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Come Crédit Agricole si papperà lentamente Banco Bpm con l’ok di Castagna e del governo

Crédit Agricole, azionista di Banco Bpm con il 20%, ha detto di volere una rappresentanza nel cda equivalente alla sua quota. L'istituto lombardo-veneto ha presentato le modifiche allo statuto.

I prossimi giorni saranno decisivi per il futuro della governance del gruppo lombardo-veneto Banco Bpm guidato dall’amministratore delegato, Giuseppe Castagna (nella foto).

CRÉDIT AGRICOLE VUOLE PESARE DI PIÙ NEL BOARD DI BANCO BPM

Il colosso francese Crédit Agricole ha annunciato – parola dell’amministratore delegato Olivier Gavalda – di volere una rappresentanza nel consiglio di amministrazione di Banco Bpm “equivalente alla nostra quota del 20 per cento”. Le trattative per realizzare l’obiettivo “sono attualmente in fase di discussione”, ha aggiunto, “ma è ancora troppo presto per entrare nei dettagli”.

VERSO UN AUMENTO DELLA QUOTA DI PARTECIPAZIONE?

Gavalda, in una call con gli analisti, ha detto anche che Crédit Agricole sta considerando un aumento della sua quota di partecipazione in Banco Bpm, pur precisando che “al momento non è una questione rilevante”. In ogni caso, la Banca centrale europea ha già autorizzato un’eventuale salita fino al 29 per cento.

Oltre a Crédit Agricole, che possiede per la precisione il 20,1 per cento, un altro azionista rilevante di Banco Bpm è la società di investimento statunitense BlackRock, con il 5 per cento.

LE MODIFICHE ALLO STATUTO DI BANCO BPM

Lunedì 2 febbraio Banco Bpm ha definito le modifiche al proprio statuto, che prevedono un aumento – da tre fino a sei – dei posti nel board per i soci di minoranza in caso di vittoria della lista presentata dal consiglio di amministrazione.

Come spiega l’agenzia Radiocor, Crédit Agricole potrebbe fare due cose: entrare nella lista presentata dal consiglio di amministrazione uscente, vedendo aumentare il suo peso rispetto al board attuale; oppure presentare una lista propria nel ruolo di socio di minoranza.

Tra le altre cose, il nuovo statuto di Banco Bpm prevede un ampliamento del numero di candidati – da quindici a venti – nella lista del consiglio.

CHI SONO I “FILO-FRANCESI” NELL’ATTUALE BOARD DI BANCO BPM

La Stampa ha scritto che nel consiglio attuale ci sono due membri considerati molto vicini a Crédit Agricole: sono Paolo Bordogna e Chiara Mio, entrambi eletti come consiglieri indipendenti nella lista presentata nel 2023 dal board dell’epoca.

Bordogna, in passato, ha lavorato nelle sedi francesi di Boston Consulting Group e di Bain and Company. Mio, invece, è stata presidente di Crédit Agricole FriulAdria dal 2014 al 2022.

I NUMERI DI CRÉDIT AGRICOLE IN ITALIA

Nel 2025 Crédit Agricole ha realizzato in Italia un utile netto di 1,4 miliardi di euro, rispetto a un utile netto di gruppo di 8,7 miliardi (+1,3 per cento su base annua). La banca conta oltre sei milioni di clienti nel nostro paese.

UNA SCALATA SILENZIOSA?

Lo scorso agosto Crédit Agricole aveva portato la sua partecipazione in Banco Bpm sopra il 20 per cento dopo aver rilevato uno 0,3 per cento in derivati. Almeno finora, questa salita dell’azionista francese non è stata osteggiata né dai vertici di Banco Bpm né dal governo italiano – in particolare dalla componente leghista -, che pure si è opposto all’offerta pubblica di scambio di UniCredit su Banco Bpm. Una decisione, quest’ultima, che ha finito per favorire proprio la crescita degli azionisti francesi, si leggeva su Startmag.

Sebbene nel 2022 il Copasir (al tempo presieduto dall’attuale ministro delle Imprese Adolfo Urso) avesse sottolineato i rischi per la sicurezza nazionale rappresentati dalla penetrazione economica francese in Italia, citando proprio il settore bancario, la scalata di Crédit Agricole in Banco Bpm non sembra destare preoccupazioni. C’entra forse un cambio di tattica da parte dei francesi, oggi più orientati a costruire buone relazioni con i partiti e a procedere con salite graduali nell’azionariato.

IL PROBLEMA CON LE CASSE DI PREVIDENZA

Oltre a gestire la maggiore presenza di Crédit Agricole nel board, la dirigenza di Banco Bpm deve risolvere il nodo dei posti da assegnare ai membri del patto di consultazione che raggruppa le casse di previdenza e le fondazioni bancarie. Il patto vale il 5,9 per cento e vi fanno parte Enpam (1,9 per cento), Cassa Forense (1,6 per cento) e Inarcassa (1 per cento), tutte aderenti all’associazione Adepp, più altre quattro fondazioni con quote ridotte – ovvero Cr Alessandria, CariLucca, Cr Carpi e Fondazione Manodori – che fanno parte dell’Acri. Fuori dal patto di consultazione, invece, c’è Enasarco, che ha l’1,4 per cento di Banco Bpm.

Secondo Mf-Milano Finanza, l’amministratore delegato di Banco Bpm Giuseppe Castagna vorrebbe continuare a riservare alle casse due posti nel board. Adepp li vorrebbe entrambi per sé: uno per Enpam e l’altro per Cassa Forense, eventualmente. Ma il quotidiano scrive che il secondo posto potrebbe andare a Enasarco.

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