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Tutti i guai poco cripto di Coinbase, Gemin e Celsius

Criptovalute

Il crollo delle criptovalute ha spinto società importanti del settore, come Coinbase e Gemini, a tagli profondi dei posti di lavoro. Celsius, una sorta di cripto-banca, ha sospeso i prelievi. Tutti i dettagli

Da settimane il valore delle criptovalute – monete digitali basate sulla crittografia – è generalmente crollato: secondo Bloomberg, il settore risente del restringimento delle politiche monetarie adottato da diverse banche centrali nel mondo per contenere l’inflazione, che ha sviluppato una tendenza alla vendita di token all’interno di un più ampio distacco dagli asset a maggiore rischio.

Le criptovalute sono spesso state descritte dai loro promotori come delle coperture contro l’inflazione causata dalle banche centrali che aumentano la disponibilità di denaro nell’economia.

COSA SUCCEDE A COINBASE (E NON SOLO)

Martedì Coinbase, la società americana dietro l’omonima piattaforma di scambio di criptovalute, ha annunciato un taglio del 18 per cento dei suoi dipendenti. Non è l’unica: ci sono stati licenziamenti anche in altre aziende del settore come Crypto.com, BlockFi e Gemini. Startup di un certo peso come Terraform Labs – che offre una criptovaluta basata sul dollaro, TerraUSD “sono implose, spazzando via anni di investimenti”, ricorda il New York Times. Domenica scorsa Celsius, una sorta di “banca di criptovalute” sperimentale, ha interrotto i prelievi.

UN’INDUSTRIA FRAGILE?

Il quotidiano scrive che questa fase di flessione del settore delle criptovalute – un’industria globale dal valore di centinaia di miliardi di dollari – è la dimostrazione della precarietà della struttura costruita attorno a questi asset digitali ad alto rischio e non regolamentati. Dallo scorso autunno il valore complessivo del mercato delle criptovalute si è ridotto del 65 per cento circa, e secondo gli analisti continuerà a scendere. Il prezzo delle azioni delle società di criptovalute, di riflesso, è crollato.

Parallelamente alla contrazione del valore delle criptovalute, le borse sono in perdita, i tassi di interesse sono in aumento e l’inflazione è alta: secondo il New York Times è una prova che le monete digitali sono ormai legate all’andamento complessivo del mercato. Ma diverse aziende del settore, anche alcune di quelle più popolari, non hanno fondamenta solide che le consentano di resistere ai momenti di shock.

Ci sono oltre sessanta startup di criptovalute valutate 1 miliardo di dollari o più, stando alle valutazioni di CB Insights. Nel 2021 il settore ha ricevuto finanziamenti di venture capital per 25 miliardi attraverso circa 1700 accordi. OpenSea, il marketplace principale per i non-fungible token (NFT), ha raggiunto una valutazione di 13 miliardi. Perfino banche di peso come JPMorgan Chase o società importanti come PayPal si sono interessate alle criptovalute.

Diversi esperti ripetevano da tempo che la crescita straordinaria vissuta dal settore delle criptovalute negli ultimi due anni non era destinata a durare a lungo, e l’hanno paragonata alla cosiddetta “bolla delle dot-com” (ovvero le società del settore informatico) sul finire degli anni Novanta. La bolla esplose all’inizio dei Duemila: molte dot-com sovrastimate sparirono dalla circolazione, ma le più solide – come eBay, Amazon e Yahoo! – sono sopravvissute e rimangono rilevanti ancora oggi. Mike Jones, investitore presso Science Inc., ha detto al New York Times che anche l’euforia per le criptovalute ha portato a valutare eccessivamente tante società “che non hanno le basi”, ma ci sono anche aziende ben organizzate che sopravvivranno alla crisi.

IL CASO CELSIUS

Celsius, una sorta di banca di criptovalute, prometteva agli utenti rendimenti altissimi, fino al 18 per cento, se avessero depositato le loro monete digitali presso di lei. I critici della società si chiedevano però come potesse garantire rendimenti tanto elevati senza mettere a rischio i fondi dei suoi clienti con investimenti azzardati. Il crollo dei prezzi delle criptovalute ha appunto messo Celsius sotto pressione, portandola ad annunciare, domenica scorsa, il blocco dei prelievi “a causa delle condizioni estreme del mercato”. La società non ha risposto a una richiesta di commento.

IL CASO COINBASE

L’instabilità del mercato ha messo in crisi anche Coinbase, la principale piattaforma di scambio criptovalute negli Stati Uniti. Tra la fine del 2021 e lo scorso marzo, il crollo dei prezzi delle criptovalute è costato a Coinbase una perdita di 2,2 milioni di clienti attivi, ovvero il 19 per cento del totale. Nel primo trimestre del 2022 il fatturato netto della società si è contratto del 27 per cento su base annua, a 1,2 miliardi. Dall’anno scorso, quando si è quotato, il titolo di Coinbase ha perso l’84 per cento.

Martedì la società ha annunciato il taglio di 1100 posti di lavoro: l’amministratore delegato Brian Armstrong ha dichiarato che la crescita rapida di Coinbase l’ha spinta ad assumere un numero eccessivo di persone.

GEMINI E L’INVERNO DELLE CRIPTOVALUTE

Anche un’altra piattaforma di scambio di criptovalute, Gemini, ha detto che eliminerà il 10 per cento della sua forza-lavoro. I due fondatori, Tyler e Cameron Winklevoss, hanno dichiarato che il settore è entrato nell'”inverno cripto“, cioè una situazione di mercato ribassista.

CENTRALIZZATO CONTRO DECENTRALIZZATO

A lato della crisi dell’industria delle criptovalute, il Sole 24 Ore scrive che è in atto uno “scontro” tra le borse di scambi decentralizzati (note come DEx) e le piattaforme centralizzate (indicate come CEx).

Secondo Chainanalysis, tra aprile 2021 e aprile 2022 le borse di finanza decentralizzata “hanno realizzato un turnover sulla blockchain del valore di 224 miliardi di dollari. I volumi inviati sulla catena di blocco dai CEx, invece, si sono fermati a 175 miliardi”. In altre parole, “i volumi on-chain delle piattaforme decentralizzate in assoluto sono saliti di più di quelli delle CEx”, benché la situazione muti rapidamente: nel giugno 2021, ad esempio, le transazioni sulle DEx valevano oltre l’80 per cento di quelle su blockchain.

Andrea Medri, fondatore di The Rock Trading, ha spiegato al quotidiano che “la minore resilienza della DeFi [finanza decentralizzata, ndr] può ricondursi anche all’aspetto tecnologico. La finanza decentralizzata, che va detto diventerà comunque centrale nel mondo cripto, si basa sempre di più sulle blockchain di terza generazione”. Le “catene di blocco, come hanno mostrato gli stessi recenti ingenti furti, spesso non sono sufficientemente solide dal punto di vista tecnologico”, prosegue Medri. Questa caratteristica, allora, “nei momenti di difficoltà dei mercati, contribuisce al calo del turnover”.

Secondo Christian Miccoli, fondatore di Conio, c’entra anche “la natura speculativa di molti progetti e strategie d’investimento nella DeFi. Un fattore che ha contribuito alla più veloce discesa delle piattaforme di scambi decentralizzati rispetto a quelle centralizzate”, nelle quali sono maggiormente presenti gli investitori tradizionali.

Oggi le cinque principali borse decentralizzate (Uniswap, SushiSwap, Curve, dYdX e Ox Protocol) supportano l’85 per cento circa del turnover su blockchain del loro comparto; mentre le cinque piattaforme centralizzate (Binance, Okx, Coinbase, Gemini e FTX) valgono il 50 per cento delle operazioni su listini centralizzati.

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