Economia

Come M5S sbuffa sulla riconferma di Massiah in Ubi Banca

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Il prossimo vertice di Ubi tra accordi societari, manovre dei grandi azionisti, ruolo della Bce e sbuffi dei Pentastellati. L’approfondimento di Manola Piras

 

Sono giorni caldi per Ubi Banca, chiamata a rinnovare il board nell’assemblea del 12 aprile prossimo. Ad aumentare la temperatura il fatto che per la prima volta verrà eletto un solo organo visto il passaggio dal sistema duale al monistico, novità decisa durante un’assemblea dello scorso ottobre e che ha portato a una riduzione del numero di consiglieri da 22 a 15. Su tutto aleggia il processo in cui sono state rinviate a giudizio 29 persone tra cui l’amministratore delegato uscente Victor Massiah, e i nuovi requisiti di eleggibilità varati dalla Banca centrale europea.

IL NUOVO BOARD DI UBI NEL PASSAGGIO DAL DUALE AL MONISTICO

Come si diceva, dall’assemblea di aprile usciranno nuovi vertici riuniti in un “solo” consiglio di amministrazione a fronte della precedente situazione che, con il sistema duale, vedeva la coesistenza di un consiglio di sorveglianza e di un consiglio di gestione. Secondo il Sole 24 Ore tra “le varie anime del raggruppamento (il sindacato azionisti composto da 264 soggetti fra cui Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Patto dei Mille e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, ndr), che rappresenta oltre il 21,5% del capitale sociale dell’ex popolare, in queste ultime settimane sono intercorsi colloqui fitti per trovare l’accordo sulla ‘spartizione’ delle poltrone. Non era facilissimo trovare la quadra – spiega -, anche perché nel passaggio dal duale al monistico si perdono sette poltrone, visto che il numero dei consiglieri complessivi scende da 22 a 15. E nel frattempo andavano rispettati i rigidi paletti imposti dalla Bce nell’ambito del processo di verifica di adeguatezza dei consiglieri, il cosiddetto fit and proper assessment, che implica un innalzamento dei requisiti e delle competenze”.

Sempre secondo il quotidiano confindustriale “il punto di equilibrio è stato oramai trovato sui vertici: scontata la riconferma dell’attuale consigliere delegato, Victor Massiah, per l’attuale presidente del Cdg, Letizia Moratti, si profila la nomina al vertice del board, nomina peraltro agevolata dal passo indietro del presidente della Sorveglianza, Andrea Moltrasio”. New entry alla vicepresidenza dovrebbe essere, come scritto ieri anche da Start Mag, l’ex dg Unicredit ed ex presidente del Fondo di risoluzione Roberto Nicastro.

IL PROCESSO E IL RINVIO A GIUDIZIO

Il processo, in cui è coinvolta quale persona giuridica la stessa Ubi Banca in virtù della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, è iniziato lo scorso luglio al tribunale di Bergamo e tra le 29 persone rinviate a giudizio ci sono Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo; Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi Banca; e Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza. Vengono contestati i reati di ostacolo e omessa comunicazione alla vigilanza da parte di Consob e Banca d’Italia e influenza illecita sull’assemblea dell’aprile 2013 quando fu nominato alla presidenza Moltrasio, a capo di una lista sostenuta dalle associazioni Amici di Ubi Banca e Associazione banca lombarda e piemontese.

LA CONTRARIETA’ DEL M5S

In politica c’è chi si scalda. In casa del Movimento Cinque Stelle c’è chi fatto sapere che è contrario a una ricandidatura dei soggetti coinvolti nel processo. “Ubi banca: i banchieri a processo, hanno impudenza di ricandidarsi, con il concorso della Banca d’Italia e Consob…”, ha scritto tre giorni fa su Twitter Elio Lannutti, portavoce M5S al Senato e membro della commissione Finanze, che ha rincarato la dose il giorno dopo: “Ubi-Banca: la proposta di Massiah alla carica di A.D, incompatibile con le norme sull’onorabilità. Daremo battaglia”. Segni premonitori di una imminente interrogazione parlamentare al governo, secondo i Pentastellati.

COSA SONO I REQUISITI DI ELEGGIBILITA’

Varato dalla Bce a maggio 2017, il cosiddetto “Fit and proper assesment”, ovvero la guida ai requisiti di professionalità e onorabilità degli amministratori bancari, “valuta l’esperienza, le competenze e l’adeguata levatura degli esponenti aziendali candidati a ricoprire un incarico negli organi di amministrazione di una banca – ricorda Mf- ad esempio come amministratore delegato o componente del board”. L’impressione però, leggendo il documento, è che Francoforte rimanga un po’ sulle generali e non dia un input deciso in un senso o nell’altro. Ad esempio, in merito ai procedimenti giudiziari, scrive che essi “possono influire sull’onorabilità dell’esponente nominato e dell’ente vigilato” e che “il semplice fatto che vi sia o vi sia stato un procedimento giudiziario a carico di un soggetto rileva ai fini dell’onorabilità”.

Si sottolinea altresì che “i procedimenti conclusi avranno un impatto sull’onorabilità qualora la sentenza sia sfavorevole all’esponente nominato”. E comunque, si conclude, “alla luce di tutte le informazioni pertinenti disponibili, l’autorità di vigilanza valuterà la rilevanza dei fatti e l’impatto che questi avranno sull’onorabilità dell’esponente nominato e dell’ente vigilato, compreso l’impatto degli effetti cumulativi di eventi secondari sull’onorabilità dell’esponente nominato”. Qualche parola anche sui conflitti d’interesse: “L’ente vigilato dovrebbe essere dotato di politiche di governance che assicurino l’individuazione, la comunicazione, l’attenuazione, la gestione e la prevenzione dei conflitti di interesse, siano essi effettivi, potenziali o percepiti come tali dall’opinione pubblica”.

Comunque, probabilmente anche per l’esistenza di questi nuovi requisiti, “Francoforte sta seguendo da vicino la partita” che si gioca in casa Ubi Banca.

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