Economia

Cosa dice (e non dice) Ignazio Visco

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Che cosa ha detto il governatore della Banca d’Italia su ripresa, fondi europei e debito. E quali sono le lezioni che il governo può trarne. L’analisi di Giuseppe Liturri

Non accade spesso che il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, conceda due interviste in tempi così ravvicinati, domenica 11 ottobre al Corriere della Sera e venerdì 16 alla testata economico – finanziaria Bloomberg.

Allora merita sottolinearne i messaggi espliciti e, soprattutto, anche quelli impliciti. In estrema sintesi, l’invito è quello di utilizzare al meglio tutti gli strumenti in campo, senza preoccuparsi di dogmi del passato che sperabilmente vorremmo veder accantonati per sempre. Bisogna approfittarne.

LE PREVISIONI SULLA RIPRESA ECONOMICA

Visco ammette che passeranno almeno due anni prima che si ritorni ai livelli di PIL precedenti alla crisi. In altre parole, se tutto andasse bene, potremmo rivedere il livello di Pil del 2019 non prima del 2023. I modelli di previsione della Banca d’Italia non solo segnalano la profondità della caduta del PIL nel 2020 – che il Governo prevede pari al 9%, ma altri centri di previsione prevedono possa spingersi anche fino al -11% – ma ci avvertono che la ripresa sarà molto lenta, certamente non una ripresa a “V”.

I FONDI EUROPEI E L’ESEMPIO DEL 2011

L’altro dato da sottolineare è il monito lanciato dal governatore circa il rischio, che egli intende evitare, di riporre nel cassetto troppo in fretta tutti gli strumenti di politica di bilancio e monetaria messi in campo in questi mesi. L’atteggiamento accomodante, su entrambi i fronti deve continuare ancora a lungo.

Evidentemente gli ritorna in mente l’intempestivo aumento dei tassi deciso nel 2011, nel pieno della tempesta della crisi dei debiti sovrani, dal Presidente della Bce Jean-Claude Trichet. È anche altrettanto chiaro il riferimento alla stretta di bilancio prociclica imposta dalla Commissione Ue al governo di Mario Monti a fine 2011, che ci condannò a quasi tre anni di recessione. Stretta definita, solo pochi giorni fa, dal Commissario Paolo Gentiloni un “errore”. Peccato che ci sia costato una montagna di circa 300 miliardi di sofferenze bancarie ed un deciso impoverimento del Paese.

Visco si sofferma anche sull’importanza del corretto e proficuo utilizzo dei fondi europei del Next Generation Eu. A questo proposito ci permettiamo di obiettare che la stessa Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef) riporta delle stime di crescita attribuibile a quegli strumenti del tutto trascurabile. Come definire altrimenti una crescita cumulata su tre anni pari al 1,5% del PIL, al confronto della caduta del PIL 2020 stimabile al 10%. Fondi utili? Speriamo di sì. Decisivi? Diremmo di no.

IL DEBITO PUBBLICO NON È UN PROBLEMA?

Da ultimo, il governatore, di fronte alla domanda sulla sostenibilità del nostro debito pubblico, ribadisce che non è un problema e che il vero dato decisivo è quello della crescita. Da essa dipende tutto.

A questo proposito, osserviamo che è perlomeno curioso che con il debito/PIL proiettato verso il 160% e con una crescita negativa, il debito pubblico non sia oggi un problema. Viceversa, con ben migliori condizioni macroeconomiche, lo stesso governatore non esitava a lanciare allarmi nell’autunno 2018.

Non possiamo non rilevare, e questo Visco lo dovrebbe sapere molto bene, che da allora ad oggi c’è una differenza fondamentale: è in campo la Bce, che ha acquistato, creando denaro dal nulla, quasi tutti i titoli emessi dal Tesoro per finanziare il maggior fabbisogno 2020 ed altrettanto promette di fare nel 2021.

QUALE LEZIONE PER IL GOVERNO

La lezione da trarre per il nostro Governo dalle parole di Visco è duplice: essendo momentaneamente disattivati due degli aspetti più disfunzionali e dannosi della politica economica della Ue, e cioè il divieto di finanziamento monetario del deficit pubblico da parte della Banca Centrale ed il pareggio strutturale di bilancio imposto dal Patto di Stabilità e Crescita e dal Fiscal Compact, è il momento di sfruttare in pieno questa opportunità.

Ricordiamo ancora i miseri 3,6 miliardi con cui il ministro Roberto Gualtieri pensava di affrontare la crisi da Covid ad inizio marzo. Salvo poi ricredersi e stanziare 100 miliardi, disseminati però in una marea di norme di lenta e farraginosa attuazione.

È consigliabile che Gualtieri non ripeta lo stesso errore e che metta fieno in cascina in abbondanza per un inverno 2021 che si preannuncia particolarmente rigido. Non ci serve la magra consolazione di averlo detto in anticipo, cogliendo i chiari segnali delle parole del governatore Visco.

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