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Cosa succede al Fatto Quotidiano? I revisori di Kpmg si interrogano

Ecco perché c'è subbuglio sui conti della società che edita il Fatto Quotidiano

Subbugli sui conti del Fatto quotidiano. Soprattutto su X – non solo per un post di Carlo Calenda – si scaldano gli animi sui numeri di bilancio della società che edita il quotidiano diretto da Marco Travaglio e Peter Gomez.

Ma a dubitare della continuità aziendale del Fatto sono anche i revisori dei conti di Seif (Società Editoriale Il Fatto Spa), la società del Fatto Quotidiano guidata dall’amministratore delegato Cinzia Monteverdi.

C’è una “incertezza significativa relativa alla continuità aziendale”, mette nero su bianco Matteo Ferrucci, socio di Kpmg, nella relazione che accompagna il bilancio del 2025 di Seif. Ferrucci firma il bilancio ma rimarca una rilevante criticità per il futuro del gruppo che ha come perno il quotidiano fondato da Antonio Padellaro e Marco Travaglio.

Ma partiamo dai numeri. Il bilancio consolidato si è chiuso in perdita per 2,6 milioni e con un patrimonio netto negativo per 6,4 milioni. Al 31 dicembre l’indebitamento finanziario corrente era di 3,15 milioni con un capitale circolante netto negativo per 8,97 milioni.

Si legge sul bilancio consolidato alla voce “continuità aziendale”: gli amministratori “hanno effettuato la propria valutazione circa la sussistenza del requisito di continuità aziendale”. Ciò “avendo riguardo all’orizzonte temporale di almeno 12 mesi successivi alla data di riferimento del bilancio consolidato”. Nel frattempo, gli amministratori hanno redatto un Piano di liquidità che prevede il ripagamento di debiti in scadenza nel 2026 per 3,5 milioni e l’ottenimento di nuovi finanziamenti per 2,755 milioni.

Ecco le azioni che intende realizzare il vertice della società: “Con riferimento all’incertezza sopra richiamata, gli Amministratori hanno individuato a livello consolidato gli elementi di mitigazione di seguito descritti (la cui gestione già nel corso del 2025 ha generato la riduzione dei costi industriali inerenti alle attività produttive e distributive del quotidiano in edicola): 1) la capacità del Gruppo di modulare le tempistiche, ed eventualmente evitare di sostenere, una parte significativa degli investimenti previsti, in funzione delle risorse finanziarie effettivamente disponibili rinviando conseguentemente gli obiettivi del Piano 2026-2028; 2) la possibilità della Capogruppo di attuare azioni di efficientamento sulla tiratura con conseguenti risparmi dei costi di stampa e distribuzione; 3) la possibilità di avviare interlocuzioni con gli istituti di credito al fine di ottenere affidamenti, ulteriori rispetto a quelli già previsti nel Piano di liquidità, per far fronte alle obbligazioni derivanti dalla regolare gestione aziendale nell’esecuzione del Piano 2026-2028”. La principale finanziatrice della società, come emerge dal rendiconto, è Unicredit. Importi molto minori da parte di Intesa Sanpaolo.

Mosse, quelle delineate dai vertici, che però non convincono i revisori.

Si vedrà nei prossimi mesi chi avrà ragione.

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