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Cosa (non) farà la Francia sulle nuove regole Ue di bilancio

Francia Huawei

Che cosa ha detto e che cosa ha fatto capire il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, durante la conferenza online sul futuro dell’Europa.

 

“Nessuna fretta sul fronte della riforma delle regole di bilancio”. Così oggi il Financial Times apre la sua newsletter quotidiana, riportando le dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, durante la conferenza online sul futuro dell’Europa.

“Dobbiamo essere chiari”, ha detto il ministro francese, “non ci sarà un accordo (sulla riforma delle regole nda) durante il nostro semestre di presidenza e questo non è nemmeno un nostro proposito”.

Sul Ft esprimono sorpresa rispetto a questa presa di posizione. Il prossimo semestre sarebbe infatti adatto perché la Germania dovrebbe avere un governo in carica dopo le elezioni, Draghi (forte sostenitore della riforma delle regole) dovrebbe essere in sella a Roma e Macron potrebbe sfruttare un successo su questo fronte come buon viatico per le elezioni di aprile.

L’aspetto paradossale, per non dire tragicomico, è che Le Maire riconosce che le vecchie regole – Patto di Stabilità del 1997, come riformato tra 2011 e 2013 con i regolamenti del six-pack e two-pack, oltre al Trattato sul Fiscal Compact del 2012 – sono ormai desuete e inapplicabili, a meno di provocare nuovi disastri come quelli degli anni successivi alla loro applicazione.

Ma a Parigi sono convinti che ci vorrà tempo per raggiungere un ampio consenso sulla riforma che potrà arrivare solo dopo una “tranquilla discussione collegiale”. Se per Le Maire il tempo non è un problema – così ipotizza il Financial Times – allora probabilmente conta sul fatto che durante il 2022 Bruxelles lascerà ampi spazi di manovra agli Stati membri nella redazione del bilancio per il 2023, solo formalmente soggetto alle regole tornate pienamente vigenti e non più sospese per l’operare della clausola di salvaguardia.

La Francia per il suo semestre di presidenza ha altre priorità: un accordo globale per una tassa sulle società, il meccanismo per una tassa sulle emissioni di CO2 connesse ai beni importati e la difesa delle banche UE da nuovi ed eccessivi requisiti patrimoniali.

Nel frattempo, noi resteremo in trincea e dovremo fare affidamento sulla “flessibilità” della Commissione nell’applicare regole obsolete e dannose.

“Niente di nuovo sul fronte occidentale”, verrebbe da dire citando opportunamente il famoso romanzo, del quale qui ritroviamo l’illusione di farcela. Speriamo solo che la fine sia diversa rispetto a quella del soldato tedesco del libro.

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