La scorsa settimana ha visto le tensioni geopolitiche in Medio Oriente ancora protagoniste. La strategia iraniana sembra orientata a trasformare il conflitto con Stati Uniti e Israele in una guerra di logoramento, mentre Washington rafforza la presenza militare nell’area e cerca il supporto internazionale per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Il petrolio resta stabilmente sopra i 100 dollari al barile e l’incertezza continua a pesare sui mercati finanziari, in particolare sui listini asiatici e sui rendimenti obbligazionari globali.
I mercati restano cauti in vista delle riunioni delle banche centrali in calendario per questa settimana: Fed e BCE sono attese mantenere i tassi invariati, ma l’attenzione degli investitori sarà rivolta soprattutto alle indicazioni sugli effetti economici e inflazionistici del conflitto in Medio Oriente.
La settimana si è aperta con mercati ancora fortemente influenzati dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle implicazioni per i flussi energetici globali. Il conflitto continua, infatti, a mantenere elevata l’incertezza degli investitori, con effetti evidenti sui prezzi delle materie prime e sull’andamento dei listini. In questo contesto, Teheran sembra intenzionata a trasformare l’intervento israelo-statunitense in una costosa guerra d’attrito, una dinamica che potrebbe spiegare il tentativo di accelerazione degli Stati Uniti con il bombardamento delle installazioni militari sull’isola di Kharg. L’operazione ha risparmiato le infrastrutture petrolifere ma ha colpito un nodo logistico fondamentale per la quasi totalità delle esportazioni di greggio iraniane e, quindi, un asset indirettamente strategico anche per la Cina, principale acquirente del petrolio della Repubblica Islamica. Parallelamente, il presidente Trump ha invitato diversi Paesi, tra cui la stessa Cina, a contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz, scortando le navi mercantili con le proprie flotte militari. L’iniziativa ha per ora ricevuto un’accoglienza piuttosto fredda e l’amministrazione Usa ha ventilato l’ipotesi di un rinvio dell’incontro con il presidente Xi Jinping in calendario per fine mese nel caso in cui Pechino si rifiutasse di collaborare. Al momento, dunque, il presidente americano sembrerebbe non disporre di rapide vie d’uscita dalla crisi – il cosiddetto “TACO”, ormai entrato nel lessico politico statunitense – e avrebbe anzi deciso di rafforzare la presenza militare nell’area, richiamando in Medio Oriente un’unità navale del Pentagono, in arrivo nei prossimi giorni.
L’andamento del petrolio continua a riflettere le tensioni geopolitiche, con il Brent stabilmente sopra i 100 dollari al barile e il WTI in prossimità di tale soglia. Il clima di incertezza pesa anche sui mercati azionari globali, con l’evidente sottoperformance dei listini asiatici dei Paesi più esposti alla possibile strozzatura energetica in Medio Oriente (Nikkei -3,2%, KOSPI -1,75%). In controtendenza i mercati cinesi, con il CSI 300 di Shanghai in lieve rialzo (+0,2%), sostenuto dal fatto che finora il transito delle navi dirette verso la Cina nello Stretto di Hormuz non è stato ostacolato. Sotto pressione anche i mercati obbligazionari globali, con un generalizzato rialzo dei rendimenti. Il Bund tedesco si è portato temporaneamente poco sotto la soglia del 3%, mentre il Treasury decennale statunitense è tornato in area 4,30%. A contribuire al movimento è stata anche un’asta del debito americano non particolarmente brillante, a pochi giorni di distanza dalla revisione al ribasso della seconda lettura del PIL del quarto trimestre 2025. Il dato è stato rivisto dal +1,4% al +0,7% su base annualizzata, riflettendo un contributo più debole delle esportazioni, della spesa per consumi e degli investimenti, oltre al minore apporto della spesa pubblica. Un ruolo significativo nel rallentamento è stato attribuito allo shutdown federale durato 43 giorni. Indicazioni meno favorevoli arrivano anche dal fronte della fiducia dei consumatori Usa: la stima preliminare di marzo ha mostrato un calo a 55,5 rispetto al 56,6 del mese precedente, anche se solo circa metà delle risposte all’indagine è stata raccolta dopo l’inizio del conflitto.
Sul piano politico-istituzionale, negli Stati Uniti si segnala la decisione di un giudice federale di archiviare il procedimento intentato contro il presidente della Fed Jerome Powell in merito ai lavori di ristrutturazione della sede della banca centrale. Secondo la sentenza, le accuse sarebbero state formulate con l’obiettivo di fare pressione su Powell per spingerlo alle dimissioni o influenzarne le decisioni di politica monetaria. Il caso assume particolare rilievo alla luce del fatto che la Corte Suprema sta ancora valutando la possibilità per il presidente degli Stati Uniti di rimuovere membri della Fed dalle loro funzioni, nell’ambito della controversia relativa alla governatrice Lisa Cook.
In Europa l’attenzione è rimasta concentrata sulle implicazioni del conflitto in Medio Oriente per crescita e inflazione. Le dichiarazioni di alcuni membri della BCE hanno contribuito a modificare in modo significativo le aspettative dei mercati sulla futura traiettoria dei tassi. Tra queste, il governatore slovacco Peter Kazimir ha suggerito che un possibile rialzo dei tassi potrebbe essere più vicino rispetto a quanto scontato dagli operatori, rafforzando il movimento di bear flattening della curva europea, con rendimenti in rialzo soprattutto sulla parte breve. Attualmente i mercati iniziano a prezzare la possibilità di un aumento dei tassi già nella riunione di luglio. Sul fronte politico, nei prossimi giorni il Consiglio Europeo discuterà diverse proposte volte a contenere l’impatto dell’aumento dei costi energetici, tra cui un possibile tetto al prezzo del gas per la generazione elettrica, maggiore flessibilità su tasse e imposte nell’ambito della normativa sugli aiuti di Stato e una possibile rimodulazione del sistema ETS.
Venendo all’Italia, l’agenzia di rating Fitch ha confermato il giudizio sul debito sovrano a BBB+ con outlook stabile, evidenziando la presenza di un’economia ampia e diversificata con un elevato valore aggiunto, oltre a livelli di ricchezza relativamente elevati e a un miglioramento della governance nel tempo.
Restano alcune fragilità strutturali circa il livello del debito pubblico e le prospettive di crescita nel medio termine, fattori che riducono i margini di flessibilità fiscale e la capacità di riduzione del debito. Per la riunione della Federal Reserve e della BCE di questa settimana non sono attese modifiche ai tassi di riferimento, ma i mercati seguiranno con attenzione i commenti sugli effetti economici del conflitto in Medio Oriente.







