Economia

Creval, ecco gli affari dei putiniani che non russano nel Credito Valtellinese

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Tutti i dettagli su fondatori e amministratori russi del fondo Altera che è entrato a sorpresa nel capitale del Credito Valtellinese (Creval)

 

Valtellina Connection. La tranquilla valle lombarda sembra quasi il teatro di un intrigo finanziario internazionale. Nel capitale del Credito Valtellinese si sono dati appuntamento hedge fund da tutto il mondo. Le sirene di M&A hanno ammaliato i fondi speculativi: secondo indiscrezioni, la banca risanata potrebbe diventare preda di istituti più grandi (nazionali e non), garantendo laute plusvalenze ai soci.

ECCO LE NOVITA’ AL VERTICE DEL CREVAL CON L’USCITA DI SELVETTI

CHE COSA C’E’ DI NUOVO AL CREDITO VALTELLINESE (CREVAL)

Si è così scatenata una gara di sorpassi e controsorpassi nel capitale in un turbillon di scambi azionari. Nel solo 2019 Consob ha dovuto aggiornare le partecipazioni rilevanti di Creval per otto volte (si veda il grafico in pagina per i dati al 20 febbraio). L’ultima comunicazione riguarda Morgan Stanley, che il 13 febbraio ha ritoccato al rialzo la quota (potenziale) nel capitale al 7,2%.

CHI SONO I NUOVI AZIONISTI DEL CREVAL

Pochi giorni prima però fra i maggiori azionisti di Creval aveva fatto capolino con il 7,1% un altro nome, meno noto: Altera Absolute Investments. Nelle cronache finanziarie è stato descritto come un hedge fund delle Isole Cayman. In realtà, secondo quanto MF-Milano Finanza ha potuto ricostruire, Altera ha la testa da tutt’altra parte: in Russia.

TUTTI I DETTAGLI SUI RUSSI CHE SCALANO LA VALTELLINA

A lanciare l’hedge fund nel 2011 sono stati Vyacheslav Pivovarov, ex Citigroup, e Kirill Androsov, 46 anni, nativo di Murmansk, non lontano dal confine norvegese. Androsov, laurea a San Pietroburgo e master a Chicago, è stato nel board di molte società russe di peso: è stato presidente della compagnia aerea Aeroflot e delle ferrovie di Stato Russian Railways, nonché fra 2004 e 2008 membro del board di Rosneft, il colosso petrolifero pubblico.

IL PUTINIANO ANDROSOV

Androsov è stato soprattutto un uomo di governo: prima viceministro al Commercio e allo Sviluppo Economico, poi, dal 2008 al 2010, viceresponsabile dello staff del primo ministro Vladimir Putin (oggi presidente). Almeno fino a luglio 2017 Androsov è stato anche presidente di Altera Capital, fondo di investimento con sede in Lussemburgo.

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COSA FA IL FONDO ALTERA

A settembre dello stesso anno la gestione della società è passata ad Altera Capital Management (Acm), altra società del Granducato. Androsov ne è stato amministratore fino ad agosto 2018. Dal 2013, anno di immatricolazione, il capitale di Acm (12.500 euro) ha viaggiato molto: partito da Panama, ha fatto scalo a Singapore per poi approdare alle Isole Vergini Britanniche, dove ha sede l’attuale controllante Pharonic Investments.

IL BILANCIO DI ALTERA

Stando all’ultimo bilancio depositato (2016), Altera aveva asset totali per 310 milioni di dollari, suddivisi in tre fondi secondo una «struttura a ombrello». Uno di questi, Altera 2 (117 milioni di patrimonio), ha per obiettivo l’investimento in Altera Absolute Global Master Fund, il fondo domiciliato alle Cayman che detiene il 7% di Creval.

ECCO GLI INVESTIMENTI DI ALTERA

Fra gli altri investimenti di Altera al 2016 figurava il 16,7% di Geopromining, compagnia di estrazione attiva in Russia e Armenia, e il 16,5% di Ruspetro, società petrolifera. Secondo i quotidiani russi, in questi anni Androsov avrebbe limato molto (se non venduto del tutto) queste partecipazioni. Oggi il nome dell’ex uomo di Putin non figura più in alcun documento ufficiale di Altera. In realtà, dopo la mancata rielezione a presidente di Aeroflot (per un possibile conflitto d’interesse dovuto alla volontà di Altera di investire in un’altra compagnia aerea), dal 2017 Androsov non sembra più sedere nel cda di alcuna altra società russa.

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TUTTE LE MIRE DEI RUSSI SUL CREVAL

Che cosa spinge il misterioso hedge fund russo fino in Valtellina? Dopo aver accumulato nel 2017 un rosso di oltre 300 milioni, Creval è riuscita a compiere un turnaround sorprendente, chiudendo il 2018 in utile per 32 milioni. La banca guidata da Mauro Selvetti presenta poi indicatori patrimoniali solidi: il Cet 1 è al 13,5% e l’indice di copertura degli npe è al 55,9%, secondo in Italia solo a quello di Unicredit.

L’anno scorso, infine, Creval ha centrato altri due obiettivi fondamentali del piano di risanamento: la cessione di 1,6 miliardi di npl e l’aumento di capitale da 700 milioni. Queste operazioni non solo hanno messo al sicuro l’istituto, ma lo hanno anche reso il candidato ideale per un’acquisizione. Ed è probabilmente l’ipotesi M&A ad aver scatenato la girandola di scambi azionari.

In ambienti finanziari si fa da tempo e con crescente insistenza il nome di Crédit Agricole, che controlla il 5% di Creval e si è già detto pronto a salire fino a sfiorare il 10%. I due istituti hanno anche stretto un accordo di collaborazione esclusiva (e a lungo termine) nel business assicurativo Vita. Insomma, a molti osservatori Crédit Agricole sembra favorita in un’eventuale competizione per Creval. Gli hedge fund hanno già preso posto per assistere alla gara.

(articolo pubblicato sul settimanale Milano Finanza)

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