Pronta al liftoff l’Ipo di SpaceX.
Il 1° aprile l’azienda aerospaziale di Elon Musk ha presentato alla Securities and Exchange Commission (Sec), la Consob statunitense, una documentazione riservata per la propria offerta pubblica iniziale (Ipo), che consentirebbe la negoziazione delle azioni sul mercato azionario, aprendo la strada a una quotazione prevista per giugno 2026. Secondo quanto riporta Bloomberg News che cita fonti vicine alla vicenda, la società punta a una valutazione superiore a 1.750 miliardi di dollari. La capitalizzazione includerebbe anche xAI, la startup di intelligenza artificiale di Elon Musk acquisita dall’azienda a febbraio.
L’Ipo potrebbe raccogliere fino a 75 miliardi di dollari, superando ampiamente il record attuale detenuto da Saudi Aramco con i 29 miliardi del debutto del 2019.
Fino a questo momento l’azienda protagonista della space economy fondata da Musk nel 2002 è rimasta privata, ma poggia su un modello di business diversificato e fruttuoso: lanci del razzo Falcon 9, missioni con equipaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale tramite Crew Dragon e, soprattutto, lo sviluppo di Starlink, che è diventato il principale motore di entrate attraverso internet satellitare. Non solo, le ambizioni di Musk guardano già oltre, come alla colonizzazione di Luna e Marte e i data center orbitali.
Da tempo ormai si parla del debutto in borsa di SpaceX come un lancio da record, uno dei più significativi dal punto di vista finanziario nella storia, ma ora potrebbe essere ancora più esplosivo. Lo sbarco in Borsa a giugno renderebbe poi SpaceX la prima di una potenziale tripletta di mega-Ipo, prima di OpenAI e Anthropic.
Tutti i dettagli.
IPO PRONTA A DECOLLARE A GIUGNO
Secondo quanto riportato da Bloomberg, Reuters e dal New York Times, l’azienda punta a quotarsi ufficialmente in borsa entro giugno. Come spiega la Bbc, la presentazione di una documentazione riservata per l’Ipo alla Sec consente a un’azienda di evitare di rivelare immediatamente informazioni al pubblico, in attesa di un riscontro da parte dell’autorità di regolamentazione. Il passo successivo sarà quello di organizzare “roadshow” – incontri con i grandi investitori – per convincerli ad acquistare azioni.
In base a quanto segnalato da Bloomberg, si prevede una forte componente retail, con fino al 30% dell’offerta destinata ai piccoli investitori, con SpaceX che starebbe valutando una struttura azionaria a doppia classe che garantirebbe agli insider un maggiore potere di voto.
Tuttavia, come precisa La Tribune, la presentazione riservata dei documenti non garantisce né una tempistica né un importo definitivo. Come spesso accade in questo tipo di operazioni, si tratta anche di un test dell’appetito degli investitori in un contesto di mercato che rimane esitante dopo diversi anni di rallentamento delle Ipo.
VALUTAZIONE STELLARE
Inoltre, l’azienda di Musk punta a stupire con una valutazione superiore a 1.750 miliardi di dollari. Questa ambizione è in linea con la recente traiettoria del gruppo, valutato intorno a 1.250 miliardi di dollari dopo l’integrazione di xAI a febbraio. Dal punto di vista finanziario, secondo le stime di mercato, il gruppo avrebbe generato circa 8 miliardi di dollari di profitti su un fatturato compreso tra i 15 e i 16 miliardi di dollari lo scorso anno.
L’azienda punta a raccogliere fino a 75 miliardi di dollari con il lancio, quasi il triplo del record stabilito da Saudi Aramco nel 2019. Altre stime suggeriscono una cifra superiore ai 50 miliardi di dollari, comunque sufficiente a superare questo precedente storico.
I PROVENTI COME BOOSTER PER STARSHIP E XAI
I fondi necessari per sviluppare ulteriormente il suo mega-razzo Starship, nonché per alimentare l’altro progetto prediletto di Musk. Una delle idee alla base della fusione tra SpaceX e xAI è quella di mettere in orbita data center per l’intelligenza artificiale, dove i satelliti a energia solare potrebbero, in teoria, evitare alcuni dei limiti di spazio e di energia che esistono sulla Terra. Ma la tecnologia è tutt’altro che collaudata e l’intera operazione sarebbe incredibilmente costosa.
Ma il miliardario americano sta dimostrando di crederci fino in fondo: a fine marzo ha presentato il progetto Terafab, una joint venture tra le sue società Tesla, SpaceX e xAI, per la produzione di chip per l’Intelligenza artificiale, la robotica e i data center nello spazio. Il progetto vuole produrre chip in grado di supportare una potenza di calcolo compresa tra 100 e 200 gigawatt sulla Terra e un terawatt nello spazio. Un terawatt equivale a 1.000 miliardi di watt. Per fare un confronto, Musk ha affermato che il fabbisogno energetico degli Stati Uniti è di 0,5 terawatt.
È un obiettivo ambizioso per un’azienda (anzi, tre aziende) che non ha mai prodotto semiconduttori prima, ma le ambizioni si fanno ancora più concrete. Dunque SpaceX necessita di un’ingente iniezione di liquidità per sostenere questi piani, che la quotazione in borsa può fornire. Ma come sarà accolta dal mercato? “Gli investitori potrebbero essere attratti dal mix di attività ora più ampio di SpaceX, che include anche internet satellitare Starlink, ma d’altra parte, potrebbero anche non esserlo…” osservava la scorsa settimana Finimize.







