Economia

Confindustria, il gruppo Sole 24 Ore ricorre a prestiti di Intesa, Mps e Cdp con garanzia dello Stato

di

Sole 24 ore

Mentre il vertice di Confindustria bistratta il ruolo pervasivo dello Stato nell’economia, il gruppo confindustriale Il Sole 24 Ore oltre a ricorrere alla cassa integrazione chiede prestiti bancari (anche della Cdp controllata dal Mef) garantiti dallo Stato tramite Sace. Tutti i dettagli

 

Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Cassa depositi e prestiti (controllata dal ministero dell’Economia e partecipata dalle fondazioni bancarie), Mps (banca controllata dal Tesoro) e Popolare di Sondrio stanno lavorando a un finanziamento di 37 milioni di euro a sei anni per il gruppo Sole 24 Ore controllato dalla Confindustria che edita l’omonimo quotidiano diretto da Fabio Tamburini; il finanziamento sarà garantito dalla società statale Sace (controllata da Cdp e sotto la direzione del Mef) sulla base di quanto previsto dal decreto Liquidità.

E’ quanto scrive oggi il Messaggero in un articolo di Rosario Dimito, giornalista di lungo corso esperto di cose bancarie.

Lo scorso a 8 maggio 2020, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la propria struttura finanziaria, la società editoriale controllata dalla Confindustria ora presieduta da Carlo Bonomi ha “inviato richiesta per l’ottenimento da un pool di banche di un finanziamento a medio-lungo termine, assistito da garanzia Sace ai sensi del Decreto Legge 8 aprile 2020, n.
23 c.d. “Decreto Liquidità””, si legge nel comunicato del gruppo Sole 24 Ore. Inoltre il vertice del gruppo editoriale ha “effettuato formale richiesta di proroga della linea di cartolarizzazione dei crediti commerciali oltre la scadenza attualmente prevista al 31 dicembre 2020”, è scritto.

Ma come vanno i conti della società controllata dall’associazione degli industriali?

Nel primo trimestre 2020, il gruppo 24 Ore ha conseguito – secondo quanto comunicato a fine giugno – ricavi consolidati pari a 43,3 milioni di euro contro i 50,2 milioni di euro del primo trimestre 2019 (-6,9 milioni di euro, pari al -13,7%).

“Lo scostamento negativo dei ricavi – spiega una nota – risente in maniera significativa degli effetti legati all’emergenza sanitaria in atto per il virus Covid-19 e alle conseguenti misure restrittive imposte dalle autorità governative, che vanno ad aggravare la debolezza connessa al calo strutturale del mercato di riferimento”.

I ricavi pubblicitari sono in calo di 2,0 milioni di euro (-10,7% da 18,5 a 16,5 milioni di euro), i ricavi editoriali diminuiscono di 1,7 milioni di euro (-6,4% da 26,1 a 24,4 milioni di euro) e gli altri ricavi registrano una flessione di 3,2 milioni di euro (-57,4% da 5,6 a 2,4 milioni di euro).

I ricavi pubblicitari del Gruppo nel solo mese di marzo hanno registrato una flessione del 23,7%, mentre i ricavi dell’area Cultura in seguito alla chiusura del Mudec – Museo delle Culture di Milano hanno registrato una flessione del 92,0%.

Impatti negativi dal Covid-19 si stanno verificando sulle vendite destinate a settori di business ma positivo l’andamento del canale edicola: a marzo sono aumentate del 6,3% le vendite del quotidiano.

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