Economia

Conte, Grillo, Cdp, Enel. Tutte le scosse non solo politiche sulla rete Tim-Open Fiber

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Tosto forcing politico e governativo a partire da Conte e Grillo per la rete unitaria in fibra ottica fra Tim e Open Fiber. Fatti, nomi, numeri e indiscrezioni

 

Forcing politico e governativo – mai così intenso – per la rete unitaria in fibra ottica fra Tim e Open Fiber.

Due i segnali significativi giunti negli ultimi giorni.

Da un lato l’auspicio espresso dal governo durante gli Stati Generali dell’Economia – alla presenza delle società partecipate o controllate dal Mef coinvolte nel dossier, ossia Cdp ed Enel – e dall’altro input e sberle del fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, primo sostenitore tra i vertici dei Pentastellati dell’esecutivo giallorosso.

Ieri il deus ex machina del Movimento 5 Stelle ha incalzato Enel, sballottato Open Fiber e consigliato di fatto a Tesoro e Cassa depositi e prestiti a prendere in mano il dossier rete unitaria di Tim e Open Fiber (controllata da Enel e Cdp), trovando il consenso del premier Giuseppe Conte (“L’idea di Grillo è buona“).

Sabato, agli Stati Generali dell’Economia, tutti i ministri presenti hanno rilanciato l’esigenza della la rete unica nazionale, l’infrastruttura che dovrebbe nascere dall’integrazione delle reti di Tim e Open Fiber.

Il premier Giuseppe Conte e i ministri Roberto Gualtieri (Economia e Finanze), Stefano Patuanelli (Sviluppo economico), Francesco Boccia (Affari regionali) e Giuseppe Provenzano (Sud) hanno usato parole esplicite, indirizzano frasi e sguardi precisi specie all’indirizzo del capo azienda di Enel, Francesco Starace, che – come da indicazioni ricevute fin dai tempi del governo Renzi – ha la avuto la missione di realizzare con Open Fiber la rete in fibra ottica anche per incalzare l’ex Telecom Italia sul fronte degli investimenti sulla banda larga.

D’altronde ora i vertici di Enel sono anche attenti a valorizzare la quota (50%) posseduta di Open Fiber, in caso di dismissioni.

E l’interesse dei fondi stranieri (gli americani di Kkr per quella secondaria di Tim e gli australiani di Macquarie per Open Fiber) dimostra che le reti sono asset altamente appetibili, mentre per anni taluni osservatori le consideravano desuete.

Ma come trovare la quadra – per azionariato e governance – della futuribile società unica della rete, visto peraltro che Tim punta al controllo?

Una soluzione, dal punto di vista azionario, è allo studio del governo in simbiosi con la Cdp.

Anche il Mef valuta l’idea di far scambiare la quota di Cdp in Open Fiber con titoli di Tim (già ora Cdp ha il 9,89%), facendo diventare il gruppo Cdp primo azionista dell’ex Telecom Italia in vista di un’uscita progressiva dei francesi di Vivendi.

Con Cdp perno di Tim fino al 25% si profilerebbe una gestione “terza” della rete, come auspicato dai concorrenti di Tim.

Ma la quadra è più facile a dirsi che a farsi. Si vedrà.

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