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Criptovalute, perché Voyager Digital dichiara bancarotta

Voyager Digital

La crisi delle criptovalute continua a fare vittime: la piattaforma di prestito di moneta digitale Voyager dichiara bancarotta. Tutti i dettagli

Mercoledì Voyager Digital, società statunitense che opera come prestatrice di criptovalute, ha dichiarato bancarotta. Non si tratta di un fatto isolato, ma al contrario dell’ultimo episodio di una più ampia fase di crisi delle monete digitali basate sulla crittografia, il cui crollo del valore ha causato grandi sconvolgimenti nel settore, tra perdite di fatturato e licenziamenti corposi.

ASCESA E CROLLO DEI PRESTATORI DI CRIPTOVALUTE

I prestatori di criptovalute come Voyager – spiega Reuters – sono cresciuti molto dall’inizio della pandemia di coronavirus, essendo riusciti ad attrarre utenti promettendo alti tassi di interesse e facilità di accesso al credito, tutte condizioni difficilmente offerte dalle banche tradizionali. Ma dallo scorso maggio queste attività sono state fortemente danneggiate dal deprezzamento delle criptovalute e in particolare del Bitcoin, la più importante.

IL CASO CELSIUS

Ecco perché già Celsius – una sorta di banca di criptovalute che prometteva agli utenti rendimenti altissimi, fino al 18 per cento – ha dovuto annunciare, circa un mese fa, il blocco dei prelievi.

IL FALLIMENTO DI THREE ARROWS CAPITAL

La settimana scorsa Voyager Digital ha emesso una notifica di inadempienza nei confronti di Three Arrows Capital – un hedge fund di criptovalute con sede a Singapore; Voyager è una sua sussidiaria – per l’impossibilità di effettuare il pagamento di un prestito in criptovalute dal valore di oltre 650 milioni di dollari.

Quella stessa settimana, anche Three Arrows Capital presentò un’istanza di fallimento sulla base del Capitolo 15 statunitense, che consente ai debitori stranieri di proteggere gli asset americani: il fondo, così, è diventato una delle entità di investimento di più alto profilo a venire colpita dal crollo dei prezzi delle criptovalute.

CREDITORI, ASSET E PASSIVITÀ DI VOYAGER DIGITAL

Nella sua istanza di bancarotta, Voyager – che ha sede in New Jersey, negli Stati Uniti, ma è quotata a Toronto, in Canada – afferma di avere oltre centomila creditori e asset dagli 1 ai 10 miliardi di dollari, con passività grossomodo dello stesso valore.

L’ACCORDO TRA VOYAGER E ALAMEDA VENTURES

Il mese scorso Voyager aveva firmato un accordo con la società di trading Alameda Ventures – il cui fondatore è Sam Bankman-Fried, amministratore delegato della piattaforma di scambio criptovalute FTX  – per una linea di credito revolving. Alameda è stata dunque il principale creditore di Voyager, con prestitit non garantiti per 75 milioni di dollari.

LE RASSICURAZIONI DI VOYAGER

Mercoledì Voyager ha dichiarato di avere disponibilità per oltre 110 milioni di dollari in contanti e in asset di criptovalute. Ha assicurato che continuerà a pagare normalmente i dipendenti e ad assicurare loro i benefit.

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