Economia

Come il coronavirus contagerà il lavoro. Report Ilo

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L’articolo di Alessandra Servidori sulle stime Ilo post Covid-19

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) stima una perdita legata al Covid-19 pari al 6,7% delle ore lavorate, l’equivalente di 195 milioni di posti a tempo pieno. Edilizia, ristorazione, vendita al dettaglio e comparto manifatturiero i settori più colpiti. Da Ginevra un rapporto molto duro dal direttore generale Guy Ryder. Ma non solo. Anche per il presidente del Parlamento europeo David Sassoli e per il neo designato presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Un’unica voce che condivido.

Era prevedibile, ma leggere i numeri fa sempre un certo effetto. Il coronavirus cancellerà il numero di ore lavorate nel mondo del 6,7% nel secondo trimestre del 2020, pari a 195 milioni di lavoratori a tempo pieno. A scriverlo l’Ilo in un rapporto pubblicato sul proprio sito. Gli effetti saranno devastanti. Più di 4 persone su 5 della forza lavoro globale sono attualmente interessate dalla chiusura totale o parziale delle attività produttive. In totale: 3,3 miliardi di lavoratori.

I settori più a rischio sono quelli dell’edilizia, della ristorazione, delle manifatture, della vendita al dettaglio e delle attività commerciali e amministrative.

Precedentemente uno studio, sempre realizzato dall’Organizzazione del Lavoro, aveva lanciato l’allarme: 24 milioni di disoccupati provocati dal Covid-19. E ora arriva la conferma e l’aggravante: “I lavoratori e le imprese si trovano di fronte a una catastrofe, sia nei Paesi con un’economia avanzata che in quelli in via di sviluppo”. “Dobbiamo muoverci velocemente, in modo deciso e congiunto. L’adozione tempestiva di misure efficace potrebbe fare la differenza tra la sopravvivenza e il collasso”, sottolinea il direttore generale dell’Ilo Guy Ryder che definisce questa crisi “la peggiore a livello globale dopo la Seconda guerra mondiale”.

Sono circa 1,25 miliardi i lavoratori impegnati nei settori identificati come ad alto rischio di incremento “drastico e devastante” dei licenziamenti e delle riduzioni dei salari e dell’orario di lavoro.”Molti svolgono lavori poco retribuiti e poco qualificati, dove un’improvvisa perdita di reddito può rilevarsi devastante”, si legge nel report che oltre a fotografare l’attualità, prova a proporre alcune ricette per rialzare la testa, incentrate su quattro pilastri: sostenere le imprese, l’occupazione e il reddito, stimolare l’economia e l’occupazione; proteggere i lavoratori e instaurare un dialogo sociale tra governi datori di lavoro e lavoratori per trovare soluzioni a questa crisi.

“Questa è la più grande prova per la cooperazione multilaterale da oltre 75 anni” spiega ancora Ryder. “Se un Paese fallisce, allora falliamo tutti. Dobbiamo trovare soluzioni a livello globale che aiutino tutti i segmenti della nostra società, in particolare quelli che sono maggiormente vulnerabili o meno in grado di aiutare se stessi”. Per cui “le scelte che facciamo oggi avranno un impatto su come questa crisi evolverà e sulle vite di miliardi di persone”, ha aggiunto Ryder, sottolineando quindi che “adottando misure efficaci possiamo limitare l’impatto di questa crisi e attenuare le cicatrici che lascerà”.

L’Europa non ha compreso che la sfida che deve affrontare è globale e che non è solo un problema finanziario, ma di modello di sviluppo, che riguarda tutta l’umanità, che non sarà risolto dal Consiglio europeo del prossimo 23 aprile. Colpisce da italiana ed europea, il silenzio delle assemblee, che abbiamo eletto per rappresentarci: il consiglio comunale, il consiglio regionale, il Parlamento italiano ed europeo. Di quelli provinciali come elettori non siamo più responsabili dalla legge 56/2014, la Delrio, che non ha abolito le Province, ma il voto diretto dei cittadini. Come saremo domani, come sarà la risposta all’emergenza e la gestione del dopo, è l’interrogativo che assilla tutte le Cancellerie.

Di una cosa si può comunque essere certi: a dispetto dei detrattori appare chiaro che dalla crisi non si esce senza l’Europa. Nessuno può cavarsela da solo. Ora si tratta di capire come coordinarsi sull’uscita dalle restrizioni e come organizzare i primi, timidi segnali di riapertura. Nei lodevoli sforzi di trovare l’equilibrio tra salute pubblica e rilancio economico, si ha però l’impressione che i 27 si stiano muovendo in ordine sparso, secondo la logica del fai da te. Ma non è così che si riuscirà risvegliare la società dal letargo in cui il corona virus l’ha precipitata.

Se non nascerà una vera solidarietà, il destino dell’Europa e dell’euro potrebbe correre gravi rischi. Per rendere meno cupo il futuro occorrono ora e subito interventi concreti e condivisi in grado di rappresentare un valore aggiunto che restituisca e consolidi la fiducia nell’Ue. Il presidente del Parlamento Ue Sassoli auspica sistematicamente  l’azione congiunta perché “solo insieme possiamo ottenere risultati per il bene dei nostri cittadini e, per questo motivo, è della massima importanza coordinare la graduale eliminazione delle misure di contenimento e trovare una via d’uscita dalla crisi e per evitare  il ritorno di effetti che potrebbero essere devastanti”. “È particolarmente importante mantenere vive le nostre democrazie e ascoltare i nostri cittadini durante questo periodo. In qualità di loro rappresentanti eletti, discuteremo e voteremo una risoluzione su un’azione coordinata dell’Ue per combattere la pandemia e le sue conseguenze, insieme ad altre misure urgenti”.

Nell’emergenza si commettono errori, è inevitabile, ma provare a spaccare il Paese sistematicamente con un uso sconsiderato della polemica a scopi elettorali è indice di cattiva politica e scarso senso dello Stato e dovremo in fretta trovare un accomodamento con la Commissione Ue su come usare le risorse messe a disposizione.

Passi importanti li sta facendo in questo momento il nuovo Presidente di Confindustria più determinato a schierare le imprese sulla necessità di riaprire in sicurezza le fabbriche perché il blocco con l’aggiunta delle attività commerciali, costa 47 miliardi al mese, pari al 3,1% del Pil italiano. “Occorre una soluzione per la Fase 2, bisogna riaprire le produzioni, perché danno reddito e lavoro” ha dichiarato Bonomi. “Dobbiamo metterci immediatamente in condizioni operative tali  per affrontare con massima chiarezza ed energia la sfida tremenda che è davanti a noi: continuare a portare la posizione di Confindustria su tutti i tavolo necessari rispetto ad una classe politica che  sembra molto smarrita in questo momento, che non ha idea della strada che deve percorrere il nostro Paese”. Occorre riaprire le produzioni ma evitare seconda ondata contagio. La voragine del Pil è tremenda, è una grande occasione per cambiare Italia. Far indebitare imprese non è la strada giusta, l’accesso alla liquidità non è immediato. La politica ci ha esposto ad un pregiudizio fortemente anti-industriale che sta tornando in maniera importante in questo Paese. Non pensavo  di sentire più l’ingiuria che le imprese sono indifferenti alla vita dei propri collaboratori. Sentire certe affermazioni da parte del sindacato mi ha colpito profondamente. Credo che dobbiamo rispondere con assoluta fermezza”.

Come non condividere le parole del Presidente Bonomi?

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