Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Banco Bpm e non solo. Che cosa chiederanno i sindacati all’Abi sul rinnovo del contratto

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Idee, proposte e divergenze tra sindacati e le principali banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Ubi Banca e Mps. La linea della Fabi e le questioni aperte. Martedì 12 giugno primo incontro dei sindacati con l’Associazione bancaria italiana per il rinnovo del contratto dei bancari.

E’ stato fissato per martedì 12 giugno il primo incontro dei sindacati con l’Associazione bancaria italiana per il rinnovo del contratto dei bancari. Sarà il primo step di una trattativa per la quale Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno già chiesto all’Abi un calendario di incontri da fissare per giugno e luglio.

Dall’altra parte del tavolo, il gotha dei banchieri italiani con i rappresentanti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Ubi Banca, Monte dei Paschi di Siena.

Uno stop immediato alle proroghe e, soprattutto, risposte concrete e immediate è ciò che le organizzazioni sindacali di settore chiedono alla controparte, forti degli ottimi risultati ottenuti con le assemblee dei lavoratori, che hanno approvato la piattaforma sindacale con il 99% di sì.

A dettare la linea, sul versante delle sigle, ha pensato ieri in una intervista al Sole24Ore, il segretario generale Fabi, Lando Maria Sileoni: “A oggi Abi non ha una linea e prova ne è il fatto che i banchieri conoscono la piattaforma da tempo e non hanno ancora preso una posizione”, con un riconoscimento alla condotta dei vertici Abi del passato: “Vorrei ricordare che quando erano presidenti del Casl Francesco Micheli, Alessandro Profumo e successivamente Omar Lodesani, quando si parlava di contratto nazionale la posizione dell’Abi è stata resa pubblica ai sindacati subito”.

In questa tornata, invece, Abi sembra non avere una posizione sulla parte economica né sulla contrattazione di secondo livello e sulla gestione dei piani industriali. “Manca un’assunzione di responsabilità da parte del Casl e dello stesso presidente del Casl (Salvatore Poloni, ndr). I gruppi sono in concorrenza tra loro e hanno visioni diverse, quindi pur conoscendo la piattaforma non viene espressa una linea”.

Richieste chiare e decise, invece, quelle dei sindacati: “Noi abbiamo una linea concreta che è stata espressa nella piattaforma. Abbiamo chiesto 200 euro di aumento, una migliore qualità della vita professionale dei lavoratori con lo stop alle pressioni commerciali su cui sorveglieremo, il rafforzamento dell’area contrattuale, la fine del salario di ingresso per i giovani. Ad ogni nostra richiesta corrisponde una motivazione di carattere tecnico e politico che è incontrovertibile”.

Obiettivo del sindacato è quello di trovare un equilibrio, senza fare però passi indietro. E le parole del leader Fabi comunicano una posizione netta della Fabi sui diversi argomenti. Uno tra tutti: “Una cosa deve essere chiara: finché io sarò segretario generale della Fabi, il contratto ibrido a livello nazionale non lo firmerò mai perché significa l’inizio della morte della categoria”.

Sileoni denuncia poi una distanza abissale tra chi amministra le banche e chi, le banche, le vive quotidianamente: non solo i lavoratori bancari ma anche la clientela. “Gli amministratori delegati dovrebbero, come già ha fatto qualcuno, parlare direttamente con le persone, i territori, le imprese, i clienti, tralasciando la politica perché la politica non sosterrà le banche. C’è una generazione nuova, magari non proprio anagraficamente, che è attenta alle iniziative sul territorio a cui va il plauso del sindacato”.

Un focus poi sull’argomento “deroghe”: obiettivo della Fabi è infatti fare finalmente chiarezza e definire quali si possono fare a livello aziendale e di gruppo. “Ma serve l’accordo con il sindacato” dichiara Sileoni “e se le banche vogliono regolamentare l’introduzione di una deroga lo devono fare nel contratto nazionale. Non dimentichiamo che ci sono già tutta una serie di norme che si sovrappongono, alcune firmate dai sindacati confederali, magari per altre categorie, e non dalla Fabi”.

Il numero uno Fabi sottolinea poi la necessità, ormai impellente, di dare un taglio netto con la stagione degli scandali bancari: “Adesso basta con gli scandali, la categoria dovrà essere una categoria che vive all’interno di banche sane e ben gestite e che difende la clientela, come è accaduto sul caso diamanti in Banco Bpm quando a Lucca sono scesi in piazza i bancari e la clientela. Questo contratto dovrà servire ai lavoratori per dare un segnale di cambiamento reale ai territori, alle famiglie, alle imprese. Sarà un contratto che si apre all’esterno abbracciando la clientela. Lo schema con cui si scenderà in piazza, eventualmente, sarà quello di Lucca”.

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