Venerdì scorso l’S&P ha chiuso ai massimi storici, mentre l’indice VIX, che misura la volatilità del mercato sull’S&P 500, si attesta su livelli relativamente bassi. Di fatto, l’indice VIX è pari al 17 al momento della stesura del commento, un valore inferiore alla media di lungo periodo, dopo aver registrato un picco nel mese di marzo a causa delle preoccupazioni relative al Medio Oriente. Abbiamo assistito, inoltre, a un forte rialzo negli Stati Uniti e in altri mercati, nonostante lo Stretto di Hormuz rimanga chiuso, le forniture energetiche siano sotto pressione e un accordo di pace concreto sia ancora lontano.
LO SHOCK ENERGETICO VISTO DAI MERCATI
La risoluzione di questa situazione di stallo è di fondamentale importanza per i mercati finanziari e l’economia globale. Sembra che i mercati azionari non stiano tenendo pienamente conto dell’impatto a lungo termine di quello che l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) definisce il più grande shock energetico della storia.
Al contrario, i mercati hanno registrato un trend al rialzo dai minimi toccati a marzo, sostenuti in gran parte da una stagione degli utili positiva negli Stati Uniti, in particolare nel settore tecnologico.
Anche i mercati del Sud-Est asiatico si sono distinti per i loro impressionanti guadagni, non da ultimo la Corea del Sud, che ha generato rendimenti di circa l’80% da inizio anno. I movimenti obbligazionari, tuttavia, suggeriscono un contesto più difficile, con i mercati che riflettono i probabili impatti degli eventi.
LA PERFORMANCE DEGLI STATI UNITI
Per quanto riguarda la dispersione geografica tra i mercati, l’attuale forte performance degli Stati Uniti è in netto contrasto con i 12-18 mesi precedenti, durante i quali il Paese era rimasto indietro rispetto a diverse altre regioni. I rendimenti eccezionali del settore tecnologico sono stati il principale motore, ma è importante ricordare che gli indici statunitensi sono stati trainati al rialzo da un gruppo relativamente ristretto di grandi società.
Guardando il lato positivo, bisogna sottolineare che la solida performance degli utili si sia estesa a tutto il mercato. Se il conflitto dovesse terminare, assisteremmo a un affievolirsi della sovraperformance degli Stati Uniti rispetto alle altre regioni? Gli utili sono stati nel complesso soddisfacenti in tutte le aree geografiche, quindi probabilmente dovremo aspettare e osservare.
LA VOLATILITÀ TRA ASIA ED EUROPA
Guardando nello specifico agli asset britannici, permane un forte clima di instabilità politica, con il primo ministro Kier Starmer sotto continua pressione. Data l’incertezza relativa a una possibile sfida alla sua leadership, assisteremo probabilmente a un aumento del premio di rischio sui Gilt fino a quando non emergerà maggiore chiarezza.
Nonostante l’indice VIX indichi un calo della volatilità, continuiamo a individuare dei rischi, in particolare legati alle limitazioni nell’approvvigionamento energetico. L’Asia e l’Europa sembrano essere le regioni più colpite, data la loro dipendenza dalle importazioni energetiche.
A conti fatti, il contesto economico generale rimane relativamente favorevole e manteniamo una visione leggermente positiva sui titoli azionari. Le posizioni sono tuttavia costantemente sotto revisione e stiamo monitorando attentamente i dati che riflettono l’impatto dello shock energetico.







