Economia

Come Usa e Italia guerreggiano su Huawei e 5G. Tutte le tensioni Trump-Conte

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Tutte le ultime novità e indiscrezioni sul caso Huawei fra Italia e Stati Uniti

 

Non è stata troppo serena l’interlocuzione fra italiani e americani su Huawei nel corso del convegno «Cybersecurity, challenges and opportunities for Italy and the U.S.», organizzato giovedì scorso dall’ambasciata italiana a Washington.

“Il segretario di Stato Pompeo ha avvertito che gli Usa limiteranno le comunicazioni con gli alleati che sceglieranno Huawei. La risposta italiana è che Washington deve andare oltre gli avvisi, spiegando nel dettaglio quali sono i pericoli e quali le alternative. Altrimenti le legge del mercato imporrebbe di scegliere il sistema 5G più avanzato e meno costoso”, è quello che ha scritto il corrispondente del quotidiano La Stampa, Paolo Mastrolilli, dopo aver seguito il convegno.

Hanno avuto la medesima sensazione anche gli alti dirigenti delle aziende italiane presenti al workshop come Leonardo (ex Finmeccanica), Engineering, Telsy (Telecom), Enel e Almaviva.

D’altronde la posizione del governo, per mano del vicepremier Luigi Di Maio, è arrivata da una risposta a un’interrogazione parlamentare.

«Occorre che le istituzioni preposte vigilino attentamente, a tutela degli interessi economici e strategici del Paese, ma non si può che farlo nell’ambito del quadro normativo vigente».

E’ questa la risposta del ministero dello Sviluppo economico retto da Luigi Di Maio a un’interrogazione parlamentare presentata da esponenti del partito alleato al governo, la Lega.

Il capo dei Cinque Stelle, dunque, mantiene il punto: per ora nessuno stop alle forniture tecnologiche del produttore Huawei, che secondo gli Usa potrebbero essere impiegate dallo Stato cinese per attività di cyberspionaggio (ma molti addetti ai lavori dicono che la questione siano anche i no di Huawei ad alcune richieste della Nsa).

Di Maio ricorda quanto già fatto nelle scorse settimane, ovvero l’istituzione con decreto ministeriale di un Centro di valutazione e certificazione nazionale (Cvcn) presso il ministero, chiamato a verificare la sicurezza e l’assenza di vulnerabilità di prodotti e apparati usati in reti, servizi e infrastrutture strategiche.

“Il centro, va detto, non nasce per contrastare la tecnologia 5G di Huawei, bensì nell’ambito di un più ampio processo di attuazione della direttiva europea Nis partito di fatto nel 2017”, ha ricordato oggi il Sole 24 Ore, come peraltro approfondito su Start Magazine dal generale Umberto Rapetto.

Ciò che non dice la risposta ma che sarebbe stato valutato dagli esperti del governo è, secondo il Sole 24 Ore, la non applicabilità al caso Huawei dei poteri speciali dello Stato, il cosiddetto “golden power”, evocato dalla Lega.

La normativa sul golden power infatti fa chiaramente riferimento a interventi possibili nel caso di notifiche relative all’acquisizione di partecipazioni di asset strategici. Il caso in esame non prevede però acquisizioni di partecipazioni ma solo forniture tecnologiche commerciali e non ci sarebbero, a quanto risulta, obblighi di notifica.

Per quanto riguarda il progetto avviato per garantire il wi-fi pubblico nei Comuni italiani (con popolazione inferiore ai 2mila abitanti), si procederà con gara nell’assegnazione della fornitura di 45 milioni. La Lega aveva invece fatto trapelare che Infratel, società in house del ministero dello Sviluppo economico, avesse assegnato direttamente a Huawei, senza procedura pubblica, l’intero contratto.

Infratel, spiega il ministero, ha finora assegnato solo un primo stanziamento di 8 milioni utilizzando una convenzione Consip aggiudicata poi a Tim. Il contratto prevedeva l’utilizzo di due tecnologie (Huawei e Hp) con differenze notevoli di prezzo e, «per il valore economico della fornitura prevista la stessa Tim in qualità di aggiudicataria ha offerto la tecnologia Huawei». È tutto ancora in gioco invece, sostiene il ministero, per uno stanziamento ulteriore di 45 milioni per il quale «sarà attivata apposita gara pubblica», riporta il Sole 24 Ore.

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