduta della domanda che ha caratterizzato la maggior parte dei nostri mercati di destinazione, e l’interruzione della produzione da parte di molti settori.

Il crollo delle esportazioni ha evidenziato andamenti settoriali che rispecchiano le gerarchie osservate per i dati di produzione; di fatto tengono la filiera agroalimentare, la farmaceutica e pochi altri produttori di beni essenziali. La caduta è ancora più pronunciata per gli scambi di servizi, soprattutto nella voce dei viaggi all’estero, che presenta una riduzione dell’80 per cento circa. In generale la caduta è stata molto marcata tanto per le importazioni quanto per le esportazioni, anche se l’export ha presentato flessioni più marcate.

Considerando che le importazioni hanno registrato prezzi in caduta, soprattutto per la componente energetica, in termini di volumi le esportazioni nette nel periodo del lockdown hanno offerto un contributo alla crescita dell’economia di segno negativo. Gli scambi con l’estero hanno quindi rappresentato un fattore di aggravamento della crisi, e il saldo delle partite correnti ad aprile ha presentato un deficit di quasi un miliardo di euro rispetto al surplus di circa 3.5 miliardi di aprile 2019.

Nel complesso, le tendenze delle settimane del lockdown non possono essere considerate rappresentative dei comportamenti prevalenti da maggio in avanti. Se è vero che la relativa debolezza della nostra domanda interna frenerà il recupero delle importazioni, allo stesso modo il recupero della domanda nei paesi terzi non sarà meno accidentato, e peserà sulla ripresa dell’export. Le indagini congiunturali di maggio-giugno indicano che gli ordinativi dall’estero alle imprese industriali sono crollati, ma al contempo evidenziano aspettative di domanda per i mesi successivi orientate positivamente.

Tale recupero accomuna l’Italia agli altri maggiori paesi, e potrebbe quindi anticipare un andamento in crescita del commercio internazionale nei mesi estivi. Il recupero dei livelli pre-crisi non sarà immediato, e la variazione in media dell’anno risulterà ampiamente negativa tanto per l’export quanto per le importazioni. Tra i fattori che potrebbero favorire la ripresa degli scambi con l’estero vi è la possibilità che le imprese industriali di molti paesi si ritrovino nella necessità di ricostituire il magazzino di prodotti semilavorati, portando quindi a una accelerazione della domanda di prodotti intermedi nei prossimi mesi. D’altra parte, le esportazioni delle imprese italiane rispecchieranno anche l’evoluzione dell’epidemia nei diversi paesi. A livello internazionale è possibile che in alcune economie si registrino ancora dei “buchi” degli scambi a livello globale.

Inoltre, sulle prospettive di recupero delle esportazioni pesa anche la sequenza di svalutazioni attuate in molte economie emergenti; i cambiamenti dei livelli della competitività di prezzo potrebbero determinare condizioni non favorevoli a una pronta ripartenza dell’export dei paesi europei verso i mercati exra-Ue. Anche sul versante dei conti con l’estero, come per molte altre variabili, vi è quindi molta incertezza. D’altra parte, la capacità di tenuta delle nostre quote di mercato da parte dei settori esportatori e dalla filiera del turismo si rivelerà un ingrediente essenziale della ripresa dei prossimi anni. In un contesto come quello italiano, che viene da un lungo periodo di bassa crescita della domanda interna, e che difficilmente potrà vedere un cambiamento di regime nei prossimi anni, la possibilità che alcuni settori riescano a crescere al traino della ripresa internazionale è un aspetto fondamentale. Se il contesto di graduale ripresa del commercio mondiale sarà confermato, il recupero delle esportazioni svolgerà quindi un ruolo fondamentale nel guidare la ripresa dell’economia.

Anche nei prossimi anni, sulla base delle nostre stime, il saldo delle partite correnti dell’Italia manterrebbe comunque un avanzo significativo, sopra il 2.5 per cento del Pil. Per l’intero triennio di previsione questo dovrebbe portare a cumulare un avanzo significativo della posizione netta sull’estero, migliorando ulteriormente il saldo dei redditi da capitale.

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